di Nicola Magni
Una vita tra concerti, viaggi e incontri, con la musica come unico denominatore comune. Dalla scuola russa di Rostropovic passando per il Polo Nord, fino a Bergamo, dove oggi immagina e sogna una musica capace di unire generazioni e culture.
Ci sono persone che scelgono la musica. E poi ci sono quelle per cui la musica è semplicemente il luogo in cui sono cresciute. Per Denis Shapovalov è stato così. Prima ancora che diventasse un mestiere, era la lingua di casa: la madre pianista, il padre nell’orchestra, musicisti e strumenti intorno a lui.
«Io sono nato nella musica», racconta. Una frase che dice già molto di una storia cominciata in Russia e arrivata, dopo decenni di concerti e viaggi, qui da noi.

Nella sua formazione c’è anche una figura destinata a lasciare un segno profondo: Mstislav Rostropovic. La madre aveva studiato al conservatorio e proprio attraverso di lei arriva il primo contatto, indiretto, con il grande violoncellista.
Il suo nome accompagna poi una parte importante della carriera di Shapovalov, dal 1996 al 2006. Di Rostropovic ricorda soprattutto un’immagine: il violoncello davanti al Muro di Berlino (…)