Tutti parlano, dicono la loro. Ma Matteo Salvini continua a rimanere al suo posto. A capo della Lega che porta il suo nome, nonostante gli scossoni. L’ultimo in ordine di tempo, quello che gli hanno assestato a metà agosto un bel po’ di esponenti dell’ala nordista del partito, durante una riunione regionale in via Bellerio a Milano.
Tema dell’incontro: il raduno di Pontida del 20 settembre dove, detto per inciso, i leghisti faticano a trovare volontari. Il malcontento serpeggia fra la base. Tanto che ben presto il confronto con il segretario travalica i confini.
In molti spingono perché Salvini faccia un passo indietro. Glielo chiede esplicitamente Daniele Belotti, storico ex parlamentare che ha ben poco da perdere. Ma soprattutto, con il segretario provinciale Fabrizio Sala, bergamasco, originario di una delle ultime roccaforti del Carroccio. Al loro fianco però ci sono anche Brescia e Varese. La richiesta è quella di un Comitato del Nord con «poteri decisionali». Quattro ore di fuoco. Che giocoforza finiscono sui giornali.
Passa una settimana, ed ecco che il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana rincara la dose. In un’intervista al Corriere della Sera dice: «Chiediamo di rivedere l’impostazione del partito, perché ce n’è un gran bisogno ora. I nostri militanti, in tutto il nord, ascoltano i cittadini e segnalano un malessere. Con il segretario regionale Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze degli amministratori, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 per cento al 5 per cento dei voti». Insomma, il problema c’è e quindi «nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento».
C’è chi ipotizza un passo indietro del segretario, un passo di lato, un’associazione, un triumvirato, un partito confederato. Poi però su La7 spunta un sondaggio (fatto a luglio). Dice che Salvini fa il pieno tra gli elettori della Lega.
Il 93 per cento promuove il suo operato da segretario: il 55 per cento lo giudica «molto positivamente», il 38 «abbastanza positivamente». I giudizi negativi si fermano invece al 3 per cento. Anche perché, detto fuori dai denti, chi dovrebbe essere il suo successore? Luca Zaia non è più (…)