Buone partite, pochi punti E adesso non si scherza più

Buone partite, pochi punti E adesso non si scherza più
02 Marzo 2015 ore 13:36

La situazione è critica. Inutile girarci attorno, l’Atalanta sta rischiando seriamente di scivolare nelle ultime tre posizioni della classifica e l’unica cosa da fare in questo momento è dimostrare di essere pienamente consapevoli dei rischi che si corrono. Tutti quanti. Perché nel girone di ritorno sono arrivati 3 punti in 6 partite, la squadra ne ha vinta solo una e in tutte le altre occasioni sono arrivate delle sconfitte. Verona, Fiorentina, Inter, Juventus e Sampdoria: la Dea è sempre uscita dal campo a mani vuote. E aver fatto una buona partita, aver sciupato occasioni e aver sfiorato il pareggio non è un motivo di vanto, ma una pessima aggravante.

Colantuono, le parole e la realtà dei fatti. «Peccato, potevamo pareggiare e siamo stati sfortunati. Non fosse arrivato l’errore di Sportiello, avremmo almeno strappato un punto». Con queste parole, il tecnico atalantino si è presentato in sala stampa. A caldo, la sensazione che l’errore del numero 57 fosse grossolano era diffusa, ma basta leggere i numeri della partita per capire che il match è stato vinto meritatamente dalla Sampdoria. In tutte le statistiche, i blucerchiati sono avanti: possesso palla, angoli, tiri in porta e totali, palle giocate, supremazia territoriale, protezione dell’area, attacco alla porta e pericolosità. Non c’è nessuna voce a favore dell’Atalanta, compresa quella dei gol. E, particolare ancora più illuminante, la Sampdoria ha vinto pure lo scontro diretto delle ammonizioni: 4-2.

Insomma, l’Atalanta secondo Colantuono poteva vincere o pareggiare, ma poi i numeri dicono l’opposto. La realtà è che dopo un buon primo tempo, la squadra non è più riuscita a contenere un avversario che nelle precedenti partite del girone di ritorno non aveva mai vinto e aveva preso schiaffi pesanti sia a Torino con i granata che in casa del Chievo (non della Juventus e della Roma). L’occasione di Stendardo sull’1-0 e quella di Denis sull’1-1 sono di quelle importanti, la Samp però ne ha avute di più e anche il pareggio sarebbe andato stretto alla formazione di Mihajlovic per quanto si è visto nel secondo tempo: bisogna riconoscerlo. Se poi segni poco – i nerazzurri sono terz’ultimi in serie A per gol fatti – a volte può salvarti il portiere. Ma quando anche all’estremo difensore capita la giornata storta, il tonfo è dolorosissimo.

Scelte, cambi ed immobilismo. Le scelte iniziali di Colantuono non hanno convinto. Due nomi su tutti: Baselli e Masiello. Il giovane centrocampista, dopo la trasferta di Torino, è stato riproposto dal primo minuto alle spalle di Pinilla nel 4-4-1-1 disegnato da Colantuono. Perché, con Gomez a pieno regime e D’Alessandro in panchina, non schierare l’argentino a supporto della punta dando spazio e velocità sulle corsie esterne dove la Sampdoria era in difficoltà?

Mihajlovic è venuto a Bergamo a giocare con 3 attaccanti puri e 3 centrocampisti di grande quantità, di fatto la superiorità della Dea sulle corsie esterne era continua e Baselli non riusciva mai a dare adeguato supporto a Pinilla: il cileno, spesso, ha spizzato palla nel deserto. In una gara da vincere, si poteva anche rischiare molto di più, semplicemente cambiando un uomo e lasciando fuori Baselli che, da quando gioca a Bergamo, ha deciso una partita su 45. Bonaventura, per chi azzarda paragoni, è di un altro pianeta.

In difesa, dopo alcune ottime prestazioni da titolare contro squadre di grande livello come Fiorentina, Inter e Juventus, è rimasto fuori Andrea Masiello. Qualcuno nel dopo partita ha chiesto al mister se l’esclusione fosse in qualche modo legata alla recente presa di posizione degli ultras che non vorrebbero più vedere un giocatore squalificato per scommesse con la maglia atalantina. Colantuono ha seccamente smentito parlando di scelta tecnica, ma qualche dubbio rimane.

Se giochi con il 4-4-1-1, le fasce sono determinanti. Masiello è il miglior terzino in rosa, con Emanuelson davanti, i tempi degli inserimenti erano da sfruttare bene: perché inserire Bellini e non continuare con chi aveva fatto benissimo nelle ultime settimane? Mistero. Non che il capitano avesse fatto male, ma il paragone con Masiello non è proponibile dal punto di vista tecnico-tattico.

Veniamo ai cambi e all’immobilismo. Quando Denis va in panchina, quasi sempre, diventa il primo cambio. «Mi serviva freschezza» ha dichiarato Colantuono. Benissimo, se Pinilla era stanco perché non inserire Bianchi e metterlo a fare la guerra con Silvestre e Romagnoli? Rolando lo abbiamo visto spesso entrare proprio per fare quel tipo di gioco. Denis è in palese difficoltà, il gol divorato è grave e si rischia seriamente di perdere minuti preziosi in un equivoco pesante: se German merita di stare fuori, stia fuori. Ora conta solo l’Atalanta.

Con Baselli in grossa difficoltà e nessun risultato apprezzabile dopo il suo arretramento nel centrocampo a 3 (la Sampdoria ha completamente controllato le operazioni per tutto il secondo tempo, altro che gol pareggio che ha «sorpreso»…) il cambio logico sarebbe stato D’Alessandro per Baselli con Gomez libero di creare alle spalle della punta. Ed invece, dentro Boakye per il giovane bresciano e D’Alessandro solo nel finale. Quindi nessuna variante apprezzabile, nessun rischio e partita in pieno controllo degli avversari.

Parola d’ordine: consapevolezza. Mancano 13 partite alla fine del campionato, l’Atalanta ha solo 3 punti di vantaggio sulla B (4 se consideriamo gli scontri diretti con il Cagliari) e deve guardare in faccia la realtà: meritate o no, le sconfitte sono troppe e il rischio di perdere la serie A è alto. Nessuna ansia, nessuna paura ma piena consapevolezza che bisogna tutti fare qualcosa di più senza pensare al singolo, ma al bene del gruppo. Da qui a fine anno vanno messe da parte tutte le questioni personali e bisogna dimostrare che si getta in campo tutto per la maglia e non bisogna mai tirarsi indietro. Il tempo e le occasioni ci sono ancora ma le altre corrono e le avversarie che la Dea dovrà affrontare stanno facendo bene: bisogna avere la giusta paura ma allo stesso tempo è necessario fare uno sforzo maggiore per stare a galla.

Questa stagione si chiuderà probabilmente sul filo di lana, sarà importante stare fuori dagli ultimi tre posti prima di arrivare al rush finale proprio perché l’Atalanta non è abituata a rincorrere: se dovessimo scivolare alle spalle del Cagliari, allora sì che ansie e paure potrebbero diventare fardelli pesanti da gestire. Mentalmente, questo gruppo ha dei problemi e in campo si vede da tanti dettagli. Per salvarsi, nomi e qualità tecniche non bastano: servono cuore e grinta dal primo al novantesimo.

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