Cambio di prospettiva

L’Atalanta va a fiammate, bisogna essere più “pensanti” per imparare a gestire

Contro il Venezia, la Dea è partita con la giusta sfrontatezza, ma poi non è stata in grado di controllare il vantaggio e i momenti della partita

L’Atalanta va a fiammate, bisogna essere più “pensanti” per imparare a gestire
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Foto di Atalanta.it

La sensazione, ripensando ad Atalanta-Venezia, è che la partita sarebbe potuta serenamente finire 6-3. O con un altro punteggio simile.

Questo non è mai un bene, se ci sono goleade significa che tante cose non hanno funzionato – a fronte di magari altre che sono andate benissimo. Quando i valori in campo sono così diversi (il Venezia, a oggi, non è competitivo per il massimo campionato) vanno analizzati i momenti della partita e si cerca di capire perché, in alcuni, le cose vanno bene bene e in altri male.

Nella prima mezz’ora di gioco, fino al 3-0, l’Atalanta ha dominato. Segnato, sfiorato altri gol, pressato. A ritmi alti, con voglia e determinazione. Con grinta. Gamba. Sudore e gagliarda ostinazione. Poi è finito tutto e il Venezia, con un gol casuale, ha ribaltato l’inerzia del match. Per tutto il secondo tempo si è avuta la sensazione che un altro gol dei lagunari avrebbe cambiato definitivamente il volto della partita.

Se l’Atalanta avesse fatto il 4-1 – con tante occasioni avute ci sarebbe stato – avrebbe chiuso i conti. Se il Venezia avesse accorciato con una delle occasioni avute (a partire dal palo e dalla traversa), probabilmente sarebbe finita in altro moto. Perché adesso l’Atalanta va a fiammate e bisogna trovare la strada, la forza, il modo di gestire queste fiammate.

Se hai il possesso palla e addormenti il gioco, il ritmo cala e chi è avanti trae vantaggio. Non farlo perché si gioca “liberi e leggeri” è un bene nel momento in cui ti serve sfrontatezza, ma non funziona allo stesso modo se c’è una partita da condurre fino al fischio finale.