Ritorno alle origini

«Il nostro nome è Gandino»: dalla Patagonia argentina alla ricerca delle radici di famiglia

Eugenio, Ana e Juana sono arrivati in Val Seriana per scoprire il paese di cui sono inconsapevoli ambasciatori: «Una visita speciale e piena di incontri bellissimi: torneremo!»

«Il nostro nome è Gandino»: dalla Patagonia argentina alla ricerca delle radici di famiglia

Sono arrivati «dalla fine del mondo», come disse Papa Francesco nel 2013, all’indomani della sua elezione. Eugenio e Ana, insieme alla figlia Juana (foto di apertura), sabato 29 agosto hanno visitato Gandino dopo essere arrivati dall’Argentina. Normali turisti a caccia di emozioni nel cuore delle Cinque terre di montagna? Assolutamente no, perché a portare la famiglia sudamericana in Val Seriana è stato il cosiddetto “turismo delle radici”, ovvero un dettaglio assolutamente originale: il cognome di Eugenio, Ana e Juana è proprio Gandino.

Panorama della Val Gandino

«La nostra famiglia – spiega Juana – vive a Neuquén, una cittadina di oltre 200 mila abitanti. I miei genitori sono originari di Buenos Aires, anche se vivono a Neuquén da molti anni. Abbiamo sempre avuto la curiosità di conoscere le nostre radici e la terra d’origine della nostra famiglia. Non molto tempo fa abbiamo scoperto l’esistenza in Italia di un paese che porta il nostro stesso cognome: Gandino. Quest’anno sono venuta in Italia per partecipare a un congresso a Firenze e abbiamo deciso di approfittare del viaggio per venire insieme a conoscere Gandino e visitare anche Saluzzo, in provincia di Cuneo, dove sappiamo che ha vissuto mio nonno, e cercare un po’ della nostra storia familiare. Siamo arrivati da molto lontano, dalla Patagonia argentina, con poche certezze e tante domande, ma con una grande emozione: quella di poter finalmente camminare nei luoghi da cui, tanti anni fa, è iniziata la storia della nostra famiglia».

L’arrivo della famiglia argentina in paese non è certo passato inosservato, nonostante il tranquillo sabato di fine estate e l’orario preserale. «La nostra – aggiunge Juana – è stata una visita molto veloce, ma davvero speciale e piena di incontri bellissimi. Vorremmo ringraziare in modo particolare il parroco don Ferruccio Garghentini, che ci ha accolti con grande gentilezza e ci ha raccontato con tanta disponibilità la storia del paese e della magnifica casa parrocchiale».

«Un grazie di cuore anche a tutte le persone che abbiamo incontrato all’American Bar – continua la giovane – durante l’aperitivo sulla piazza del municipio, alla parrucchiera Elsa Moretti e a un suo cliente, a Emanuel Caleca del Ristorante Pizzeria Centrale – La Spinata, per la loro simpatia, disponibilità e per averci fatto sentire così benvenuti. È stato davvero bello poter condividere la piccola storia della famiglia Gandino con il paese. Sicuramente torneremo a Gandino, questa volta con più tempo per scoprire e conoscere ancora meglio storia e tradizioni».

I prodotti della filiera del Mais Spinato di Gandino

L’arrivo della famiglia sudamericana è rappresentativo di una tendenza che sempre più spesso porta visitatori stranieri in paese. «È un aspetto che non va sottovalutato – conferma Giambattista Gherardi, coordinatore del distretto de “Le Cinque terre della Val Gandino” – e che con sempre maggior frequenza porta la nostra Valle a essere crocevia di storie e progetti di carattere internazionale. Basti pensare a studiosi di ogni angolo d’Europa, e non solo, che visitano la Basilica e il relativo Museo di arte sacra, ma anche le centinaia di pellegrini (da Francia, Belgio, Canada, Norvegia, Spagna) che raggiungono la Val Gandino grazie al Cammino dell’Alta Via delle Grazie, scoprendo per esempio i Santuari di Casnigo».

«Un biglietto da visita importante è anche l’enogastronomia, con l’eccellenza del Mais Spinato di Gandino, la cui comunità ha tessuto negli anni relazioni forti con Guatemala, Bolivia, Messico, Arizona e Texas. Un supporto importante è offerto dall’attività social in sinergia con Promoserio. Negli ultimi tre mesi la sola pagina Facebook de “Le Cinque terre della Val Gandino” ha superato, senza alcuna inserzione a pagamento, un milione e duecentomila visitatori». E a detta di tutti la Val Gandino è davvero “la fine del mondo”.