A poche ore dal fischio finale, la sensazione forte che ti resta è che hai perso contro una squadra più forte, ma è successo perché loro, negli episodi, sono stati più bravi e cinici. Non fortunati.
Lautaro Martinez, al netto di proteste anche plateali che meritavano di essere sanzionate, ha fatto tre cose importanti: l’azione che nel primo tempo ha chiamato Carnesecchi alla parata, l’assist per il gol di Thuram annullato e il mancino decisivo su assist di Pio Esposito dopo l’errore di Djimsiti.
Dall’altra parte, Scamacca si è visto pochissimo, mentre non è bastato De Ketelaere, che ha messo sulla testa di Ederson un gran pallone, ha segnato il gol annullato per il fuorigioco di Zalewski e ha poi servito sul piede di Samardzic il pallone del comodissimo 1-1 incredibilmente fallito dal numero 10 della Dea.
Eccola, la differenza: due errori per l’Atalanta, 3 punti per l’Inter. È stata una sconfitta diversa rispetto ad altre volte, certo, ma anche questa gara ha confermato che per uscire dal campo con dei punti contro queste squadre non puoi sbagliare. Perché loro non lo fanno. O lo fanno meno di te.
Che poi è evidente che gli errori non pesano tutti allo stesso modo. Possono capitare e fanno parte del calcio, quindi non può funzionare l’equazione “sbaglia malamente, quindi devo prenderne uno più forte”. Non ha nessun senso. Perché il piede che ha fallito il gol dell’1-1 è lo stesso che a Marsiglia ha messo sotto l’incrocio il gol vittoria. Non è un problema di qualità, ma di cinismo, di mentalità, di cattiveria agonistica. Non prendere nemmeno la porta nell’occasione che Samardzic ha fallito ti condanna a perdere una gara che, se avesse portato un punto in rimonta, sarebbe stata davvero molto preziosa.