Esperimento per salvare i boschi

Contro il bostrico 2.500 nuove piante di Douglasia a Roncobello

Lo scopo è proteggere il patrimonio forestale e trovare nuove risorse per la filiera del legname

Contro il bostrico 2.500 nuove piante di Douglasia a Roncobello
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Duemilacinquecento abeti di Douglas per provare a salvare i boschi delle Orobie per fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico e gli attacchi del bostrico. Questa sperimentazione è cominciata in Alta Val Brembana a Roncobello dove Regione Lombardia, attraverso Ersaf e il Consorzio Menna-Ortighera, hanno messo a dimora le prime piantine di una specie originaria del Nord America che è considerata più resistente del tradizionale abete rosso. Un progetto di ricerca che potrebbe indicare nuove prospettive per il futuro delle foreste bergamasche.

Il bostrico e la sofferenza dell’abete rosso

Come riportato da L’Eco di Bergamo in questi ultimi 6-7 anni il bostrico ha distrutto centinaia di ettari diabeti anche nella Bergamasca. Il coleottero, tuttavia, non sarebbe una presenza nuova nei boschi: la sua diffusione soprattutto dalla crescente vulnerabilità delle piante, indebolite dalle temperature elevate e dagli inverni sempre meno rigidi.

«Quanto sta accadendo anche alle Orobie è la conseguenza della sofferenza dell’abete rosso, soprattutto a quote inferiori ai 1.700 metri» – ha spiegato Nicola Gallinaro, direttore del Consorzio forestale Menna-Ortighera. Il coleottero, presente naturalmente nell’ambiente, attacca infatti soprattutto gli alberi che sono già indeboliti.

La Douglasia: una possibile alternativa

Tra le specie prese in considerazione c’è l’abete di Douglas o Douglasia e, impropriamente, pino dell’Oregon. Si tratta di una conifera sempreverde originaria del Nord America diffusa soprattutto tra Canada e Stati Uniti occidentali, particolarmente negli Stati di Washington e Oregon.

La Douglasia è un albero imponente, che può raggiungere i 60-75 metri d’altezza, e viene già utilizzato ampiamente per la produzione del legname. In Europa sono in corso differenti sperimentazioni, soprattutto in Austria e in Germania, mentre in Italia è presente da tempo in alcune aree tra cui la Toscana e i Corni di Canzo nelle zone di Como.

La caratteristica che interessa di più i ricercatori è la sua maggiore resistenza agli attacchi del bostrico. Anche dal punto di vista paesaggistico le differenze rispetto all’abete rosso risulterebbero essere limitate, grazie alla somiglianza tra le due specie.

A Roncobello piantate 2.500 piantine

Il progetto bergamasco ha preso il via alla fine dell’estate scorsa in un’area a monte del municipio del paese di Roncobello, dove lì il bostrico aveva già compromesso il bosco. Sono state piantate 2.500 giovani Douglasie, alte tra i 50 centimetri e un metro, in una zona facilmente e di conseguenza adatta al monitoraggio.

«Crescono un po’ più velocemente dell’abete rosso, ma per avere una pianta utilizzabile come legname serviranno 60-70 anni» – ha precisato Gallinaro. Questa scelta è legata anche alle caratteristiche del legno, considerato di qualità e resistente. La chiusura di alcuni mercati dell’Est Europa, tra cui quelli di Russia e Bielorussia, ha inoltre spinto a cercare nuove fonti di approvvigionamento per il settore europeo.

Secondo il direttore del Consorzio Menna-Ortighera, la Douglasia non presenta particolari caratteristiche invasive e potrebbe una risorsa interessante anche per la filiera forestale.

Una sperimentazione per il futuro delle foreste

L’intervento di Roncobello non ha soltanto una finalità popolamento forestale, ma soprattutto scientifica. Lo scopo è quello di raccogliere dati sull’adattamento della specie al territorio, sulla velocità della crescita e sulle condizioni fitosanitarie delle piante. Regione Lombardia, attraverso Ersaf, ha già avviato un censimento delle Douglasie presenti sul territorio regionale, raccogliendo informazioni sulle caratteristiche degli esemplari e sugli ambienti in cui si sviluppano. Questo sperimentazione bergamasca punta anche ad entrare in una rete nazionale di ricerca, che potrebbe essere finanziata dal Ministero dell’Agricoltura e che coinvolge già l’Università di Firenze e la Provincia di Trento.