Foto Atalanta.it
Novanta minuti (più recupero) d’affetto sincero. Con il caldo appena meno asfissiante dei giorni scorsi e un clima reso però rovente dalla passione della gente per l’Atalanta. Non per un acquisto da urlo, non per una vittoria da applausi, semplicemente per l’Atalanta.
Questo non è un dettaglio, ma la conferma che all’ombra di Città Alta c’è davvero tanta gente che ha a cuore la Dea. E che da prima delle 18 di ieri (lunedì 17 agosto) ha riempito le vie di accesso al quartier generale nerazzurro.
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Al netto di quello che si è visto in campo, la notizia più importante è la connessione (unica e continua) che c’è tra la Dea e i suoi tifosi. Qualcosa che va tenuto ben presente anche per il futuro, cercando di far diventare la seduta a porte aperte di ieri pomeriggio una piacevole abitudine. Che non sarà sempre caratterizzata da una mezza invasione di appassionati, ma che può significare tanto, perché la vicinanza con i propri beniamini, mister Sarri e chi lavora sul campo è qualcosa che merita di essere vissuto più di una volta ogni 500 giorni.
Chi era in campo è rimasto colpito e piacevolmente sorpreso da tanto affetto. Gli appuntamenti importanti si preparano meglio con simili dimostrazioni di sostegno e la speranza è che tutto si traduca in una bella vittoria giovedì sera (20 agosto) in Conference League. Anche senza De Ketelaere e Ahanor, che anche ieri sono rimasti esclusi dal lavoro con il gruppo.
In certi momenti, soprattutto quando sei all’inizio di un nuovo percorso, conta soprattutto la forza del gruppo. Un gruppo compatto nato dall’unione tra tecnici, dirigenti, giocatori e tifosi. Con tutti che hanno cantato l’immancabile «Bergamo, Bergamo» a fine seduta, insieme. Che bella cosa.