Alla fine non è stata una questione di parcheggio, ma di parole. Di una frase scritta nero su bianco nei verbali, ritenuta «incomprensibile e contraddittoria», che ha ribaltato l’esito di otto multe e trasformato una disavventura estiva in una vittoria in aula.
Protagonista è l’ex deputato leghista Vito Comencini, 38 anni, avvocato veronese, già noto alle cronache giudiziarie bergamasche per essere uscito indenne da un procedimento per vilipendio al Capo dello Stato dopo le frasi pronunciate contro Sergio Mattarella al raduno di Pontida nel 2019. Questa volta il terreno di scontro è stato molto più prosaico: un’area sterrata a due passi dall’aeroporto di Orio al Serio, come racconta oggi il Corriere Bergamo.
È Ferragosto 2024. Comencini deve partire per Tallinn insieme alla moglie. Due settimane di vacanza. Arrivato in via Aeroporto, nota un ampio spiazzo con diverse auto già in sosta. È al volante della Fiat Punto del padre. «In quel momento – racconta – nessuna macchina aveva multe sotto i tergicristalli. Mi sono guardato attorno: nessun cartello di divieto, nessuna recinzione. Ho pensato che si potesse parcheggiare». Lascia l’auto e parte.
Il 30 agosto, al rientro, la sorpresa: sul parabrezza lo attendono otto verbali della polizia locale di Orio al Serio. Otto giorni di sosta, otto sanzioni. Comencini torna a casa con le multe in tasca, poi decide di contestarle. Prima al Comune, che respinge le sue argomentazioni. Poi alla Prefettura, con lo stesso esito. L’ultimo passo è il ricorso al giudice di pace.
La sentenza arriva la scorsa settimana e gli dà ragione. Non solo le sanzioni vengono annullate – avrebbe rischiato di pagare 792 euro – ma Comune e Prefettura sono condannati in solido a rimborsargli 600 euro di spese legali. Lui dovrà sostenere soltanto i 40 euro del contributo per il ricorso. Il Comune non si presenta in giudizio; la Prefettura deposita una memoria definita «tardiva».
A risultare decisiva è proprio la formulazione dei verbali. Secondo la giudice Cristina Cremonesi, la motivazione riportata — “per avere lasciato in sosta il veicolo sulla carreggiata sulle banchine salvo diversa segnalazione” – è ritenuta illogica. «È indiscutibile – scrive – che la carreggiata è cosa diversa dalla banchina e che, se il veicolo era in sosta sulla carreggiata, non lo poteva essere sulle banchine». Una contraddizione tale da non consentire al cittadino di comprendere quale comportamento gli sia contestato e, dunque, di difendersi adeguatamente.
Non solo. Richiamando il Codice della strada e la giurisprudenza della Cassazione, la giudice osserva che l’area in questione — priva di segnaletica e delimitazioni — non può essere qualificata come “banchina” in senso tecnico. «Volo spesso da Orio – commenta Comencini – ma vivo in Veneto e conosco poco la zona. Ero in buona fede».