di Valeria Della Monica
La terza seduta della Conferenza dei servizi sul progetto di realizzazione di un inceneritore da parte della Montello S.p.A., tenutasi ieri (giovedì 12 febbraio) in Provincia di Bergamo, ha confermato le profonde spaccature tra ambizioni industriali e timori del territorio.
La seduta si è aperta con una dichiarazione durissima dell’azienda, che ha denunciato una campagna informativa «denigratoria», paventando rischi per l’incolumità di beni e collaboratori: «Le autorità ne dovranno valutare eventuali corresponsabilità». Un monito che ha trasformato il dibattito tecnico in un terreno minato dalle possibili conseguenze legali.
I numeri del Leap e i dubbi dei tecnici
Giulio Bortoluzzi del Leap (Laboratorio energia e ambiente Piacenza) ha illustrato i dati 2019-2023 dell’attività della Montello: sebbene i flussi superino le 910 mila tonnellate, l’impianto appare sovradimensionato rispetto ai 154 Megawatt termici nominali. Una scelta difesa dall’azienda come necessaria per la flessibilità operativa. Tuttavia, Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica ed esperto di prevenzione ambientale, ha sollevato dubbi sulla reale fattibilità delle ottomila ore annue di funzionamento e sulla classificazione tra recupero e smaltimento. Resta inoltre l’incognita sull’assenza di conflitti di interesse dei tecnici, su cui Leap non ha fornito risposta immediata.
Parola ai (leciti) dubbi dei Comuni
Il clima in aula si è surriscaldato quando la parola è passata ai rappresentanti locali. Il Comune di Gorlago ha contestato il diagramma di combustione presentato: mostrare scenari basati su rifiuti a basso potere calorifico è stato giudicato «fuorviante», data la qualità nota degli scarti. A questa contestazione si è unito con forza il Comune di Montello, che ha presentato una criticità fondamentale sui volumi: se le analisi prevedono una produzione di residui pari a circa 200 mila tonnellate, non si spiega la necessità di progettare un impianto a doppia linea capace di trattarne quasi il doppio (392.700 tonnellate annue).
L’ingegnere Pietro Brevi (consigliere a Bagnatica) ha invece attaccato la legittimità della deroga regionale, chiedendo se sia lecito autorizzare una struttura dimensionata su una “produzione futura” mai raggiunta. Su questo punto è intervenuto anche il sindaco di Bagnatica, Roberto Scarpellini: «Non è solo una questione tecnica, è giuridica. Non esiste che si arrivi a 390 mila tonnellate; questo limite deve essere chiaramente specificato nell’atto». Nonostante l’ingegner Federico Viganò abbia parlato di «fabbisogno prospettico», la questione rimane aperta.
Lo scontro e la piazza
Durante la messa a verbale, i toni si sono animati ulteriormente. Roberto Sancinelli, presidente e ad della Montello Spa, ha dichiarato che la tecnicità dell’impianto è una questione riservata all’azienda e non di interesse dei Comuni. Immediata la replica di Scarpellini, che ha ribadito come la portata dell’opera sia invece di stretto interesse pubblico, data la vicinanza ai centri abitati e i già noti problemi – mai risolti – degli olezzi. In questo clima teso, l’azienda ha comunque promesso di impegnarsi a ridurre, ove possibile, la quantità di scarti prodotti.
Mentre l’aula si scioglieva, fuori dal municipio di Montello si è riunito il presidio di protesta annunciato dai giorni scorsi e organizzato dalla lista civica Aria Nuova e dal comitato Aria Pulita Tomenone. La manifestazione ha dato forma plastica alle preoccupazioni del territorio, raccogliendo quasi 150 persone. Sotto la guida di Eugenio Beccalli, il presidio s’è trasformato in una vera e propria assemblea a cielo aperto, dove ai cittadini è stato concesso ampio spazio per dichiarare pubblicamente il proprio dissenso verso la realizzazione del nuovo inceneritore.
Le testimonianze degli abitanti hanno evidenziato un timore diffuso verso un’opera giudicata sproporzionata e pericolosa per la qualità della vita, confermando che la distanza tra le ambizioni dell’azienda e il sentire della comunità locale appare attualmente come incolmabile.