Era circa l’ora di cena quando ad Antegnate, in via Donizetti, alcune voci provenienti dall’alto hanno fatto scattare l’allarme. Erano le 20.40 di giovedì 13 agosto quando alcuni cittadini hanno notato due ragazzi sull’acquedotto comunale, a quasi 40 metri d’altezza, sulle pedane in cemento prive di ringhiere e sospese nel vuoto.
Un gesto estremamente pericoloso, che avrebbe potuto trasformare quella che forse era una bravata in una tragedia.
L’allarme e l’intervento dei carabinieri
In base a quanto riportato dai colleghi di PrimaTreviglio inizialmente erano sembrate semplici voci, poi le grida hanno attirato l’attenzione dei residenti. È stato quindi avvisato il vicesindaco Simone Asperti, che ha contattato il delegato alla sicurezza Antonio Danelli. I due amministratori hanno raggiunto rapidamente il posto, continuando a sentire le voci provenire dalla parte alta della struttura.
La situazione è stata segnalata ai carabinieri. Nel frattempo, utilizzando una torcia, è stato intimato ai ragazzi di interrompere quanto stavano facendo e di scendere dall’acquedotto.
Una corda per raggiungere la struttura

I due giovani hanno raggiunto la parte inferiore della torre attraverso la scala a chiocciola che conduce alla sommità. Arrivati sulla base in cemento, a circa quattro metri dal terreno, hanno utilizzato una corda già presente sulla struttura per calarsi e raggiungere l’area dell’acquedotto. Poco dopo, però, si sono dati alla fuga.
«La cosa fondamentale per noi è che nessuno si sia fatto male – ha spiegato il delegato alla sicurezza Danelli -. Precipitare da quell’altezza avrebbe significato sfracellarsi a terra».
Secondo il delegato alla sicurezza, i due potrebbero essere dei writer, anche alla luce delle scritte e dei segni già comparsi in passato sulla struttura. Uno dei ragazzi, inoltre, aveva con sé un grosso zaino. Resta comunque da chiarire cosa stessero facendo esattamente sull’acquedotto.
Arrivati in moto, poi la fuga
A ricostruire la dinamica contribuiranno anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate a pochi metri dalla struttura. Dai filmati sarebbe emerso che i due sono arrivati intorno alle 20.35 a bordo di una moto da cross.
Dopo aver lasciato i caschi sul sellino, avrebbero scavalcato le recinzioni e utilizzato la corda per arrampicarsi fino alla parte più alta dell’acquedotto. Quando sul posto sono arrivati i carabinieri, è stata rilevata la targa della moto, elemento che potrebbe ora aiutare a risalire ai responsabili.
Il Comune vuole fare chiarezza
L’episodio ha sollevato anche interrogativi sulle modalità di accesso alla torre idrica. Il vicesindaco Asperti ha anche annunciato che l’amministrazione intende verificare anche la proprietà della struttura e capire come sia stato possibile accedere con tanta facilità a un’area così pericolosa.
«A quell’altezza è un rischio enorme: non vale assolutamente la pena mettere in gioco la propria vita» ha sottolineato il vicesindaco, ribadendo la gravità dell’accaduto.
Il Comune ha già effettuato la visura della targa del mezzo. Gli accertamenti dovranno ora chiarire l’identità dei due giovani, le loro intenzioni e le eventuali responsabilità legate all’accesso alla struttura.
Fortunatamente, la serata si è conclusa senza feriti. Ma quei 40 metri di vuoto, sotto i piedi dei due ragazzi, sono bastati a ricordare quanto sottile possa essere il confine tra una bravata e una tragedia.