Gran parte delle auto vendute negli ultimi anni ha, dietro il parabrezza e vicino allo specchietto, una piccola telecamera che legge le linee della corsia e avvisa se ci si avvicina troppo all’auto davanti. In milioni di vetture quell’occhio parla con l’accento di Gerusalemme.
Da lì, il 21 luglio, è partito un annuncio che riguarda da vicino anche i marchi a cui gli italiani sono più affezionati. Stellantis, il gruppo che oggi riunisce Fiat, Alfa Romeo, Lancia e Maserati, ha scelto un altro pezzo di tecnologia israeliana per le sue auto dei prossimi anni.
L’accordo e il calendario
I termini sono scritti nel comunicato ufficiale di Mobileye. Dal 2027 alcuni modelli selezionati del gruppo integreranno la tecnologia REM, Road Experience Management, il sistema con cui l’azienda di Gerusalemme raccoglie e aggiorna in continuazione i dati sulle strade. Le prime applicazioni sono previste su modelli venduti negli Stati Uniti, poi si vedrà, a seconda delle piattaforme e delle configurazioni.
Con Stellantis salgono a cinque, scrive l’azienda, i costruttori tra i dieci maggiori al mondo che contribuiscono ai dati di REM. L’anno scorso il sistema ha raccolto informazioni da oltre 8 milioni di veicoli, per un totale di circa 55 miliardi di chilometri. La copertura dichiarata supera il 95% delle strade pubbliche di Stati Uniti ed Europa.
Sono numeri enormi, che si capiscono meglio guardando come funziona la cosa.
Come funziona, in parole semplici
L’idea è quasi banale, una volta spiegata. La telecamera frontale delle auto dotate dei chip EyeQ di Mobileye registra dettagli della strada: dove sono i marciapiedi, dove passano le strisce pedonali, quali traiettorie seguono di solito gli automobilisti, a che velocità si affronta una curva. Questi dati, resi anonimi, vanno nel cloud. Lì vengono elaborati e trasformati in una specie di mappa vivente, che torna alle auto in circolazione sempre aggiornata.
Il vantaggio di una flotta così grande è che la mappa non invecchia. Se in una strada si apre un cantiere o spunta una rotatoria nuova, le auto che ci passano lo registrano e il cambiamento finisce nello strato di dati condiviso. Per chi guida, in pratica, significa un’auto che sa già cosa c’è dopo la curva, anche se il guidatore non è mai passato su quella strada. Il comunicato parla di strade di ogni tipo, dall’autostrada al centro città, con una copertura in crescita anche in Asia e nelle Americhe. Nel caso di Stellantis, il cervello di bordo sarà il chip EyeQ6L.
Il risultato, spiega Motorbox, sono funzioni come il mantenimento intelligente della corsia anche dove la segnaletica orizzontale è sbiadita o assente, e la guida a mani libere ma con gli occhi sulla strada in aree e condizioni definite. La testata precisa, giustamente, che non si tratta di guida autonoma, perché il conducente deve restare pronto a riprendere il controllo in ogni momento. Motorbox ricorda anche che Mobileye è controllata all’88% da Intel, e che un mese prima Stellantis aveva annunciato un altro accordo, con la britannica Wayve, per la guida supervisionata di livello 2++ dal 2028.
Chi ha percorso una provinciale italiana di notte, con le linee bianche cancellate dal tempo, capisce subito il valore di un sistema che «sa» dove va la strada anche quando non la vede bene.
Perché l’Europa arriva dopo
Fa riflettere il fatto che le prime auto Stellantis con REM non circoleranno in Europa. Il sito IndustryWeekly ne indica due ragioni. La normativa comunitaria su questo tipo di tecnologia è più stringente di quella di altri mercati, e i modelli dotati delle telecamere e dell’elettronica necessarie sono più diffusi negli Stati Uniti; partire da lì, per un costruttore, significa ridurre i tempi e i rischi.
La stessa testata colloca l’accordo in un contesto preciso. Gli ADAS sono tra i settori più dinamici dell’auto, proprio mentre l’industria europea attraversa un periodo complicato. Per le case costruttrici sono il passaggio obbligato verso la guida completamente automatizzata, e la mappatura delle strade è uno degli ingredienti che servono per arrivarci.
Oltreoceano Waymo, Tesla e altre aziende hanno avviato progetti di robotaxi in alcune città, e proprio la mappatura delle strade è ciò che può permettere a quelle auto di uscire dai pochi percorsi stabiliti e diventare taxi veri. Stellantis, ricorda IndustryWeekly, è il quinto dei dieci principali gruppi automobilistici a installare REM sui propri modelli, e quando la metà dei grandi costruttori sceglie la stessa mappa, quella mappa comincia a somigliare a uno standard.
La partita è globale, e l’Europa, con le sue regole, rischia di guardarla un po’ dalla tribuna. Le regole hanno le loro ragioni di prudenza, però il risultato è che queste tecnologie si collaudano altrove e da noi arrivano dopo, a volte a bordo di marchi che di italiano hanno la storia e il nome.
L’ingegneria che non si vede
Mobileye è nata a Gerusalemme e lì ha ancora il suo quartier generale. È uno di quei casi in cui l’etichetta «startup nation», spesso abusata, ha un contenuto concreto: un’azienda che parte da un’idea di visione artificiale e finisce dentro le auto di mezzo mondo, compresi i marchi che hanno fatto la storia dell’industria italiana.
Le prime Stellantis con REM sono attese sul mercato americano dal 2027, e per vederle sulle strade europee bisognerà aspettare che regole e piattaforme lo consentano. Quando arriveranno, chi attiverà il mantenimento di corsia su una Fiat o un’Alfa Romeo difficilmente si chiederà da dove arriva il software che legge la strada, scritto in buona parte a Gerusalemme.