Parla Robi Amaddeo

L’estate d’oro di Città Alta Sette ragioni per spiegarla

L’estate d’oro di Città Alta Sette ragioni per spiegarla
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L’estate 2015 ha segnato un record per Bergamo Alta, con oltre 200mila visitatori complessivi. Settembre è andato benissimo anche grazie alla presenza de I Maestri del paesaggio, che hanno colorato di verde le piazze (Vecchia e Mascheroni), ma tutta l’estate ha visto una presenza turistica importantissima. Si tratta certamente di un fenomeno dalle radici profonde, che ha incontrato un momento particolarmente felice in questo anno vivacizzato da Expo.

Per capire a fondo i processi di crescita che hanno coinvolto e coinvolgono Città Alta, abbiamo parlato con Robi Amaddeo, consigliere comunale delegato per Bergamo Alta e Capogruppo della lista Gori. Prima di illustrarci i suoi sette punti che spiegano l’alta attrattività di Città Alta, Robi ha voluto rendere merito alla sua lista e ricordare che essa è presente in tutte le zone della città con vari delegati: Ezio Deligios a Santa Lucia, Fabio Fracassi alla Malpensata, Denise Nespoli alla Conca Fiorita e Monterosso, Carretta Niccolò a Redona. Ognuno svolge attività di valorizzazione, mediazione e vicinanza ai cittadini. Ci ha poi rivelato le sette motivazioni.

 

1) L’aeroporto di Orio

«Tra luglio e agosto ha visto passare 2 milioni di persone, di queste200 mila hanno fatto un giro in Città Alta. Un’infrastruttura strategica, legata a una piccola città gioiello come Bergamo, ha creato questo indotto per anni. Bergamo Alta sta crescendo di anno in anno come meta turistica: sento un sacco di persone che ci sono passate per poco tempo (avendo una finestra di 6/7 ore), ma mi dicono che torneranno sicuramente. Quelli che tornano poi rivelano che ci vogliono vivere. Questo è il motivo per cui si viene qui».

 

2) Vivere a Città Alta

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«Piace alla gente perché è un borgo vivo. Il turista si immedesima nel residente, vede i bambini che vanno a scuola, il fatto che le Poste volessero andarsene, ma come amministrazione siamo riusciti a mantenerle, è stato un importante risultato anche turistico, nonché politico. Bergamo Alta è un borgo, con scuole, bambini, un tessuto misto con un centinaio di appartamenti comunali. C’è una popolazione vera, diversificata, che esiste veramente e non solo in cartolina».

 

3) La bellezza

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«È inconfutabile: sia quella monumentale e più nota di Piazza Vecchia, ma l’amministrazione ha fatto anche scoprire luoghi che prima non si vedevano o erano nascosti. Piazza Mascheroni senza le auto ha acquisito un’attrattività turistica che deriva dalla vita vera; è stata una scelta coraggiosa. Ma ancora: il passaggio che fa scoprire il Chiostro del Carmine, il Parco La Crotta che prima chiudeva alle 16.30, mentre adesso alle 18 oppure alle 20. È un ambiente bello e quasi lillipuziano, perfetto per i bambini. Far scoprire le parti anche meno conosciute è stato quindi fondamentale per dare un senso pieno alla bellezza del borgo».

 

4) Condivisione

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«I commercianti hanno fatto rete; qualsiasi problema è stato affrontato col dialogo e si sono trovate soluzioni strabilianti. A Sant’Agostino per dar vita al Borgo quindici diverse società si sono accorpate in una sola. I commercianti hanno fatto un passaggio mentale: non aspettano più, ma fanno direttamente loro le proposte, in maniera attiva. Questo cambiamento avrà certamente un ruolo importante. Siamo riusciti ad essere attrattivi perché diversi: il Natale scorso abbiamo organizzato una sorta di Avvento, giorno per giorno, intitolato Una storia vera tutta da camminare, diverso dagli eventi degli anni precedenti e con cui abbiamo riscoperto alcuni luoghi autentici e meno conosciuti. Si è capito che Città Alta è da gustare attimo per attimo, non allestendo qualcosa delegato ad altri in Piazza Vecchia. Un Natale fatto in casa, fatto bene. Anche in quel caso il ruolo dei commercianti è stato fondamentale».

 

5) La festa

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«Si sono fatte tante cose per strada: prima i Maestri del paesaggio erano solo appoggiati a Città Alta, era una fusione a freddo. Quest’anno mio figlio (6 anni) ha chiesto perché ci sono due Piazze Vecchie, perché ormai identifica la Piazza come verde e quindi la vede sdoppiata in Piazza Mascheroni. I Maestri del paesaggio sono entrati nel circolo vitale di Città Alta. Condividendo le manifestazioni si creano opportunità per tutti e queste diventano parte dell’identità di tutti. Ben vengano allora molte feste per strada».

 

6) Expo

«Mi viene da ridere quando dicono che non ha portato nulla. È stata quella cosa in più che ha fatto pensare a tutti: “Non vado a Bergamo solo perché meta turistica che mi piace, ma anche perché c’è lì vicino c’è Expo”. Ha portato 20 milioni di visitatori. La nostra città si è fatta trovare pronta con Astino, la biodiversità, la rivitalizzazione del marchio Donizetti con Francesco Micheli, l’Accademia Carrara riaperta. Il sogno non è avere Bergamo Alta staccata da città bassa, ma considerare Bergamo come un unico centro storico. Donizetti è un marchio importantissimo, ma anche l’Accademia Carrara: come nuovo direttore dell’Accademia a noi piacerebbe una persona giovane e che abbia avuto esperienze anche in altre città (come Micheli), che possa portare qualcosa di nuovo. Come d’altronde succede negli altri musei italiani. Expo ci ha insegnato a viaggiare, anche a noi di Città Alta, e non restare chiusi dentro le mura».

 

7) Candidatura Unesco delle mura

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«Stiamo procedendo alla candidatura, che risulta fin da subito un elemento chiave nell’accrescere l’attrattività. L’anno scorso le Langhe e il Monferrato sono stati fatti Patrimonio dell’Umanità: ciò ha significato un aumento pressoché immediato del 10 percento in ambito turistico».

 

Aprirci al mondo. «Tutto questo è stato possibile grazie alla politica coerente della Giunta verso Città Alta. Merito a Gori e agli assessori che ci hanno creduto. Nel programma c’era scritto che intendevamo puntare su Bergamo Alta, ma coesa con tutta la città. L’occasione di Expo ha dato inizio a uno scambio col mondo, dobbiamo diventare moderni. Aprirci e farci raccontare anche da altri come dirigere e gestire le nostre ricchezze: per questo auspichiamo un direttore innovativo per la Carrara».

I tesori non sono mai accessibili. «La frase chiave deve essere “Attrattivi perché diversi”, dobbiamo lavorare su questo. Siamo riusciti a far diventare l’inaccessibilità un valore: uno se la suda, sembra impossibile arrivarci e quindi ognuno la sente sua in modo diverso. Le cose esotiche sono quasi obsolete, si riscoprono allora i tesori nascosti dietro casa, si cercano luoghi meno facili».

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