e i controlli?

Un’intera fila di sedili occupata da passeggeri addormentati: «Ora capisco perché l’aeroporto di Orio è ultimo»

Un lettore segnala quanto accaduto fuori dal gate qualche giorno fa: cinque-sei persone occupavano il posto di una ventina

Un’intera fila di sedili occupata da passeggeri addormentati: «Ora capisco perché l’aeroporto di Orio è ultimo»
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Qualche giorno fa è stata diffusa la nuova classifica di AirHelp, società specializzata nei servizi per i passeggeri aerei, che ha piazzato l’aeroporto di Orio al Serio all’ultimo posto tra gli scali italiani presi in esame: bocciato sia per puntualità dei voli, che per esperienza dei passeggeri e qualità dei servizi. Proprio questi ultimi due punti trovano riscontro nella segnalazione di un lettore, che ci ha inviato un’immagine eloquente di quanto accade fuori dai gate.

Cinque-sei passeggeri occupano il posto di venti

La fotografia inviata alla nostra redazione, scattata probabilmente la sera o la mattina presto, ritrae una scena di quotidiana normalità per chi prende un aereo: le file di sedili posizionati fuori dai gate per chi è in attesa di imbarcare. Peccato che un’intera sezione sia occupata da una cinque-sei passeggeri sdraiati, che utilizzano le panchine a mo’ di letti improvvisati, prendendosi tre, quattro sedie ciascuno, su una ventina disponibili.

«Ho letto la classifica degli aeroporti a livello mondiale, dove il nostro aeroporto risulta agli ultimi posti – si legge nella segnalazione inviata dal lettore -. Ieri mi sono recato per prendere un volo e, nelle sale d’attesa, ho faticato a trovare un posto libero per sedermi. Mi chiedo se non esista un servizio di controllo… Capisco perché finiamo sempre agli ultimi posti».

In aeroporto, a onor del vero, i controlli esistono e non è raro che passeggeri addormentati su più sedili vengano fatti rimessi a sedere. Nello scalo bergamasco è presente anche un servizio di micro-stanze, a pagamento, in cui poter trascorrere la notte su un letto, piuttosto che sul duro freddo delle panchine. Nonostante ciò, il fenomeno resta piuttosto diffuso, come testimonia la fotografia. E, purtroppo, non soltanto nel nostro aeroporto.