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Rayan, il sogno di diventare un campione e il dolore di una comunità

Il quattordicenne è morto dopo essere stato investito da un’auto mentre tornava a casa dagli allenamenti. A Martinengo, Comun Nuovo e Zanica amici, compagni di squadra e familiari lo ricordano per il sorriso, la generosità e la voglia di arrivare in alto

Rayan, il sogno di diventare un campione e il dolore di una comunità
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Il pallone era la sua passione, il calcio il sogno da inseguire a ogni costo. Rayan Lawaj aveva 14 anni e immaginava un futuro da campione, magari con la maglia della nazionale marocchina. Aveva talento, ambizione e quella determinazione di chi, anche da ragazzino, è convinto che valga la pena fare sacrifici per provare ad arrivare lontano. Martedì sera, però, mentre tornava a casa dopo un allenamento, un’auto lo ha travolto lungo la strada provinciale 498, nel territorio di Ghisalba. Due giorni dopo, giovedì 22 ottobre, è morto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove era stato ricoverato per i gravi traumi riportati nell’incidente.

La notizia ha sconvolto Martinengo, dove la famiglia si era trasferita la scorsa estate, ma anche le comunità in cui Rayan era cresciuto e aveva giocato a calcio. Nella casa di viale Piave, parenti, amici e conoscenti si sono alternati per stare accanto ai genitori e ai due fratelli, di 9 e 17 anni. Una presenza silenziosa e partecipe, fatta di abbracci, parole di conforto e vicinanza. Anche la comunità marocchina si è stretta attorno alla famiglia.

La madre, sopraffatta dalla perdita del figlio, ha trovato accanto a sé tante donne pronte a sostenerla. Non parla bene l’italiano, ma attraverso le parole di una familiare ha voluto ricordare il ragazzo che era Rayan: «Un ragazzo dolce, solare, socievole, disponibile con tutti», scrive L’Eco di Bergamo. Un figlio che amava stare con gli altri e che aveva un obiettivo ben preciso: diventare un calciatore. «Nel 2030 sperava di poter entrare a far parte della nazionale del Marocco», ha raccontato la famiglia. «Lo ricorderemo come un piccolo atleta col sorriso».

L’ultima sera sulla strada

Martedì sera Rayan stava rientrando dagli allenamenti della Tritium Calcio 1908, la società di Trezzo sull’Adda in cui era approdato da pochi mesi. Abitualmente qualcuno lo accompagnava fino a Ghisalba, dove poi proseguiva verso casa, oppure era il padre ad andarlo a prendere. Quella sera, però, aveva deciso di tornare da solo, nonostante la pioggia. «Si sentiva già grande», raccontano i familiari.

Lungo la strada provinciale 498, nell’ex tratto della statale Soncinese tra Ghisalba e Martinengo, è stato investito da un’Alfa Romeo Giulietta. Un punto privo di illuminazione, dove la serata si è trasformata in tragedia. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Il ricovero al Papa Giovanni XXIII di Bergamo non è bastato a salvargli la vita.

Rayan era nato in Italia e frequentava il primo anno del corso per elettricisti al Patronato San Vincenzo di Bergamo. Anche la scuola si prepara a ricordarlo, con un momento dedicato alla sua memoria nei prossimi giorni. La famiglia aveva abitato a lungo a Comun Nuovo prima di trasferirsi a Martinengo. Per i funerali non è stata ancora comunicata una data; la salma sarà portata in Marocco per l’ultimo saluto.

Sempre con un pallone tra i piedi

A Comun Nuovo, dove Rayan aveva trascorso una parte importante della sua adolescenza, il suo ricordo passa soprattutto attraverso l’oratorio San Giovanni XXIII. È lì che tanti amici lo hanno visto crescere, quasi sempre con un pallone tra i piedi e la voglia di giocare ancora un po’. Centrocampista, si presentava spesso con la sacca degli allenamenti, pronta per la sessione successiva con la squadra. Aveva giocato per circa due anni nell’Asd Comun Nuovo, per poi passare all’Uso Zanica. Da pochi mesi era arrivato alla Tritium, una società storica nella quale sperava di compiere un ulteriore passo avanti.

Il ricordo delle società sportive

La notizia della sua morte ha raggiunto anche le squadre che lo avevano accolto. L’Uso Zanica, dove aveva giocato nella scorsa stagione, lo ha ricordato con un messaggio di cordoglio: «Ti ricorderemo per il tuo sorriso, la tua presenza in campo e i momenti condivisi con compagni, allenatori e dirigenti». Anche l’Asd Comun Nuovo, dove aveva militato per due stagioni, conserva il ricordo di un ragazzo pieno di energia e con una forte voglia di emergere. «Era un bravo ragazzo, gli volevamo molto bene. Aveva tanta grinta ed era davvero un ottimo giocatore; la cosa più bella di lui era la sua ambizione», spiegano dalla società.