L'incompiuta

La Val Brembana è infuriata: «Sulla Paladina-Sedrina ci hanno venduto solo fumo»

Anas ha bocciato l’attuale progetto (costato ben 6 milioni di euro) del tratto della Tangenziale Sud di Bergamo. Il motivo? L’ex discarica a Sorisole

La Val Brembana è infuriata: «Sulla Paladina-Sedrina ci hanno venduto solo fumo»

Quella strada, così come progettata, non si può fare. È questa, in estrema sintesi, la posizione ufficiale di Anas sulla realizzazione del tratto PaladinaSedrina della tangenziale sud di Bergamo. La società statale che si occupa della rete stradale ha bocciato il tracciato. Motivo: sul percorso, in territorio di Sorisole, c’è un’ex discarica. E, secondo Anas, scavare in quel luogo comporterebbe rischi ambientali. Dunque, nisba.

L’invito della società è a valutare altri tracciati. Il che equivale al de profundis sulla Paladina-Sedrina ipotizzata negli ultimi vent’anni. Un percorso di 6,5 chilometri di cui 4,8 in trincea e in galleria, dal costo previsto di 528 milioni.

Anas ha fatto sapere che invierà presto alla Provincia richieste di integrazione della documentazione. Approfondimenti sulle terre da scavare che potrebbero provocare un allungamento dei tempi e un incremento dei costi, già enormi. Ma ha già messo le mani avanti: «In assenza di indagini ambientali aggiornate – scrive la direzione tecnica dell’azienda in una nota inviata a Regione, Provincia e Comunità montana – non può essere escluso il possibile rinvenimento di sostanze tossiche o altri materiali pericolosi, con potenziali ripercussioni sulla reale fattibilità dell’intervento».

La discarica della discordia

Il presidente della Provincia, Gianfranco Gafforelli, ha sottolineato che la presenza della discarica è nota da decenni. Si tratta dell’ex impianto Monte Bianco che si trova a Petosino di Sorisole, al confine con Almé. Qui, in una zona un tempo circondata da diverse fonderie, doveva passare, stando al progetto, la nuova strada. Con un attraversamento in trincea e uno scavo profondo dieci metri.

Solo che per Anas scavare in quel tratto comporterebbe non pochi pericoli. «L’intervento avviato nei primi anni Ottanta – sottolinea l’azienda – fu eseguito mediante indagini ambientali di limitata profondità, la rimozione dei fusti rinvenuti, e una sigillatura superficiale con strato di argilla. E inoltre non si ha evidenza della chiusura del procedimento di bonifica». In più ci sarebbe una falda superficiale che potrebbe complicare ulteriormente il cantiere. Insomma, problemi ambientali e idrogeologici. Tanto che, vista la complessità dello scenario «Anas si rende disponibile, ove il ministero dei Trasporti lo ritenesse necessario, a valutare anche possibili tracciati infrastrutturali alternativi per la risoluzione della problematica e prendere in carico l’avvio dell’iter autorizzativo oggi in capo alla Provincia».

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