Rapporto Istat

Per curarsi e in medicine se ne va un mese di pensione (e di stipendio) dei bergamaschi

Aumentano ticket e prestazioni (oltre al resto), i guadagni in molti casi non bastano e si rinuncia a esami e farmaci. Passi avanti sulle liste d’attesa

Per curarsi e in medicine se ne va un mese di pensione (e di stipendio) dei bergamaschi
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di Paolo Aresi

Curarsi costa sempre di più non soltanto perché la popolazione invecchia e ha sempre più bisogno di farmaci e di visite mediche, nonché di esami diagnostici. Costa sempre di più perché aumentano i prezzi delle prestazioni e dei ticket. I giornali lo scrivono da anni: tante persone non riescono più a curarsi in maniera adeguata perché gli stipendi e le pensioni non bastano. La notizia è semplicemente che la situazione va aggravandosi.

Ed è stata confermata proprio un paio di giorni dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes, diffuso dall’Istat); da questa relazione risulta che quasi sei milioni di italiani (quasi il dieci per cento) hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, pur avendone bisogno. La ragione principale rimane quella delle lunghezza delle liste d’attesa insieme al costo economico delle prestazioni. In questa graduatoria la Lombardia appare stabile, mentre peggiorano Marche e Sardegna.

Le zone a maggior reddito se la cavano abbastanza bene, a patto di mettere mano al portafogli e rinunciando alla sanità pubblica. Al punto che a Bergamo la spesa media dei cittadini per le cure mediche è stata di 1.147 euro nel 2025, 63 euro in più rispetto al 2024.

Lo ha comunicato nei giorni scorsi la Cgil sulla base delle dichiarazioni dei redditi elaborate dal Caaf del sindacato, che ogni anno compila migliaia di queste dichiarazioni. Per la precisione su oltre 61 mila dichiarazioni, ben 43 mila hanno portato in detrazione spese sanitarie, il che significa che (…)

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