Atalanta

Tra Champions e Coppa Italia Storditi da tanta bellezza

Tra Champions e Coppa Italia Storditi da tanta bellezza
Atalanta 24 Aprile 2019 ore 09:05

«Bepo sa ghet?».

«So ‘n aria Fabio, e ho fömat negot... (sono confuso Fabio, e non ho fumato niente)».

Gli occhi del Bepo sembrano quello di uno spiritato. Prende un ginseng, provo a dirgli che non è una buona idea ma la sua risposta mi spiazza.

«Giusy, mi fai un ginseng?».

«Bepo, se sei agitato non è il caso...».

«Pota Fabio, bisogna prepararsi all’Europa e magari al Camp Nou di Barcellona i gha mia u cafè normal».

«Bepo, il ragionamento non fa una grinza ma non addentrarti in questi discorsi: portano una sfiga colossale».

«Fabio, qui non è questione di sfiga. Qui è questione di vedere le partite. E siccome quelle dell’Atalanta sono ai limiti dell'estasi calcistica, come hai già detto anche tu, allora è giusto sognare in grande. Abbiamo tutte le possibilità di andare nell’Europa dei grandi. Sa rendet cont (ti rendi conto)?».

«Mi rendo conto solo di una cosa: domani sera giochiamo la semifinale di Coppa Italia e lunedì sera potremmo essere quarti da soli, ma anche essere ancora risucchiati. Non molliamo».

«Vero Fabio, per questo lascerei fuori Ilicic con la Fiorentina...».

 

 

«Bepo, abbiamo un problema di telepatia: volevo dire la stessa cosa!».

«Tutti sono agitati per una gara da vincere ma l’unica cosa che l’Atalanta deve evitare è la sconfitta. Balla un bel 33 per cento di possibilità. Mica bruscolini».

«Per saltare la finale, l’Atalanta deve perdere».

«Fabio, devo dirti una cosa matta matta. Sei pronto?».

«Matta matta o matta mattissima?».

«Ehm...».

«Vai, spara Bepo».

«Sono giorni che mi faccio la stessa domanda: chi può batterci? Non perdiamo più...».

«È una sensazione strana, non si tratta si strafottenza o di superiorità ma della mera constatazione che gli altri per farci del male devono giocare una super partita e fare tanti gol. Noi siamo a 90 reti stagionali, qui si arriva facile a quota 100. Sembra tutto un sogno».

«Fabio, giochiamo bene e corriamo fino alla fine, gli altri non ci stanno dietro. Questo è un fattore e il merito è ancora una volta del mister e di tutto lo staff».

«Quando si dice che a Zingonia c’è una macchina da guerra sotto il profilo sportivo non esageriamo. Chi conosce il preparatore atletico, il medico, i massaggiatori e le strutture in cui lavorano i nostri ragazzi sa benissimo che lingua parlano da quelle parti».

 

 

«A proposito Bepo, che mi dici di Favini?».

«È volato in cielo dopo una vita a scoprir campioni, negli ultimi mesi mi raccontano che non riconoscesse più nessuno e quindi forse è anche meglio così...».

«L’ho intervistato diverse volte ma lui in ogni occasioni si scherniva. Quasi minimizzava. Ti portava sul suo terreno, un giardinetto semplice dove sono sbocciati alcuni dei fiori più belli di tutto il calcio italiano. Ha iniziato un po’ a mancare quando la moglie Paola è passata a miglior vita».

«La sensazione, da fuori, è che fosse davvero una bella persona».

«È vero, parliamo di un piccolo grande uomo che è sempre stato un grande uomo e mai un personaggio».

«Ciao Mino, grazie di tutto». E in quel preciso istante, anche il Bepo si è commosso.