La telefonata era costruita per mettere paura: il figlio coinvolto in un grave incidente, una ragazza rimasta ferita e la necessità urgente di trovare 14.900 euro per pagare un intervento chirurgico. Dall’altra parte del telefono, a parlare con un’ottantenne di Dalmine, c’era un uomo che si presentava come carabiniere. Poco dopo, alla porta di casa, avrebbe dovuto arrivare qualcuno a ritirare il denaro.
Quel qualcuno, però, non è riuscito ad arrivare a destinazione. Nel primo pomeriggio di giovedì 24 settembre, i carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Bergamo hanno arrestato un 23enne originario del Casertano e residente a Sant’Antimo, ritenuto coinvolto nel tentativo di truffa ai danni della donna.
L’indagine era partita poche ore prima, dopo diverse segnalazioni al 112 per telefonate simili ricevute da persone anziane a Dalmine, Lallio e Treviolo. I militari avevano quindi organizzato un servizio di osservazione nelle zone interessate. A un certo punto hanno notato un giovane che, parlando continuamente al telefono, si dirigeva verso una strada senza uscita. Si è fermato davanti a un condominio e ha iniziato a controllare i nomi sui citofoni.
Il controllo e la successiva perquisizione non hanno portato alla scoperta di denaro o gioielli, ma hanno fornito elementi ritenuti utili dagli investigatori: sul telefono e attraverso le informazioni raccolte sono emerse le indicazioni ricevute da un complice per raggiungere l’abitazione della vittima e le istruzioni su come comportarsi una volta dentro casa.
Nel frattempo, la donna aveva già preparato quello che aveva in casa: non trovando i 14.900 euro richiesti, aveva raccolto circa 101 grammi d’oro, in attesa dell’arrivo del falso incaricato. Secondo gli investigatori, il 23enne fermato sarebbe stato proprio la persona destinata a ritirare i preziosi.
L’uomo è stato arrestato per tentata truffa aggravata in concorso. Il 25 settembre è comparso davanti al giudice del Tribunale di Bergamo per il rito direttissimo: l’arresto è stato convalidato ed è stato disposto per lui l’obbligo di dimora nel comune di Sant’Antimo, con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, nei confronti dell’indagato vale la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale condanna definitiva.