C’è ancora chi critica Petagna invece di tenerselo ben stretto

C’è ancora chi critica Petagna invece di tenerselo ben stretto
05 Aprile 2017 ore 10:00

Andrea Petagna è insostituibile per questa Atalanta. Il secondo pezzo della settimana post “record dei record” lo dedichiamo a lui, perché è troppo facile fermarsi alla forma (leggasi gol fatti e occasioni create) senza guardare alla sostanza. Il ragazzo di Trieste non è un giocatore da ultimi 16 metri, non è un bomber e nemmeno gli interessa troppo diventarlo. A lui piace giocare a pallone e il giorno dopo il clamoroso 5-0 di Genova la stampa orobica presente (a Marassi per la partita c’erano L’Eco di Bergamo, Bergamo Tv e Bergamo&Sport oltre a noi di BergamoPost) ha premiato con un voto tra il 6,5 e il 7 la sua prestazione. Poi però, dalla tv, la percezione delle prestazioni è molto diversa.

 

 

I numeri di Petagna. La prima stagione da protagonista di Petagna in Serie A è, fino a questo momento, da ritenersi estremamente positiva. Non positiva, non abbastanza positiva, bensì estremamente positiva. Dopo aver conquistato una maglia da titolare a cavallo tra la sfida con il Crotone e quella con il Napoli (due reti in due partite), il ragazzo classe 1995 non è più uscito dal campo. Gasperini punta sempre su di lui, le presenze sono 26 per un totale di 2.037 minuti di gioco passati a fraseggiare in attacco. I gol segnati in campionato sono cinque, i tiri in porta all’attivo 25 e le occasioni da rete complessive 37. I numeri, nudi e crudi, sembrano quelli di un giocatore in difficoltà, ma l’indicatore più interessante per capire quanto sia “diverso” da quasi tutti gli altri centravanti di Serie A il ragazzo triestino è quello che si legge alla voce palle perse: 132. Il Papu Gomez è a quota 139. Questo dettaglio conferma quanto Petagna sia portato a partecipare allo sviluppo del gioco, con conseguente calo delle possibilità di segnare e molta più incidenza, invece, nella costruzione della manovra.

 

 

Perché è unico e insostituibile. Nella rosa dell’Atalanta non c’è un altro giocatore che possa essere tanto funzionale al gioco che vuole Gasperini come il ragazzo cresciuto nel vivaio del Milan. Un bomber, durante il mercato estivo 2016, era arrivato e risponde al nome di Alberto Paloschi. Dopo un periodo complicato, il centravanti di Cividate è finito ai margini e non viene quasi mai preso in considerazione, al pari di Pesic (Pinilla è stato addirittura ceduto), segno di come il tecnico punti forte su Petagna, senza risparmiargli quasi mai minuti di gioco. Negli ultimi metri Petagna deve migliorare, ma può farlo solo giocando. Il suo modo di stare in campo permette ai centrocampisti d’inserimento e ai difensori che accompagnano l’azione di avere sempre un punto di riferimento: su dieci movimenti che fa, nove volte il numero 29 orobico viene incontro e prova a far girare l’azione; solo in una occasione, invece, va in profondità. La sua intelligenza tattica è ritenuta imprescindibili da Gasperini e se un allenatore come lui, che fa giocare la squadra come gioca l’Atalanta, pensa che Petagna sia il meglio, è doveroso dargli ragione.

 

 

Ma gli altri, alla sua età, che fanno? Migliorare è sempre possibile e magari nel prossimo mercato i dirigenti orobici riusciranno ad acquistare un giocatore pure più forte di Petagna. Intanto, però, se Ventura lo ha chiamato in Nazionale significa che il rendimento del giovane è al top per il calcio italiano e, scorrendo la classifica marcatori, si scopre che di giocatori dell’età del nerazzurro che stanno facendo meglio ce ne sono solo un paio: Giovanni Simeone (classe 1995) e Patrick Schick (classe 1996).
Il bomberino figlio d’arte del Genoa ha finora segnato dieci gol ma, lo abbiamo visto domenica scorsa, il suo modo di giocare è decisamente diverso. Parlando con alcuni colleghi a Marassi, il numero 9 sudamericano è stato dipinto come uno che cerca sempre la profondità e che in area di rigore è letale. Il nuovo gioiello sampdoriano, invece, è molto più manovriero, per certi versi simile a Petagna e ha finora segnato ben otto gol. Giovani promettenti, numeri importanti e una certezza: chi, come l’Atalanta, può contare su elementi di questo valore se li tiene ben stretti.

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