Il teatro come strumento per imparare a stare sul palcoscenico, ma soprattutto per conoscere meglio sé stessi, sperimentare nuove forme di espressione e creare relazioni. È questa la filosofia che da trent’anni accompagna il Gruppo Teatro Fragile di Treviolo, pronto a riproporre anche quest’anno i corsi di recitazione, dizione e lettura espressiva. Ma qualcosa sta cambiando.
«I corsi hanno subito nel tempo un’evoluzione che fa capire come sia cambiato il rapporto tra la gente e questo tipo di iniziative», sottolinea il direttore artistico Carlo D’Addato.
«Un po’ di anni fa, nonostante i nostri strumenti di comunicazione fossero molto più esigui e meno efficaci di quelli attuali, avevamo delle partecipazioni molto superiori rispetto ad ora. Nel corso del tempo si è un po’ attenuato l’interesse verso questo genere di proposte, non solo dal punto di vista quantitativo, nel senso che spesso in passato ero costretto a sdoppiare i corsi per un eccesso di partecipanti, mentre lo scorso anno il corso di dizione non è potuto partire perché c’erano pochi iscritti. Ma anche dal punto di vista qualitativo, perché l’approccio di coloro che vogliono partecipare ai corsi è spesso finalizzato alla professione. Oggi, rispetto al passato, c’è un approccio più utilitaristico. Si cerca il corso di teatro per diventare attori o quello di dizione per fare lo speaker. È venuta un po’ meno la passione per l’arte in sé».
Il Teatro Fragile, che nel 2026 festeggia i 30 anni di attività, punta invece a riportare al centro la curiosità, il piacere della scoperta e a far appassionare i suoi corsisti (…)