Dal lavoro in cantiere ai riflettori della scuola di Amici di Maria De Filippi, dall’eliminazione dal programma al primo EP fino ai palchi del “Borderline Summer Tour 2026”. Questo è il percorso di Simone Opini, in arte Opi, classe 2001 originario di Bonate Sopra, che dopo l’esperienza nel talent di Canale 5 ha scelto di ripartire dalla propria musica senza dimenticare le radici bergamasche. Un viaggio fatto di sacrifici, lavoro e nuove opportunità, con un obiettivo chiaro: continuare a suonare e trasformare il sogno in qualcosa di sempre più concreto.
Da Bonate Sopra alla scuola di “Amici”

Prima della televisione c’erano il lavoro, la famiglia e una passione musicale coltivata con determinazione. Poi è arrivata la possibilità di entrare nella scuola di Amici, dove Opi ha affrontato un percorso di crescita che lo ha portato fino al serale, anche grazie ai singoli Fahrenheit, Scusa e Occhi diavolo.
Durante la permanenza nella scuola aveva promesso ai suoi sostenitori di non mollare: «Grazie a tutti quelli quelli che mi supportano dal primo giorno che sono entrato in questa scuola, vi prometto che non mi vedrete mai mollare».
«Un’esperienza formativa al 200%»
L’avventura televisiva, pur terminata alla prima puntata del serale, ha lasciato a Opi molto più della semplice esposizione mediatica: «Prima di entrare nella scuola di Amici ero molto sereno. Ero un ragazzo che aveva un sogno ed è andato lì consapevole un po’ dei propri mezzi e delle proprie lacune – ha raccontato Simone -, però mi ha dato quella voglia di continuare a migliorarmi».
Il confronto quotidiano con professionisti e insegnanti è stato per lui fondamentale: «Stare tanto tempo con i professionisti, lavorare 24 ore su 24 alla tua carriera e soprattutto alla tua passione non ha prezzo. Quindi è stata formativa al 200%, mi ha aiutato a farmi conoscere e sono un sacco grato a questa esperienza».
L’eliminazione non ha fermato Opi
L’uscita dal talent non è stata vissuta come una battuta d’arresto definitiva. Dopo l’eliminazione Opi aveva scritto: «Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta», ricordando il ragazzo che pochi mesi prima lavorava in cantiere e continuava a credere nel proprio sogno.
Nel suo lungo ringraziamento aveva citato Maria De Filippi, Anna Pettinelli, che aveva creduto in lui fin dall’inizio scegliendolo nella propria squadra, Giordana Angi, i maestri, i vocal coach e tutto lo staff del programma, oltre alle persone che lo avevano sostenuto durante il percorso.
«Non ci ho mai dato troppa importanza se ci credevano in pochi – ha spiegato il giovane -, perché io ero proprio contento, felice quando lo facevo e non mi interessavano né i numeri né raggiungere quelle vette delle classifiche. Per me sapere che le mie canzoni erano arrivate a qualcuno era già una soddisfazione. Infatti spero sempre di puntare a migliorarmi ancora di più».
Il legame con Caterina Lumina

Nella Nella stessa edizione di Amici c’era anche Caterina Lumina, altra cantante con origini bergamasche. Due percorsi diversi, accomunati dalla provenienza da un territorio che ha seguito con particolare attenzione la loro avventura nel talent. Un legame che è andato oltre l’esperienza televisiva.
«Io la chiamo la “bergamasca ibrida” perché è anche un po’ spagnola – ha affermato sorridendo Opi -, quindi sentirla parlare in dialetto mi faceva ridere un sacco». I due hanno continuato a frequentarsi anche dopo il programma: «Abbiamo stretto un bel rapporto fuori, ci sentiamo ancora. Lei è venuta a vedermi ai miei concerti e io sono andato a vederla ai suoi».
Il ritorno al lavoro
Tra i capitoli più discussi della sua storia c’è anche quello del ritorno al lavoro dopo Amici. Opi ha raccontato di essere tornato a fare l’imbianchino una settimana dopo l’uscita dal programma, anche per mettere da parte i soldi necessari ad affrontare alcune spese legate alla musica. Una vicenda che ha suscitato reazioni contrastanti sul web, soprattutto per il riferimento all’acquisto dell’autotune da utilizzare durante i live. Ma dietro quella scelta, ha spiegato Opini, c’era soprattutto la volontà di aiutare il padre e di non rinnegare le proprie origini.
«Io dico che per me è importante raccontarlo, perché questo è anche da dove sono partito. In famiglia mi hanno sempre insegnato che comunque i risultati arrivano solo se si è disposti a lavorare e fare sacrifici».
«Mi sono sentito offeso»
Opi ha rivendicato con forza anche il valore del lavoro manuale, soprattutto dopo alcune interpretazioni della sua storia che lo avevano fatto sentire sminuito: «A me dà fastidio il fatto che si intenda sempre a denigrare chi si sporca le mani», ha sottolineato. Successivamente ha aggiunto, con un riferimento diretto alle sue origini: «Io lo dico da bergamasco, perché sono un ragazzo di paese e i piedi sono sempre stati piantati per terra».
Sull’autotune, invece, la sua posizione è stata netta: «Lo utilizzo per scelta artistica e stilistica ed è un richiamo al genere musicale nel quale io mi inserisco». Ma il messaggio che vuole far passare è un altro: «Io voglio solo far parlare la mia musica, non far parlare le polemiche».
Borderline, il primo EP

Nel frattempo la musica ha continuato a crescere. Il 16 aprile scorso, a Bergamo sulle Mura venete di Città Alta, Opi aveva annunciato sui social: «Asse Bergamo-Monopoli, il disco è quasi pronto».
Il progetto è diventato realtà alla mezzanotte di venerdì 3 luglio, con il release party e l’uscita di Borderline, primo EP di Opi. Sei i brani contenuti nel lavoro: Fahrenheit, Harley Quinn, meZcal, Scusa, Occhi diavolo e Ora d’aria.
«Borderline era un’idea che c’era già da tempo – ha spiegato -. Ho sempre tenuto quella linea pop-punk e quel sound che volevo dargli. Quindi sono veramente soddisfatto».
Il ritorno a Bergamo: il palco di Cologno al Serio

Dopo l’instore tour nelle città di Milano, Padova, Roma, Salerno, Bologna e Torino, è arrivato anche il ritorno in Bergamasca. Mercoledì 19 agosto Opi si è esibito con la band a Cologno al Serio, in occasione della Festa Bikers, sul Palco Costruttori nell’Area Randagi, dove si è vista anche la partecipazione speciale della ballerina Anna Ise. Una serata particolarmente significativa per il giovane artista, che aveva sempre desiderato tornare a cantare davanti al pubblico della sua terra.
«Bergamo si ama e si odia – ha detto Simone -. Io, da ragazzo che ha sempre vissuto la città e tifoso dell’Atalanta, ho sempre avuto un po’ il sogno di riuscire a cantare a Bergamo». E quella serata ha lasciato il segno: «È stato veramente bello vedere anche il pubblico che cantava le mie canzoni».
«Bergamo è sempre stata il mio sogno»
Il rapporto con il territorio rimane quindi centrale. Non soltanto come luogo delle origini, ma anche come punto di riferimento nel momento in cui la musica ha iniziato a portarlo lontano: «Appena finita l’esperienza ad Amici è stato subito un mio pallino e ho detto: “A me piacerebbe cantare nella mia città”».
Il ritorno è arrivato anche grazie alla Festa Bikers, realtà legata alla beneficenza che Opi aveva già conosciuto in precedenza. «Sono stato veramente contento anche di farlo in beneficenza», racconta, sottolineando il valore della comunità che ruota attorno all’evento.
Le radici di Bonate Sopra
Viaggiare per l’Italia non ha però cancellato le radici. Anzi, ha permesso a Opi di confrontarsi con realtà differenti mantenendo al tempo stesso una parte importante della propria identità bergamasca.
«Sono un po’ un testone e ci dicono che noi bergamaschi siamo un po’ testoni», ha affermato scherzando. Ma riconosce anche quanto il viaggio lo abbia cambiato: «Mi sto facendo un po’ influenzare anche da tutte queste altre parti d’Italia che ho visto. È stato un bel interscambio». Il suo team, distribuito anche nel Sud Italia, è diventato parte di questo percorso: «È bello vedere che ci sia questa complicità».
Bonate Sopra e Bergamo in una canzone
Se dovesse raccontare Bonate Sopra e Bergamo attraverso una propria canzone, Opi sceglierebbe meZcal. Il motivo è legato a un’immagine molto concreta: «Cito un posto che sono delle scalette e Bergamo ne è piena, per esempio in Città Alta o anche al mio paese. Ci sono le scalinate dove si incontrano i ragazzi e quindi ho quell’immagine lì in mente».
Un’immagine quotidiana, profondamente legata al territorio, che finisce così per entrare anche nella sua musica.
Il sacrificio? «Non vedo l’ora di affrontare nuove sfide»
Quello di Opi è stato un percorso costruito passo dopo passo, ma quando gli viene chiesto quale sia stato il sacrificio più grande compiuto per la musica, preferisce non indicarne uno. «Ne ho passate e fatte veramente tante però per ora… Quando inizi a raggiungere qualcosa ti sembra che tutto quello che ci sia stato prima si alleggerisca».
E guarda già avanti: «Sono curioso di vedere quanto dovrò ancora farne, però non vedo l’ora di affrontarla di petto, a testa alta».
«Il sogno è appena cominciato»
È la frase che forse meglio riassume il momento che sta vivendo. Dopo Amici, Opi non si è fermato: ha pubblicato un EP, ha costruito una band, ha affrontato un tour e ha iniziato a guardare verso nuovi progetti. «Io voglio continuare a esibirmi live il più possibile – ha spiegato -. Sono contento di quello che c’è adesso e voglio coltivarlo e continuare a suonare il più possibile».
E sui grandi palchi ha aggiunto: «Se un giorno arriveranno palchi grossi, dove potrò esibirmi, sarò ancora più contento. Per me è un’esigenza star lì, dato che la musica è ciò che amo».
Il primo EP non rappresenta quindi un punto di arrivo. Dopo una pausa dalla scrittura, Simone ha ricominciato a comporre: «Ho voluto vivermi di più quelli che erano anche gli affetti a casa, un po’ anche le amicizie. Ho voluto risanare anche tutta quella parte che dopo un po’ di “Erasmus” ne avevo bisogno anche io».
Poi sono arrivate nuove canzoni: «Adesso che ho ripreso a scrivere, magari di botto ne sono uscite un po’. Ho scritto altre canzoni, sto continuando a fare quello che mi piace, quindi si è in arrivo qualcosa di nuovo».
Lo stesso ragazzo di prima
Alla fine del viaggio resta un’immagine precisa: quella del ragazzo di Bonate Sopra che lavorava in cantiere e sognava di vivere di musica. Per Opi, quel ragazzo non è scomparso dopo Amici. «Mi sono sempre detto di non scordarmi mai da dove sono venuto, quello che ho fatto e dove ho sbagliato in passato e puntare sempre a migliorarmi».
L’esperienza televisiva, ha riferito, è stata «una seconda possibilità per star bene qua nella testa». E soprattutto lui non rinnega nulla: «Sono veramente contento di quello che ho fatto, non devo recriminarmi niente».
Poi la frase che sembra chiudere un cerchio: «Il Simone che ha lavorato in cantiere è lo stesso che è uscito da Amici, quindi con i piedi per terra e con la voglia di continuare a fare perché è un’esigenza farlo».