Legambiente Lombardia, in collaborazione con i circoli di Legambiente del territorio orobico bergamasco e valtellinese, ha depositato le proprie osservazioni sulla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) per l’istanza presentata dalla società Futuro Energetico Italiano S.r.l. al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, relativa al territorio della Val Vedello in comune di Piateda (SO).
Le osservazioni dell’associazione ambientalista approfondiscono le contraddizioni contenute nell’istanza esplorativa, la seconda dopo quella sottoposta dalla stessa società per analoghe esplorazioni nel territorio del Comune di Valgoglio, in Bergamasca. Le due istanze, unitamente ad una terza, che sarebbe in arrivo per l’area di spartiacque tra Val Vedello e Val Seriana, sono relative all’ambito minerario orobico e, secondo Legambiente, dovrebbero essere valutate congiuntamente tra loro, evitando l’effetto “spezzatino” sulle valutazioni ambientali, «inteso a rendere accettabile un boccone francamente indigesto».
Cantieri esplorativi molti invasivi in giacimenti profondi
Ma cosa sta succedendo, nel dettaglio? Il proponente (una società-veicolo controllata da un gruppo con sede nel Regno Unito) vorrebbe avviare cantieri esplorativi molto invasivi in giacimenti profondi dei quali si sa ormai tutto da oltre quarant’anni: le concentrazioni di uranio presenti nella tenace roccia metamorfica sono talmente basse (ca. 0,1 per cento o inferiore, per quanto riguarda i livelli di ossido di uranio nella massa del minerale escavato) da rendere non competitivo lo sfruttamento del giacimento, perché il costo di estrazione, trasporto e lavorazione del minerale ne supererebbe il valore di mercato attuale. Non si giustificano, dunque, i severi impatti ambientali che i cantieri esplorativi determinerebbero a carico dei due parchi regionali orobici.
«Le nuove prospezioni richieste per l’uranio delle Orobie rischiano di non aggiungere nulla a quanto è ormai noto da decenni, ovvero che la spesa non vale l’impresa – afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Rischiano invece di compromettere la stabilità ecologica, la reputazione e l’attrattività del territorio di alta montagna, di assoluto valore, compreso tra il lago di Scais e lo spartiacque della Val Seriana. La transizione energetica non si fa volgendosi al passato, ma cercando opportunità di sviluppo credibili e compatibili con la tutela di ambiente e salute. In ciò che appare come una insulsa ‘corsa all’uranio’, che pare spinta più da interessi speculativi di gruppi esteri piuttosto che da un credibile piano di investimenti, il buon senso sembra scarseggiare».
Legambiente chiede di considerare l’opzione “zero”
Legambiente contesta anche come l’istanza di ricerca mineraria sia del tutto sprovvista di indicazioni e programmi sulla fattibilità di un eventuale processo di lavorazione dei milioni di tonnellate di rocce estratte, che dopo il trattamento per estrarre l’uranio dovrebbero trovare, presumibilmente in Val Seriana, un sito di discarica in cui venire stoccati in sicurezza. Le osservazioni riscontrano come sia estremamente improbabile che la nuova esplorazione prevista da Futuro Energetico Italiano Srl porti a individuare una riserva di minerale di uranio maggiore delle 1.830 t già identificate da Agip Nucleare con gli ingenti investimenti pubblici del tempo, delle quali 1.397 t giudicate realmente estraibili.
Un supplemento di indagini minerarie negli stessi cunicoli scavati da Agip Nucleare negli anni Ottanta del Novecento non potrà determinare nuove risorse di minerale d’uranio nella roccia presente. La motivazione del proponente, prosegue Legambiente Lombardia nelle osservazioni, pare quella di opzionare un giacimento per conseguire, a costo zero, eventuali futuri – quanto teorici – diritti esclusivi di sfruttamento. Si tratterebbe quindi di un interesse privato che, quand’anche fosse legittimo, non giustifica i rischi e i danni ambientali di un cantiere ad alta quota.
L’associazione chiede quindi al Mase di considerare l’opzione “zero”, confermando come non necessario né strategico il cantiere di ricerca nel cuore della montagna, visto che non potrebbe che confermare conoscenze disponibili in modo già dettagliato.