In prima persona

Sarà speciale tornare a vivere nuovamente la Dea (ricordando chi purtroppo non c’è più)

Tra circa 24 ore la stagione dell'Atalanta ricomincerà contro il Sassuolo in un Gewiss Stadium praticamente deserto. Concedetemi, dunque, qualche emozione

Sarà speciale tornare a vivere nuovamente la Dea (ricordando chi purtroppo non c’è più)
19 Giugno 2020 ore 09:30

di Fabio Gennari

Questa volta – il direttore me lo concederà – vi parlo della mia emozione. Ogni giorno, fin dall’inizio, vi ho raccontato l’Atalanta cercando di trasferire passione e sensazioni dal campo da gioco. In Italia e in Europa, da Bergamo o da Haifa. Con Gasperini ci siamo tolti enormi soddisfazioni, qualche delusione come la finale di Coppa Italia a Roma del 2019 ci ha fatto arrabbiare, ma ora che il calcio riparte dopo una delle emergenze sanitarie più grandi di sempre è giusto fermarsi e guardarsi dentro. In fondo al cuore.

Qualcuno dice che non è calcio, altri spingono con forza sul concetto che senza tifosi è tutto molto diverso. Personalmente, sono uno che ama seguire le gare sentendo il profumo dell’erba, scrivere di calcio dalla tribuna stampa è emozionante e non ho la minima idea di cosa succederà domani sera alle 19.30 quando inizierà Atalanta-Sassuolo. Però sono emozionato al pensiero che tutto ricominci e in questi giorni, tra un pezzo e l’altro con argomenti molto più vicini alla quotidianità, mi rimbalzano in testa le parole di Gabriele, un amico che per colpa del maledetto Covid-19 ha perso il suo papà.

«È dura Fabio, quando ci penso lo sconforto è totale – mi ha detto – e spero che le partite ricomincino presto perché tornare a vedere l’Atalanta sarebbe importantissimo: la testa avrebbe 90′ minuti molto simili alla normalità per distrarsi un po’». Sul tema si sono espressi in tanti, i pareri sono anche molto diversi (la posizione della Curva Pisani, ad esempio, è opposta a quella dell’amico Gabriele) ma credo che in questo momento nessuno possa giudicare. Sarà speciale tornare a vedere la Dea, sarà speciale farlo ricordando il papà di Gabriele e tutti gli altri bergamaschi che sono andati avanti.

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