L'intervista

Atalanta Primavera in finale di Coppa Italia 23 anni dopo l’ultimo trionfo. Canini: «Fu emozionante»

L'ex difensore nerazzurro racconta l'ultimo successo del club nella competizione alla vigilia della gara di domani contro la Juventus

Atalanta Primavera in finale di Coppa Italia 23 anni dopo l’ultimo trionfo. Canini: «Fu emozionante»

Ventitré anni dopo, l’Atalanta Primavera proverà ad alzare nuovamente la Coppa Italia. Domani (mercoledì 29 aprile), all’Arena Civica Gianni Brera di Milano, alle 17 i nerazzurri sfideranno la Juventus nell’ultimo atto del torneo.

L’ultimo successo risale alla stagione 2002-2003, quando una squadra ricca di talento alzò il trofeo contro la Lazio al termine di una doppia finale tiratissima. Tra i protagonisti di quell’impresa c’era Michele Canini, difensore che firmò il gol del pareggio nel ritorno, la rete che aprì la strada al 2-1 definitivo e al terzo titolo della storia nerazzurra.

La finale d’andata, giocata a Roma il 12 marzo 2003, si era chiusa 2-2: la Lazio aveva dominato per un’ora, portandosi sul doppio vantaggio con Mancini e Latini, prima che Giampaolo Pazzini firmasse una straordinaria doppietta. Al ritorno, il 2 aprile allo stadio Comunale di Bergamo, i nerazzurri dovettero di nuovo rimontare dopo il vantaggio di Moretti. Poi Canini e Inacio Pià, con due colpi di testa nel giro di tre minuti, regalarono il titolo alla Dea.

«Furono due partite belle – ricorda Canini -, soprattutto il ritorno, giocato nello stadio della prima squadra, al Comunale di Bergamo. Bello, emozionante. E fare gol e alzare il trofeo fu la ciliegina sulla torta: le prime sensazioni da giocatore, sei ancora giovane, l’emozione fu davvero incredibile».

Quella rosa, sottolinea l’ex difensore, era tutt’altro che ordinaria. In campo c’erano Pazzini, Montolivo, Padoin, Agazzi, Perico, Lazzari, Bianchi: giocatori che avrebbero poi fatto carriere importanti in Serie A e in Nazionale. «C’era talento coltivato nel settore giovanile – spiega Canini -. Si lavorava sulla tecnica, sull’essere uomini prima che calciatori. La tattica veniva dopo. Si davano conoscenze da applicare in partita, e questo veniva insegnato bene».

Un metodo preciso, con una filosofia chiara che Canini riconosce ancora viva nel club bergamasco, pur con le inevitabili evoluzioni del calcio moderno. «Il DNA è rimasto quello: creare giocatori e lanciarli – spiega -. Ora la prima squadra arriva in Champions, è normale che cerchi giocatori di livello, per un giovane è più difficile arrivare. Ma chi fa il percorso, anche attraverso l’Under 23, arriva più pronto. L’Atalanta ha mantenuto la filosofia di tenere i giovani e farli crescere».

La rosa 2025/2026 della Primavare (foto Atalanta.it)

Sul calcio giovanile in senso più ampio, Canini ha le idee chiare: «Non tutti maturano a 17 anni, alcuni ci mettono più tempo. Un tempo il risultato era importante, ma non era la prima cosa: prima veniva la crescita del ragazzo, farlo arrivare in prima squadra per avere un giocatore formato in casa o per venderlo. Ora tanti allenatori guardano più all’estetica, al far vedere che si è bravi. Bisogna invece saper far sbagliare un giocatore per farlo imparare e crescere».

C’è poi un aspetto che Canini considera uno stimolo in più per i giovani nerazzurri di oggi, qualcosa che la sua generazione non aveva nella stessa misura. «Sapere che la tua squadra va sempre in Europa è uno stimolo enorme per dare il massimo e arrivare lì. Per un giovane dell’Atalanta, oggi, l’obiettivo è concreto, visibile. Questo fa la differenza nella testa di un ragazzo».

Domani l’Atalanta Primavera proverà a scrivere un nuovo capitolo della sua storia a livello giovanile.