Il mese di agosto si è aperto con una volatilità del petrolio che non si vedeva da tempo. Tra il 3 e il 10 agosto il WTI ha oscillato tra 74,92 e 81,20 dollari al barile, mentre il Brent, il riferimento più usato nei contratti energetici europei, si è mosso tra 78,58 e 85,10. Variazioni così ampie in così poco tempo non sono la norma: raccontano un mercato ancora scosso dalla crisi tra Stati Uniti e Iran, aperta a fine febbraio con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz.
Da quel canale marittimo transitava, prima del conflitto, circa un quinto del petrolio mondiale. Con l’inizio delle ostilità il traffico è crollato: nei primi giorni di agosto si contano appena otto o quindici navi cisterna al giorno, contro le oltre 130 di un periodo tranquillo. Basta un annuncio di ripresa dei negoziati, o una richiesta di risarcimento da parte iraniana, per muovere i prezzi anche del 5% in un solo giorno.
Il distretto industriale bergamasco, tra i più densi d’Italia per imprese attive nella meccanica, nella siderurgia e nella componentistica, sente da vicino queste oscillazioni. Non è solo il gasolio usato per trasportare merci e materie prime — costo diretto per la logistica in entrata e in uscita dagli stabilimenti — ma anche l’effetto, più indiretto, sul prezzo del gas naturale, che tende a muoversi in parallelo.
Per le piccole e medie imprese del territorio, spesso subfornitrici con margini già risicati dalla concorrenza internazionale, un rincaro improvviso e prolungato può fare la differenza tra un ordine redditizio e uno in perdita. E secondo diversi operatori del settore, il problema vero non è tanto il livello dei prezzi, quanto l’impossibilità di sapere con un minimo di certezza quanto costerà l’energia tra un mese.
Diverse associazioni di categoria del territorio, che da anni monitorano i costi energetici per conto delle imprese associate, stanno intensificando in questi giorni l’attività di supporto informativo. Alcuni suggeriscono l’uso di strumenti di copertura finanziaria del rischio, storicamente riservati alle grandi aziende ma sempre più accessibili anche alle realtà più piccole grazie alle piattaforme di trading online.
Non è la prima volta che il territorio bergamasco attraversa fasi di incertezza energetica, avendo già vissuto in passato momenti difficili legati al gas naturale e alle materie prime industriali. Ciò che rende diversa la situazione attuale, secondo diversi imprenditori del settore, è la combinazione tra l’ampiezza delle oscillazioni e la loro durata: non si tratta di un picco isolato destinato a rientrare in poche settimane, ma di una fase che, ormai, si trascina da mesi senza soluzione di continuità.
La componente che rende tutto più complicato è quella che gli addetti ai lavori chiamano premio di rischio geopolitico — la parte di prezzo che non dipende da domanda e offerta reali, ma dalle aspettative su come evolverà la crisi diplomatica. Finché lo Stretto di Hormuz non tornerà operativo, questa componente continuerà probabilmente a rendere il mercato imprevedibile, anche a parità di domanda industriale globale.
Alcuni imprenditori del distretto raccontano di aver già iniziato a rivedere le proprie catene di fornitura, cercando alternative più vicine geograficamente per ridurre l’incidenza dei costi di trasporto sul totale. Non è una soluzione rapida, e comporta spesso rinegoziazioni complesse con fornitori storici, ma testimonia quanto la fase attuale stia spingendo molte aziende a ripensare abitudini consolidate da anni.
Un’eventuale riapertura, anche parziale, potrebbe far scendere rapidamente questo premio di rischio. Ma le ultime dichiarazioni di Teheran, che chiede un risarcimento economico come condizione, suggeriscono che i tempi potrebbero allungarsi oltre quanto il mercato si aspettava a inizio estate.
Anche il settore bancario locale, tradizionalmente vicino al tessuto industriale bergamasco, osserva con attenzione questa fase: alcuni istituti di credito del territorio starebbero valutando linee di finanziamento dedicate specificamente alla gestione della liquidità in periodi di forte volatilità dei costi energetici, uno strumento che fino a poco tempo fa veniva richiesto quasi esclusivamente da aziende di dimensioni medio-grandi.
Non è la prima volta che il territorio bergamasco attraversa fasi di incertezza energetica, ma raramente l’ampiezza delle oscillazioni è stata paragonabile a quella di queste settimane — un caso di studio, per certi versi, anche per chi si occupa di gestione del rischio a livello aziendale, tema che fino a poco tempo fa restava confinato quasi solo alle grandi multinazionali.
Per le aziende che devono gestire questo rischio, monitorare con continuità l’andamento delle quotazioni è ormai parte della pianificazione finanziaria. Il prezzo petrolio aggiornato in tempo reale, disponibile su piattaforme online, permette di seguire il mercato e di operare in CFD sul greggio, sia per chi vuole coprire un’esposizione al rischio energetico sia per chi guarda al mercato con finalità più speculative.
Nel breve termine gli operatori si aspettano che la volatilità continui, con oscillazioni settimanali che potrebbero ancora superare il 5-10%. Solo un’evoluzione chiara della situazione diplomatica tra Washington e Teheran potrebbe restituire un po’ di prevedibilità a un mercato che, per ora, si muove più sulle notizie che sui numeri.
Si ricorda che il trading in CFD comporta un rischio elevato di perdita rapida del capitale investito.