L’Atalanta perderà in questi giorni di sosta ben tredici giocatori, convocati dalle rispettive Nazionali. E non parliamo di squadrette di qualche isola sperduta nel Pacifico, ma di giocatori che sono stati chiamati da selezioni di tutto rispetto: Belgio (De Ketelaere), Bosnia (Kolasinac), Costa d’Avorio (Kessie), Croazia (Pasalic), Italia (Carnesecchi, Raspadori, Scalvini e Scamacca), Macedonia (Elmas), Montenegro (Krstovic), Polonia (Zalewski), Serbia (Samardzic) e Slovenia U21 (Obric).
Non sono tutti titolari, ma nemmeno tutte comparse. Parliamo senza dubbio di giocatori che possono dare un contributo importante. Che hanno presenze anche in manifestazioni come il Mondiale o l’Europeo.
Tutto questo per dire una cosa semplice, considerando anche che Sarri è il terzo allenatore che cambia in poco più di un anno: se nelle partite dell’Atalanta mancano personalità, grinta, orgoglio e voglia di spendere tutto per la maglia che indossano, il problema non è Sarri in panchina, ma quelli che vanno in campo.
Bisogna essere molto chiari in questo, altrimenti la tendenza ad accampare scuse è forte e si perde il senso della misura: se uno viene chiamato in Nazionale è perché ha doti tecniche, ma anche di personalità, che valgono parecchio. Possibile che con la Dea questa cosa si noti così poco?
Sarri lo ha sottolineato in conferenza stampa, Ederson si è detto poco d’accordo (sarebbe stato molto strano il contrario), ma quello che rimane è un tecnico capace di insegnare calcio che deve tirar dritto per la sua strada e un gruppo di giocatori che nella fatica deve trovare le forze. Non si discutono le doti, l’Atalanta ha una rosa adeguata per puntare a un posto in Europa, ma questo è il momento in cui i giocatori, tutti, vanno richiamati all’ordine.