Premessa: l’unica cosa che non si può comprare, studiare o imparare è l’esperienza. Quella te la fai con il tempo, sbagliando e imparando dagli errori, così come dimostrando le tue capacità nei momenti positivi.
Per il resto, per tutto il resto, ci sono preparazione e talento, voglia di far vedere che vali il posto in cui sei e che hai le capacità per venire fuori da situazioni difficili a testa alta, con i punti (e le vittorie) in tasca e un carico di autostima enorme. Per te e per tutti i tuoi giocatori.
Contro la Juventus, dopo che lo aveva già fatto domenica a Como, il tecnico dell’Atalanta Palladino ha preso in mano la squadra (prima) e la situazione (poi) agendo con cambi di posizione (Ahanor su Conceicao, ad esempio) e poi con i cambi di uomini che hanno deciso il match.
Perché quello che è successo è agli atti: sotto di una rete, i bianconeri hanno progressivamente provato ad alzare il baricentro e il tecnico della Dea ha accettato la sfida, ha tolto Scamacca per Sulemana, levando un riferimento a Bremer e inserendo chi può sfruttare il campo alle spalle di Conceicao. Lo stesso, ma a destra, lo ha fatto inserendo Bellanova per Zappacosta.
Il fatto che nelle reti del 2-0 e del 3-0 partecipino ben quattro giocatori entrati dalla panchina (reti di Sulemana e Pasalic, assist di Bellanova e Krstovic) non è solo questione di fortuna. Normale che Palladino non voglia prendersi i meriti, ma quando le scelte non sono state felici, come ad esempio Bruxelles, è giusto parlarne ed è altrettanto sacrosanto farlo in questo caso, in cui l’allenatore ha inciso positivamente. Una ragione in più per supportare il suo lavoro.