Circa 600 pazienti coinvolti, una comunicazione arrivata alla fine di agosto e una situazione che oggi, a distanza di settimane, lascia molti assistiti con una domanda: perché, dopo aver cambiato medico di base come da disposizioni, non possono tornare dal proprio medico precedente, che nel frattempo è rimasto in servizio sebbene avesse annunciato il ritiro dall’incarico? È la questione sollevata da un lettore, che vive nella zona tra Ambivere e Mapello, che ha scritto alla nostra redazione per raccontare l’accaduto e domandare chiarezza sulle modalità con cui la vicenda è stata gestita.
In 600 hanno cambiato dopo la comunicazione
Tutto è iniziato a fine agosto, quando il medico di Ambivere avrebbe comunicato ai propri assistiti la decisione di lasciare l’incarico, invitandoli a individuare rapidamente un altro medico per evitare di rimanere senza continuità assistenziale. Centinaia di persone, seicento circa, della zona tra Ambivere e Mapello avrebbero quindi seguito il consiglio. «Noi pazienti ci siamo fidati di quella comunicazione», racconta il lettore, che precisa di aver personalmente parlato con la dottoressa.
Non una scelta autonoma, quindi, ma obbligata. «Non abbiamo cambiato medico per nostra libera scelta. Lo abbiamo fatto perché ci è stato detto che avremmo dovuto farlo per il nostro bene», sottolinea il lettore, sebbene «con dispiacere e a malincuore». Anche il suo nucleo familiare, che include una persona fragile, ha effettuato il cambio.
Poi, nelle scorse settimane, l’amara sorpresa: il medico di Ambivere non ha cessato l’attività, ma anzi era rimasta in servizio con un numero inferiore di pazienti. Da qui nasce il problema sollevato da chi, nel frattempo, aveva effettuato il cambio. «Se il medico è rimasto, perché ai pazienti che hanno cambiato medico sulla base di quella comunicazione viene oggi impedito di rientrare?».
Le difficoltà pratiche legate al cambio medico
Il passaggio a un nuovo medico ha, di fatto, comportato una serie di difficoltà pratiche. In primis le modalità di prenotazione, che vengono gestite esclusivamente attraverso un’applicazione (spesso di difficile accesso ai pazienti più anziani) e la distanza del nuovo ambulatorio da Ambivere e Prezzate. A queste criticità si aggiunge il problema della documentazione sanitaria che, con il cambio, non sarebbe automaticamente disponibile. «Molti non riescono ad avere farmaci che prendono da anni».
«Voglio precisare una cosa: non è una critica personale al nuovo medico – sottolinea -. Il problema è precedente e riguarda il modo in cui è stata gestita la comunicazione con centinaia di pazienti. 600! Non stiamo chiedendo un privilegio. Stiamo chiedendo di essere reintegrati nella vecchia posizione. Stiamo chiedendo di capire quali siano le regole e chi debba tutelare i pazienti che sono stati costretti ad una decisione sanitaria sulla base delle informazioni ricevute dal proprio medico».
«Se la dottoressa avesse effettivamente lasciato l’incarico, avremmo accettato il cambiamento e cercato un nuovo medico – prosegue -. Ma se invece il medico è rimasto, perché chi è stato invitato a trasferirsi non può avere la possibilità di rientrare? Circa 600 persone sono state costrette a una scelta perché è stato detto loro di farla. Oggi, quelle stesse persone meritano di sapere perché non possono tornare alla situazione precedente».
Conclude così la lettera: «Non chiediamo polemiche. Chiediamo chiarezza. E soprattutto chiediamo che, dietro procedure, numeri e applicazioni, non ci si dimentichi che stiamo parlando di pazienti e del loro diritto alla continuità del rapporto con il proprio medico di famiglia costruito negli anni».