110 anni e 5 motivi per cui la Dea ha un grande futuro

110 anni e 5 motivi per cui la Dea ha un grande futuro
Atalanta 18 Ottobre 2017 ore 10:26

Il giorno dopo gli auguri di rito e le manifestazioni di affetto arrivate da tifosi, ex giocatori e dirigenti, resta un fatto incontrovertibile: l’Atalanta di oggi è qualcosa di unico. Passata la scadenza dei 110 anni, proviamo a sottolineare almeno cinque motivi per cui la Dea si merita tutte le migliori fortune negli anni a venire. Perché dentro al mondo Atalanta c’è qualcosa di incomparabile, che tutti conoscono ma che troppe poche volte viene sottolineato e applaudito. Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo ora che i riflettori del compleanno si sono spenti: siamo”dentro” la storia e forse non ce ne rendiamo nemmeno conto.

 

Passione smisurata

La gente dell’Atalanta ha una passione smisurata per la sua squadra. Nonostante i recenti ottimi risultati e qualche critica di troppo tra chi sostiene i colori nerazzurri, Bergamo continua ad avere negli anni uno zoccolo duro di quindici, ventimila appassionati che seguono la squadra a prescindere dal risultato. Questo è un valore fondamentale per la storia di una società così piccola, nel panorama nazionale e internazionale l’Atalanta non ha la possibilità di competere ai vertici per una serie infinita di motivi e eppure la sue gente si esalta nel partecipare prima ancora che nelle vittorie. Le manifestazioni di affetto che abbiamo visto e continuiamo a vedere ogni volta che la squadra scende in campo sono qualcosa di meraviglioso. I bergamaschi non sono grandi sognatori e da tutti sono considerati un popolo di lavoratori. Eppure la domenica alle 15 (o comunque quando si gioca), si ferma tutto ché c’è l’Atalanta. Di padre in figlio, una partecipazione di questo tipo va oltre il terreno di gioco e identifica un popolo con la sua squadra di calcio: è per certi versi inspiegabile ma non c’è augurio migliore che si possa fare se non quello di restare sempre così.

 

Progetti seri

Mai il passo più lungo della gamba, mai operazioni che non fossero coperte adeguatamente e una progettualità che, soprattutto grazie ai risultati e alle plusvalenze degli ultimi due anni, permette alla società di avere serenità nei bilanci con tante possibilità di gettare le basi per il futuro. In un panorama calcistico come quello italiano, dove servono innesti di capitali esteri per andare avanti, a Bergamo c’è una famiglia di bergamaschi che sta perseguendo un progetto con sani valori e principi morali e aziendali molto forti. Oggi sono i Percassi, prima c’erano i Ruggeri e prima ancora i Bortolotti. Quando parliamo di identità è doveroso anche ragionare su famiglie che, nonostante risultati e contestazioni che si sono registrate più o meno con tutti, non hanno mai rappresentato qualcosa di distaccato rispetto all’ambiente e al territorio. Bergamo non è capoluogo di regione eppure se la gioca sempre con tutti, anche dal punto di vista delle strategie che non devono sempre essere vincenti (nessuno è infallibile) ma restano sempre molto bergamasche. Quindi ponderate, serie e pragmatiche.

 

Il tecnico della storia

Nell’anno del compleanno 110, sulla panchina orobica siede il miglior tecnico di sempre. Non è una forzatura, ci sono i numeri a confermarlo: Gasperini ha fatto cose che nessuno era mai riuscito a fare prima. È un autentico fenomeno, non è infallibile e qualcosa si può sempre migliorare, ma ha l’enorme merito di aver ribaltato la prospettiva del calcio a Bergamo nel giro di dieci mesi. Prima si pensava a coprire e strappare punti, oggi si aggredisce e si cerca di imporre il gioco. Altri in passato ci avevano provato, lui ci è riuscito. Nonostante lo stesso mister voglia giocatori pronti per fare il salto di qualità, la società ha continuato nella filosofia che lo esalta: prendi un giocatore sconosciuto e da far crescere, dallo in pasto al migliore e tra qualche mese il prodotto sarà ambito da tutto il calcio italiano. Più si andrà avanti e più sarà possibile inserire altri Ilicic in ogni sessione di mercato, magari un giorno vinceremo lo scudetto oppure si tornerà in B, ma oggi stiamo godendo di uno spettacolo di cui ci renderemo veramente conto forse tra decenni. E in panchina c’è quell’uomo di Grugliasco che ha grinta da vendere e ci ha cambiato la vita.

 

Lo stadio di proprietà

Se ne parla tanto solo a ridosso delle scadenze, ma l’acquisto dello stadio di Bergamo da parte della società rappresenta qualcosa di grandioso per il presente e il futuro dell’Atalanta. Venerdì 20 ottobre verrà definitivamente concluso l’acquisto (lo Stato, nei sessanta giorni a disposizione, non ha fatto valere la sua opzione per il riacquisto e quindi non ci sono più ostacoli) e in attesa di vedere il progetto definitivo e assistere ai prossimi passi bisogna cercare di capire fino in fondo cosa significa per l’Atalanta essere la prima in Italia ad aver intrapreso e percorso questa strada. L’impianto cittadino è stato il tema centrale di tanti programmi elettorali negli ultimi decenni, non si è mai trovata una soluzione perché interessi politici, economici e strategici di città e Comuni dell’hinterland coinvolti non hanno mai trovato una convergenza. Da nessun’altra parte in Italia si è scelta la via dell’acquisto con successiva ristrutturazione di un bene demaniale di questo tipo:l’Atalanta ha fatto scuola anche sul piano amministrativo dunque, e non solo nel settore giovanile. E insieme al Comune di Bergamo ha dimostrato all’Italia che anche un’operazione che pareva folle si può fare.

 

I bambini

La chiusura la dedichiamo ai bambini. Nel video che la società ha pubblicato sul sito ufficiale nel giorno del compleanno, il presidente Percassi parla in mezzo ai giovani atalantini classe 2007. Bimbetti di 10 anni che si dicono orgogliosi di essere all’Atalanta. I neonati di ieri, quelli cui la società regala la maglietta appena nati, saranno i tifosi di domani e insieme a loro è fondamentale continuare ad avere un serbatoio di ragazzi in grado di alimentare le squadre dei grandi. Le persone passano, la filosofia e il progetto rimangono: c’è stato Favini, c’è Costanzi e chissà chi arriverà in futuro, ma se da quasi trent'anni un certo tipo di impostazione del lavoro è sempre in evoluzione e permette alla Dea di avere il settore giovanile migliore d’Italia (non per risultati magari ma certamente per struttura e organizzazione), significa che la strada è quella giusta. Le altre società guardano a Bergamo e prendono esempio, il giorno dopo il compleanno numero 110 e appena prima di un Atalanta-Apollon Limassol, che può regalare un altro sogno europeo, è doveroso fermarsi un attimo e guardarsi dentro: questa Atalanta ha un grande futuro.