La siccità e le continue ondate di caldo stanno mettendo a dura prova l’agricoltura bergamasca. Nel comprensorio agricolo del Brembo l’acqua non è più sufficiente per garantire le normali irrigazioni e il Consorzio di bonifica della Media pianura bergamasca ha dovuto dimezzare gli interventi. A rischio soprattutto il secondo raccolto di mais, mentre negli allevamenti la produzione di latte è già diminuita e il caldo sta provocando gravi conseguenze per gli animali.
Irrigazione dimezzata nel comprensorio del Brembo
In base a quanto riporta L’Eco di Bergamo, a parlarne è stato Giuseppe Dalmaggioni, titolare dell’azienda agricola Dalmaggioni di Osio Sopra: «Si può sperare solo nella pioggia perché l’acqua che abbiamo non è più abbastanza per le colture nei nostri campi». L’azienda dispone di 120 ettari e ha scelto di seminare anche il secondo raccolto di mais, ma ora non è certo di riuscire a portarlo a termine.
Per far fronte alla scarsità d’acqua, Dalmaggioni ha rinunciato a irrigare la parte a prato, ormai completamente secca, concentrando le poche risorse disponibili sul mais. Anche la roggia madre Brembilla, che fino a pochi giorni fa garantiva almeno un aumento della portata durante la notte, non offre più questa possibilità.
Mais a rischio per caldo e siccità
Alla mancanza d’acqua si aggiungono le temperature elevate. Il caldo, spiega l’agricoltore di Osio Sopra, mette in difficoltà anche la fecondazione del mais: le piante dovrebbero affrontare questa fase intorno ai 30 gradi, mentre le temperature raggiungono stabilmente i 37-38 gradi.
La riduzione dell’irrigazione decisa dal Consorzio ha interessato anche il comprensorio del Serio, ma riguarda gli agricoltori che utilizzano l’irrigazione a scorrimento, attraverso le rogge. Una situazione diversa riguarda chi dispone di impianti pluviometrici collegati a stazioni di pompaggio, che consentono di utilizzare circa un terzo dei volumi d’acqua necessari con i sistemi tradizionali.
Anche il latte cala, vacche morte per il caldo
La situazione è difficile anche negli allevamenti. Le vacche mangiano meno e la produzione di latte è diminuita. Nell’azienda di Dalmaggioni, che conta 180 capi, il calo delle temperature ha avuto conseguenze drammatiche: «Ne ho perse tre», ha riferito l’allevatore, spiegando che nelle stalle durante la notte si raggiungono ancora i 30 gradi.
Problemi analoghi anche a Zanica, nell’azienda agricola Piovanelli, che coltiva circa 70 ettari e alleva 400 capi, di cui 150 destinati alla mungitura. Qui la produzione di latte è diminuita del 25-30% e anche alcuni animali sono morti a causa del caldo prolungato.
La speranza resta nella pioggia
Secondo Gabriele Borella, presidente di Coldiretti Bergamo, la situazione non è ancora drammatica grazie alla gestione attenta delle risorse idriche, che ha permesso di arrivare alla trinciatura del primo raccolto. Il problema principale riguarda ora il secondo raccolto di mais, che per arrivare alla fine avrebbe bisogno di nuove precipitazioni.
«La prossima settimana sono previste alcune precipitazioni» – ha spiegato Borella. Se però la pioggia non dovesse arrivare, il 2026 potrebbe diventare, secondo il presidente di Coldiretti Bergamo, un’estate persino peggiore di quella del 2022, segnata dalla grave crisi idrica. L’unione tra scarsità d’acqua e ondate di caldo sempre più persistenti rischia infatti di aggravare ulteriormente le difficoltà di colture e allevamenti.