Ci sono libri che si leggono sfogliando le pagine e altri che, invece, si possono ascoltare direttamente dalla voce di chi li ha vissuti. È questo il principio che sta alla base della Biblioteca dei libri viventi, un progetto che a Treviolo è giunto alla sua terza edizione e che domenica 4 ottobre dalle 14 alle 18.30 trasformerà la “Lanfranco da Albegno” in uno spazio di incontro e di dialogo.
Protagoniste saranno tre persone con storie profondamente diverse ma accomunate dalla volontà di mettere la propria esperienza a disposizione degli altri.
L’iniziativa, nata nel 2024, viene proposta quest’anno con la collaborazione del gruppo di Bergamo di Amnesty International. Non ci sarà una conferenza nel senso tradizionale del termine e nemmeno un pubblico chiamato semplicemente ad ascoltare. I partecipanti saranno divisi in piccoli gruppi e si siederanno ai tavoli accanto ai “libri viventi”, dando vita a conversazioni dirette, nelle quali saranno le esperienze personali a fare da filo conduttore.
Al centro dell’appuntamento ci saranno temi della cronaca internazionale che spesso vengono raccontati attraverso numeri, immagini e notizie: le migrazioni, i conflitti, le emergenze umanitarie, il soccorso nel Mediterraneo e l’impegno di chi sceglie di lavorare o fare volontariato in contesti difficili.

Tra i protagonisti ci sarà Ibrahima Lo, 26 anni, scrittore e attivista senegalese oggi residente in Italia. Partito dal Senegal alla ricerca di un futuro, ha affrontato il viaggio verso l’Europa attraversando il Mediterraneo e vivendo anche la violenza dei centri di detenzione in Libia. Un’esperienza che negli anni ha trasformato in attività di sensibilizzazione attraverso la scrittura e gli interventi pubblici, con particolare attenzione ai diritti e alla dignità delle persone migranti. La sua vicenda ha contribuito a ispirare il film Io Capitano. I suoi libri, insieme al film, fanno parte del patrimonio documentale della biblioteca di Treviolo.
A portare una testimonianza legata invece al Mediterraneo e all’attività umanitaria sarà Francesco Roncoli, bergamasco classe 1992, ottico e fotografo professionista. La fotografia è diventata per lui uno strumento per raccontare persone, luoghi, tradizioni e contrasti, affiancandosi a un percorso di volontariato con gruppi civili e organizzazioni non governative. Roncoli ha partecipato come volontario alle attività di soccorso nel Mediterraneo a bordo delle navi impegnate nelle operazioni di salvataggio e ha documentato iniziative umanitarie lungo diversi confini europei, dalla Rotta Balcanica al Mediterraneo.
Il terzo “libro vivente” sarà Claude Minani, medico originario del Burundi e oggi geriatra a Bergamo. Nato in una zona rurale del Paese africano, ha conosciuto fin dall’infanzia gli anni della guerra civile. A soli 14 anni fu testimone dell’attacco al seminario minore di Buta del 30 aprile 1997, nel quale persero la vita numerosi suoi amici. (…)