Bollini, Febbrari e gli altri Chi c’è dietro il carisma di Reja

Bollini, Febbrari e gli altri Chi c’è dietro il carisma di Reja
01 Ottobre 2015 ore 09:33

Ma qual è il segreto di questa Atalanta? Come è possibile che un gruppo in totale difficoltà nella passata stagione sia, a fine settembre, una delle squadre più belle della Serie A? Queste semplici domande frullano da alcuni giorni nella testa di tutti gli appassionati di calcio bergamaschi. Tifosi della Dea e non, guardando la classifica e le prestazioni dei nerazzurri, si interrogano su come sia stata possibile una simile metamorfosi. Giocatori a parte, uno degli aspetti più importanti che spiega l’avvio sprint della squadra orobica riguarda il suo allenatore. Edy Reja, settant’anni la prossima settimana, manda in campo un undici sbarazzino, solido in copertura ma capace di andare all’attacco con quell’aria spensierata di chi si diverte. Il suo lavoro è partito da lontano e forse nessuno si aspettava che già a questo punto si potesse essere così avanti.

 

ALBERTO MARIANI-ATALANTA - SAMPDORIA  SERIE A TIM 2015-2016

 

209 giorni dopo, è cambiato tutto. La prima gara diretta da Reja sulla panchina dell’Atalanta si giocò domenica 8 marzo allo stadio Tardini di Parma. Il mister si insediò tre giorni prima, l’esonero di Colantuono aveva scosso molto l’ambiente e anche la gara contro i Ducali venne preparata in un clima incredibile: il fischio d’inizio, visto l’imminente fallimento degli emiliani, venne confermato solo alle ore 20 del venerdì precedente la gara. Sul campo arrivò uno scialbo 0-0, la Dea era bloccata dal terrore di perdere e il mister goriziano venne addirittura cacciato dal campo dopo un’ora per proteste. Da quel giorno, sono passate 19 gare di campionato e 1 di Coppa Italia. In totale, Reja ha conquistato 6 vittorie, 10 pareggi e solo 4 sconfitte (a Bergamo contro il Torino, il Milan e il Genoa nello scorso campionato, oltre a quella di quest’anno sul campo dell’Inter) conquistando 25 punti in campionato e il passaggio di turno in Coppa.

Ritmo colantuoniano, manovra che diverte. Dal punto di vista meramente statistico, Reja viaggia sui numeri dell’Atalanta di Stefano Colantuono. La proiezione su un campionato della sua media punti (1,3 abbondanti) arriva a quota 50, valore che ha rappresentato una costante durante le stagioni atalantine col tecnico di Anzio. Praticamente, una garanzia di salvezza. Quello che è sotto gli occhi di tutti, però, è il modo in cui si è arrivati ad un simile (seppur parziale) risultato. L’Atalanta sviluppa una manovra avvolgente, piace per continuità d’azione e spirito, ma soprattutto arriva con grande efficacia nel cuore dell’area avversaria creando sempre qualcosa di interessante. Il pubblico si diverte, probabilmente manca ancora qualcosa sul piano del cinismo, ma è indubbio che la strada intrapresa rappresenti un bel ritorno all’antico per i tifosi orobici: qualcuno, sui social, ha iniziato a parlare di Atalanta che assomiglia a quella di Del Neri o dei “Vava-Boys”.

 

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L’umiltà e l’approccio del buon padre di famiglia. Dal punto di vista tecnico, chi lavora ogni giorno fianco a fianco con il mister goriziano racconta di un mondo che si è capovolto. Edy è un uomo vero, in panchina è scatenato e sempre sul pezzo, e si dice che in campo, nello spogliatoio e nel rapporto con il gruppo sia molto diretto e leale con tutti. Il lavoro durante le sedute a Zingonia è molto coinvolgente, tutti i giocatori si sentono considerati e capita spesso che fino all’immediata vigilia delle gare ogni giocatore sia sulla corda e scopra la formazione solo nella riunione tecnica che viene fatta prima di partire per lo stadio. Con la stampa e l’ambiente, il quasi settantenne mister della Dea è sempre molto scherzoso e pronto alla battuta: è capitato di aprire una conferenza parlando di calcio (nel senso più profondo del termine, è un piacere ascoltarlo) e salutarsi commentando un buon bicchiere di vino o un ristorante particolare.

Il vice che ha stupito tutti. Sottolineando che lo staff del mister è composto da parecchi elementi con Sergio Porrini e il preparatore dei portieri Massimo Biffi sempre molto attivi sul campo, è impossibile non parlare del vice Alberto Bollini. Già durante il ritiro, l’ex allenatore della Lazio Primavera e del Lecce ha fatto vedere di essere molto preparato. Sul campo si sente spesso la sua voce, è un martello durante gli allenamenti. Anche in panchina, prima di qualche cambio, è molto facile vederlo vicino a Reja per un confronto sulle scelte da fare. «Sono venuto a Bergamo per fare il secondo soprattutto perché c’era Edy Reja». Con queste parole, Bollini confermava il perché avesse scelto, dopo una gavetta lunga una vita, di tornare a lavorare all’ombra di un altro allenatore. La vita da secondo di Alberto Bollini non sarà eterna, la sensazione – forte – è che la programmazione dell’Atalanta sia già stata fatta: chi meglio del suo secondo può, un domani, sostituire Reja? Tra l’altro, la sua grande esperienza con i giovani si è già tradotta con la fiducia continua per Alberto Grassi. Il classe 1995 cresciuto nel vivaio ha già giocato 4 gare, nella settimana del turno infrasettimanale addirittura 3 consecutive, e oggi è lui il titolare.

 

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L’uomo che fa correre la Dea. Per giocare a pallone serve una grande preparazione: l’uomo che fa correre la Dea si chiama Luigi Febbrari e, a quanto pare, nessuno è mai riuscito ad intervistarlo. Classe 1951, Febbrari non ama le luci della ribalta ma ha una storia personale che parla per lui. Fondatore dell’associazione nazionale preparatori atletici del calcio, AIPAC, è stato preparatore di Brescia, Padova, Lecce, Lumezzane, Chievo, Napoli, Hajduk Spalato, Lazio e Roma ed è arrivato a Bergamo proprio dalla capitale lasciando lo staff di Rudy Garcia. La squadra nerazzurra corre un sacco, dai racconti di chi si allena emerge un lavoro molto pesante ma anche coinvolgente. Allenamenti lunghi e fatti sempre con la palla al centro sono una caratteristica del lavoro di Febbrari, che in carriera ha anche realizzato una speciale pedana per l’allenamento della prestazione muscolare denominata Alfa15, e ha studiato allenamenti per la forza senza l’utilizzo di carichi addizionali. Insomma, una specie di mago dei muscoli che Reja conosce molto bene e che sta facendo volare Gomez, Moralez e compagni.

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