Atalanta
Quanti spunti

Il pensiero sull'Under 23, l'importanza degli adulti e del «saper giocare a calcio»

Il nuovo condottiero del settore giovanile non cambierà le gerarchi e terrà Finardi come vice. Ma a colpire sono stati alcuni concetti espressi

Il pensiero sull'Under 23, l'importanza degli adulti e del «saper giocare a calcio»
Bergamo Aggiornamento:

di Fabio Gennari

In quasi 50 minuti di conferenza stampa, Roberto Samaden e Luca Percassi hanno fornito un sacco di spunti per il futuro. Partendo dal passato, esaltando il presente e con un occhio al domani. Senza toccare troppo allenatori e organizzazione, con Giancarlo Finardi come vice. Tre passaggi che, forse, sono passati un po' sotto traccia rispetto al resto. A mente fredda, in attesa di vedere come andranno i prossimi mesi di partite e lavoro nel settore giovanile, ma con grande attenzione ai concetti espressi dal nuovo dirigente atalantino.

Punto primo: la Under 23 (o seconda squadra). «Quel tipo di progetto è clamorosamente importante», ha dichiarato Samaden, aggiungendo di come invidiasse i colleghi juventini che già avevano la possibilità di portare i propri giovani a giocare in un campionato professionistico importante. Mentre Luca Percassi, amministratore delegato della Dea, ha confermato che il 7 luglio ci sarà molta più chiarezza (ufficiale) sul tema, Samaden già pensava al futuro, a quanto l'inserimento dei giovani in prima squadra passerà anche dalla Squadra B.

Punto secondo: l'importanza degli adulti. «Bisogna far divertire i nostri ragazzi. Credo che sia uno dei grossi problemi del calcio italiano. Purtroppo siamo noi adulti il problema, spesso non si ragiona sulla base, mentre dovremmo noi creare un ambiente sereno e tranquillo per i nostri giovani. Insegnare loro il rispetto dell'avversario, l'accettare la sconfitta e saper vincere in modo corretto. I giocatori si formano con quello che si vive fuori dal campo, un po’ più di serenità può aiutare». Parole che riportano alla mente i concetti di Mino Favini, che curava in modo quasi maniacale anche il percorso scolastico dei suoi ragazzi.

Punto terzo, forse il più importante: cosa conta per un giocatore. «Tecnica o fisico? Conta saper giocare a calcio. Ci sono poi ruoli particolari, per fare il portiere conta essere alti ad esempio. Per il resto, in un calcio molto fisico e veloce, la differenza la fanno la tecnica ma anche il saper giocare, ovvero fare le scelte giuste nel momento giusto. Nel giusto ambiente, di segreti non ce ne sono». Tante volte, mentre parlava di formare buoni giocatori, Favini toglieva il focus da stereotipi che troppo spesso sembrano dogmi e invece sono solo apparenza. Per diventare calciatori professionisti bisogna saper giocare a calcio. Samaden docet.

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