“AbitAzione”

Sono 173 mila gli appartamenti sfitti in Bergamasca: un fondo per convincere i proprietari ad affittarli

Il progetto promosso da Caritas, Acli e Fondazione Diakonia per sostenere le famiglie con un Isee fino a 25 mila euro

Sono 173 mila gli appartamenti sfitti in Bergamasca: un fondo per convincere i proprietari ad affittarli
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di Maria Teresa Birolini

Sono circa 173 mila gli appartamenti sfitti nella provincia di Bergamo: un patrimonio immobiliare che potrebbe contribuire a rispondere alla crescente domanda di abitazioni nella nostra provincia. Per cercare di rimettere in moto il mercato degli affitti, è stato presentato ieri (sabato 24 ottobre) il fondo diocesano “AbitAzione”, che prevede aiuti, ma anche garanzie nei riguardi dei proprietari.

Non si tratta di seconde case o di immobili utilizzati per le vacanze, ma di alloggi che i proprietari scelgono di non immettere sul mercato degli affitti. Le ragioni sono diverse, ma tra le principali c’è il timore di incorrere in problemi con gli inquilini: dal mancato pagamento del canone alle difficoltà nel rientrare in possesso dell’immobile, fino al rischio di danni all’abitazione. Il risultato è un patrimonio che rimane inutilizzato, mentre per tante famiglie e lavoratori con un reddito, trovare una casa in affitto a un prezzo sostenibile diventa sempre più difficile.

Il nodo, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità degli alloggi, ma anche la necessità di creare condizioni di maggiore fiducia e sicurezza, capaci di incoraggiare i proprietari a rimettere le proprie abitazioni sul mercato. È proprio in questa direzione che si muove il Fondo diocesano per l’abitare responsabile “AbitAzione”, il progetto promosso da Caritas, Acli e Fondazione Diakonia è stato presentato nella sede del Conventino.

L’obiettivo è recuperare gli alloggi privati sfitti e sostenere le famiglie con un Isee fino a 25 mila euro che, pur disponendo di un reddito, non riescono a sostenere i costi degli affitti ai prezzi di mercato. «Si tratta di una proposta sperimentale – ha sottolineato Giuseppe Giovanelli, presidente della Fondazione Diakonia –, che non ha certo la pretesa di essere risolutiva, ma vuole rappresentare un segno concreto e contribuire a mantenere alta l’attenzione su un tema urgente come quello dell’abitare. Il progetto che presentiamo oggi è il frutto di sei mesi di lavoro, durante i quali siamo riusciti a strutturare una proposta concreta, resa possibile soprattutto dalle collaborazioni avviate, anche attraverso un protocollo d’intesa con Casa Amica, l’associazione dei proprietari e il sindacato degli inquilini».

Il Fondo mette a disposizione 500 mila euro, destinati prevalentemente a coprire eventuali morosità, sia per i canoni di locazione sia per le spese condominiali. Una garanzia pensata per ridurre i rischi percepiti dai proprietari e favorire l’incontro tra domanda e offerta.

«Il primo passo – aggiunge Giovanelli – è ampliare il numero di appartamenti disponibili, attualmente quindici, attraverso un’attività capillare di informazione e sensibilizzazione, per coinvolgere i proprietari privati di immobili sfitti e per incentivarli a mettere a disposizione le proprie abitazioni. Il progetto è completamente gratuito e tutela chi decide di mettere a disposizione la propria casa. Ai proprietari chiediamo di applicare un canone inferiore del 15 per cento rispetto ai valori di mercato. L’obiettivo è raggiungere almeno 50 appartamenti nell’arco dei prossimi due anni».

La presenza dei tutor abitativi è uno degli elementi qualificanti del progetto. Sono già 38, distribuiti sul territorio della provincia di Bergamo, e avranno il compito di accompagnare gli inquilini nel percorso di inserimento abitativo, favorendo una gestione autonoma e consapevole della casa e contribuendo a individuare e affrontare tempestivamente eventuali criticità.

«Si tratta di persone che abbiamo selezionato e formato – spiega ancora Giovanelli – per accompagnare gli inquilini e intervenire prontamente in caso di difficoltà».

La questione abitativa, del resto, non può essere affrontata soltanto in termini di disponibilità di alloggi o di sostenibilità economica. Richiede una programmazione sociale capace di tenere insieme politiche abitative e welfare, perché il diritto alla casa è strettamente legato alla coesione sociale. In questo quadro, la figura del tutor diventa centrale non soltanto per intercettare bisogni ed emergenze, ma anche per favorire l’inclusione e accompagnare i nuovi inquilini nella costruzione di un rapporto stabile con la propria abitazione e con il contesto in cui vivono.

I più scettici potrebbero considerare l’iniziativa una goccia nel mare: soltanto in città, infatti, sono oltre mille i nuclei familiari che hanno presentato domanda per una casa in affitto a canone moderato o sociale. Eppure, mentre si attende una risposta da parte della politica, il progetto “AbitAzione” rappresenta un segnale concreto verso il diritto all’abitare.