10 domande al Papu adesso che è in forma

10 domande al Papu adesso che è in forma
13 Febbraio 2015 ore 10:20

Finalmente, nel 2015, Papu Gomez. Il folletto argentino arrivato proprio in chiusura dello scorso mercato estivo sta attraversando un ottimo momento, a Firenze è stato l’autore del primo assist per Zappacosta e per tutta la gara ha dato del filo da torcere ai difensori gigliati. In questa intervista esclusiva per BergamoPost, il Papu parla del suo rapporto con il numero 10 e delle sue passioni. Tra campo da tennis e cucina.

Gomez, il 2015 ti sorride: quanto abbiamo visto finora del miglior Papu?

«Io penso che tra Inter e Juventus all’andata e Fiorentina in Coppa Italia poche settimane fa, si sia rivisto il miglior Papu. In mezzo c’è stato l’infortunio. Ho dovuto praticamente rifare tutta la preparazione, ma è servito: a Natale mi sono allenato per una settimana da solo rinunciando alle vacanze, ho lavorato poi anche con i compagni e credo che da almeno un mese la mia forma sia molto buona. Peccato aver avuto poco spazio. Domenica scorsa sono andato in campo dal primo minuto e sono molto contento della prova: ormai mi sento al 100%.

Peccato che non si giochi più con la Fiorentina: al Franchi ti ha soddisfatto di più la tenuta atletica o la prova dal punto di vista tecnico?

«Entrambe le cose. Per un giocatore con le mie caratteristiche è fondamentale stare bene fisicamente, ancora di più visto quello che mi chiede di fare il mister nella zona di campo dove sono impiegato. C’è una fascia da coprire, è importante aiutare in copertura e quindi devi avere gamba. Pian piano arriveranno anche le giocate sempre con più fluidità: i tempi di gioco si trovano giocando e sono sicuro di essere molto vicino al top».

Qual è il tuo rapporto con la maglia numero 10?

«Nella mia carriera ho avuto il numero 10 sulle spalle solo quando giocavo nell’Arsenal Sarandi, un sobborgo di Avellaneda, nei pressi di Buenos Aires. Le cose andarono molto bene, ma devo essere sincero: non ho un rapporto particolare con nessun numero. Ho avuto il 15 e il 17 a Catania: per me non ci sono grosse differenze anche se ammetto che, per noi argentini, il numero 10 ha un significato molto speciale. Impossibile che non sia così».

Maradona: è stato lui il più grande di sempre?

«Credo di sì, senza dubbio. Probabilmente dal punto di vista tecnico Lionel Messi lo supererà, è un fenomeno e ha tanto tempo per farlo, ma la personalità e la vita di Maradona sono uniche: ha sempre avuto una realtà molto “incasinata”. La sua storia lo rende speciale e per me ma, come credo per tutti gli argentini, Diegoresta il più grande.

Sei uno che non segna tantissimo: preferisci fare gol o assist?

«Ovviamente fare gol è bello, molto bello. Però a me piace un sacco anche fornire assist ai compagni. I numeri dicono che non sono uno che segna tantissimo: a Catania ho segnato 16 gol in 106 partite e, se ci penso bene, in tutta la carriera ho probabilmente fornito più assist ai compagni che realizzato gol per le mie squadre. Un dato di cui tenere conto».

Ti manca una grande prestazione a Bergamo in maglia nerazzurra? Hai finora impressionato in maglia bianca e arancio…

«Ovviamente sì. Ogni calciatore, soprattutto quando arriva da una situazione particolare come quella che ho vissuto io, ha tantissima voglia di ripagare la fiducia dei tifosi con belle prestazioni. Sono stato fermo parecchio, ho avuto vacanze prolungate a causa della situazione in Ucraina e sono arrivato a Bergamo nell’ultimo giorno di mercato. Mettiamoci anche l’infortunio e avevo perso un po’ la fiducia: vedevo tutto nero. L’anno nuovo però mi ha regalato tante gioie e una condizione ottimale: sento una grande voglia di regalare al pubblico di Bergamo prestazioni all’altezza».

Arrivano Inter e Juve: che tradizione hai contro queste squadre?

«Meglio con l’Inter. A Catania abbiamo vinto e ottenuto anche dei punti importanti, sia a Catania che a Milano. La mia tradizione contro la squadra nerazzurra è buona, ma per la verità ho segnato anche alla Juventus allo stadio Olimpico. Delle due, però, la mia vittima preferita è l’Inter. Speriamo davvero di continuare lo stupendo periodo che vivo dall’inizio di gennaio, con risultati importanti: da poche settimane sono anche papà della piccola Costantina, una gioia enorme per me e mia moglie Linda ma anche per il fratellino Bautista».

 

 

 

 

Sei un appassionato dei fornelli: com’è Bergamo dal punto di vista culinario?

«Molto bene, davvero. Non ho girato molto nei ristoranti della città, ma vado spessissimo al Sole di Città Alta perché siamo amici dello chef Paolo e anche il bimbo si trova molto bene, ha i suoi spazi e può giocare liberamente. La cucina italiana è fantastica: a Catania si mangiava più pesce mentre qui ho provato la polenta Taragna, che è buonissima. Confesso però che ho un debole per il risotto al vino rosso e radicchio: pazzesco».

Il tuo rapporto con la Nazionale può avere ancora sviluppi in futuro?

«Nel 2007, in Canada, ho vinto con la maglia dell’Argentina il mondiale Sub 20. Giocava con me anche Maxi Moralez. Sono stato capitano in Under 17 e ho fatto praticamente tutta la trafila delle nazionali giovanili. Mi manca solo la Nazionale maggiore. Ogni anno dall’Argentina escono tanti giocatori bravi e credo che per me sia molto dura: se non giochi in una grande squadra è difficile che ti tengano in considerazione».

La tua esperienza in Ucraina è iniziata con i capelli biondi ma è finita male: il momento peggiore?

«Quella capigliatura è frutto di uno scherzo in ritiro con il Catania. Avevamo un parrucchiere vicino al centro di allenamento, ci annoiavamo e quindi abbiamo giocato: sono entrato e ho detto “dai, facciamo qualcosa di matto” e mi sono ritrovato biondo. Con quella testa, mi sono presentato al Metalist. In Ucraina. Purtroppo lì, la situazione era incredibile. Ricordo che un giorno, uscendo per il pranzo, mi trovai i mezzo alla strada tra due gruppi che combattevano: da una parte chi si sentiva ucraino, dall’altra i filorussi. Volava di tutto, gli scontri erano violenti e per noi non è stato facile: alla televisione parlavano di queste manifestazioni, ma non capivamo e ci siamo trovati in mezzo. Terribile».

Curiosità

1) Carne o pesce? «Carne».

2) Vino o birra? «Birra, chiara».

3) Piatto preferito. «Tarta argentina jamon y queso. È un piatto tipico argentino, molto simile ad un calzone con prosciutto, formaggio e verdure».

4) Il tuo rapporto con la tecnologia? «Ottimo, mi piace molto seguire le uscite di telefoni, tablet e tv».

5) Hai tanti tatuaggi… «Hanno tutti un significato, adesso manca quello per Costantina e ora che ho conosciuto quello di German andrò a farlo».

6) Mare o montagna? «Mare».

7) Compagno più forte con cui hai giocato. «Barrientos».

8) Compagno più matto con cui hai giocato. «Kily Gonzalez».

9) Passione extra-calcio. «Mi piace giocare a tennis, riesco poco ma mi piace molto».

10) Attore preferito. «Denzel Washington e Jonny Depp».

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