Chicco Pisani, lacrime e amore Il sentito ricordo di dieci tifosi

Chicco Pisani, lacrime e amore Il sentito ricordo di dieci tifosi
11 Febbraio 2017 ore 09:48

Domenica 12 febbraio saranno trascorsi vent’anni dalla morte di Federico Pisani e della fidanzata Alessandra Midali. Un incidente alle porte di Milano portò via per sempre il folletto atalantino, ma a distanza di tanto tempo, con una Curva e il campo centrale del Centro Bortolotti a lui dedicati, nella gente resta un ricordo indelebile. Toccante. Emozionante. Federico Pisani era amato e coccolato da tutti i tifosi, per ricordarlo al meglio in una ricorrenza così importante abbiamo chiesto a qualche tifoso di darci una mano. C’è chi, quel giorno, non poté esserci e chi invece era in Piazza Vecchia nel giorno più triste. Non abbiamo corretto nulla, perdonate eventuali imprecisioni: hanno scritto tutti con il cuore, vent’anni dopo è stupendo che sia così.

 

 

VALO

Vent’anni… Ricordo ancora quel pomeriggio quando, appena rientrato da scuola, mia mamma mi ha detto quel che era successo e mi sono messo a piangere come un bambino… È morto Pisani… Ed in quel momento con i tuoi sogni sono finiti, per un attimo, anche i miei. Eri da sempre uno dei miei preferiti… Quando il mister ti chiamava una scarica di adrenalina mi regalava un brivido… Era il momento decisivo… Entravi tu, con il compito di scardinare una difesa troppo chiusa…La tua velocità, i tuoi dribbling, la tua corsa… Tu come pochi sapevi cambiare l’esito di una partita…E quel giorno hai dato una svolta alla nostra vita perché per chi ti ha conosciuto sarà impossibile dimenticare il tuo sorriso furbo ed i tuoi occhi vispi e non sentire una lacrima scivolare sul cuore ogni volta che si sente il tuo nome. Una delle mie gioie più grandi nei miei primi 17 anni è stata giocare un’amichevole contro la mia amata Atalanta: Bonacina, Morfeo, Vieri, Montero, Gallo… Ma il primo che sono venuto a cercare sei stato tu… Perché poterti salutare era il sogno di un ragazzino che avrebbe voluto essere come te… Che solo scaldandoti sotto la Curva regalavi entusiasmo alla tua gente e facevi paura agli avversari. Anche vent’anni dopo non si può restare indifferenti… ci vediamo domenica Chicco.

 

ALEX

Pausa pranzo di un giorno di inverno inoltrato. Caffè al solito bar. La tv del locale accesa sul primo telegiornale di mezza giornata… le chiacchiere sono le solite, nonostante gli impegni lavorativi siamo tutti ragazzi poco più che ventenni, ognuno coi suoi sogni e i suoi progetti, il lavoro è un “peso” relativo. Di colpo un assordante silenzio cala nel locale, increduli incolliamo la nostra attenzione alla notizia, inaspettata, che mai avremmo voluto sentire.. Federico Pisani detto Chicco e la sua Alessandra non ci sono più. Se li è portati via un destino assurdo e beffardo su quel tratto di autostrada che collega Milano con Torino, assieme ai sogni e ai progetti di un nostro coetaneo che nonostante la giovanissima età era entrato di diritto nel cuore di noi tifosi atalantini. Si perché Chicco ci aveva conquistato tutti noi. Ricordo che il primissimo pensiero corse a quel giugno di 7 anni prima quando un’altra atroce tragedia aveva colpito il nostro popolo, l’incidente che si portò via il Presidente Bortolotti, l’uomo che ci aveva spalancato le porte dell’Europa. Nel giro di poco più di un lustro, due dei figli migliori della nostra gloriosa storia se n’erano andati lasciando un vuoto incolmabile che negli anni sarebbe diventato ricordo indelebile.

Chicco era diventato il 12esimo titolare, sempre pronto ad entrare per raddrizzare una partita nata male o una da gestire in contropiede. Aveva conquistato tutti, ma proprio tutti, con i suoi modi gentili e garbati da ragazzo umile della provincia toscana. Mai una polemica, mai una parola fuori luogo, in cambio tante emozioni che i tifosi più attempati come me ricorderanno per sempre. Impossibile dimenticare quella volta con la Roma quando con uno dei suoi imprevedibili guizzi, dribbling secco e palla nel sette, riuscì a spezzare un digiuno di vittorie che durava da tantissime giornate. Oppure quella volta che risultò decisivo nella storica partita col Cagliari in Coppa Italia vinta in rimonta contro ogni previsione e contro la neve. Chicco, hai lasciato in noi la sensazione del ragazzo pulito, di quello che dopo una caduta non si fermava a lamentarsi, ma lesto si rialzava perché ogni minuto passato per terra era un minuto in meno passato a rincorrere i propri sogni. Credo che il tributo che la tua Bergamo ti ha riservato in occasione di Atalanta-Vicenza sia uno dei ricordi più forti vissuti sui quei vecchi gradoni. Il vetusto Comunale era pieno zeppo come quella volta nell’aprile dell’88 per la semifinale col Malines, solo che quel giorno non c’era niente da festeggiare, né le reti di Pippo né gli assist di Morfeo. Eravamo lì tutti solo omaggiare un piccolo grande Campione che la vita la affrontava dribblandola e correndo più veloce di lei.. fino alla fine. Ciao Chicco continua a correre e dribblare tra le nuvole.

 

 

SIMONE

Era un mercoledì mattina e seduto alla mia scrivania venni a sapere, ascoltando la radio, di un incidente stradale in cui aveva perso la vita un giocatore della Dea; pochi istanti dopo un cliente mi ha detto il nome della vittima. La prima reazione è stata quella di uscire dall’ufficio e scoppiare in un pianto per un coetaneo che stava raggiungendo il sogno di tutti noi ragazzi. I giorni seguenti sono stati un trascorrere del tempo molto triste, il sabato mattina in Città Alta alle esequie l’atmosfera era un qualcosa che mai avevo vissuto nei miei primi 23 anni. Il giorno dopo ero come sempre al mio posto in Curva Nord, lo striscione dedicato a Chicco e alla sua Ale era il messaggio di una città che perdeva due dei suoi figli. La curva era muta, al primo “lancio” del coro dedicato a Federico ricordo i brividi che hanno scosso il mio fisico possente, le lacrime che scendevano copiosamente; l’ingresso in campo delle squadre e i primi minuti giocati in un’atmosfera stranissima. Il primo tempo i nostri sembravano legati fino a quando due coetanei (Morfeo e Foglio) di Chicco confezionarono il gol del vantaggio. In quel momento Bergamo ha esultato piangendo, la corsa a baciare la maglia numero 14 resterà sempre nei miei occhi, l’urlo della Curva nelle mie orecchie. Ricordo solo una doppietta di Inzaghi a chiudere la partita. Da allora, ogni 12 febbraio, piango riguardando su YouTube le immagini di Chicco, penso che sia il giusto tributo per un ragazzo venuto a mancare troppo presto. Ciao Chicco, ciao Ale.

 

MINA

Seppi la notizia mentre col furgone da cantiere stavamo andando in quel di Milano e beffardamente proprio vicino al luogo dello schianto. Eravamo in tre sul furgone e restammo senza parole per un bel po’ di tempo, il destino a volte è proprio infame ci dicevamo ed è inutile dire che quel giorno sul cantiere c’era un’aria di tristezza totale. Chicco aveva tutto un futuro davanti, da calciatore e da marito perché il pensiero era pure per Alessandra, la fidanzata. Parlammo di quanto era forte e promettente come ala e sinceramente secondo me sarebbe stata l’ala della nazionale futura. Aveva tutto: dribbling tiro e velocità, forse gli mancava ancora qualche kg per completarsi. Poi la partita col Vicenza in un clima triste, veramente triste. Il coro rimbombava “Federico Pisani olé” ripetuto più volte durante la partita era roba da accapponare la pelle, nemmeno riuscivo a scandirlo bene dal groppo che mi saliva in gola. Il primo gol di Foglio, fu roba da segno del destino… proprio sotto la nostra e la sua Curva Nord, la corsa di Foglio con Morfeo verso la sua maglia è la cosa che più mi resterà impressa di quella giornata. Resto dell’idea che quel giorno pure lui era in campo con noi… Ciao Chicco, ciao Ale, Bergamo non vi scorderà mai.

 

 

TIZIANA

Conobbi Chicco ai nostri 17 anni, con Alessio Tacchinardi e gli altri compagni della Primavera dell’Atalanta. Il suo sorriso scaltro e solare non poteva non fare innamorare le giovani tifose. Lo ricordo ancora nel suo Barbour verde, quando si sperava di incrociarlo in Porta Nuova uscendo da scuola. Circa quattro anni dopo, seppi della tragedia mentre ero all’università e tornando da Milano ero incredula, come tutti. Condividere quelle emozioni allo stadio, in un’atmosfera così diversa, quasi immobile ma con la sensazione che le emozioni sarebbero potute trasformarsi in lacrime ogni momento. E così fu per molti di noi ai gol di Inzaghi. Tutt’oggi, ogni volta che percorro quel tratto di autostrada, il pensiero va a loro.

 

LISSA

Ripensare a Federico Pisani per me significa ripensare alla banda Prandelli e a quel fantastico gruppo di ragazzi diventati quasi tutti professionisti… ma soprattutto significa pensare ai miei vent’anni, ad un periodo di vita stupendo, spensierato… ovviamente intervallato, come succedeva a buona parte dei ventenni di allora, dal servizio militare. A me, a cavallo tra il 1996 e il 1997, toccò il Quinto Reggimento Alpini in quel di Vipiteno (Bz). Duecento bergamaschi e duecento bresciani, tutti sulla stessa barca, ma ovviamente pronti a sfotterci quando la discussione diventava derby… “tanto retrocedete”…”pensate a salire”…”noi abbiamo Neri, De Paola e Campolonghi”… capirai, “noi abbiamo Inzaghi, Morfeo, Lentini… e lasciate che Pisani si rimetta dall’infortunio”. Già. Lo rividi per l’ultima volta in quell’Atalanta-Piacenza, segnó anche il compianto Franco Rotella quel giorno. Ero contento, “Chicco è tornato!” mi dissi. Poi, in un un giorno come tanti, mi avvicinò uno dei bresciani con i quali ci si sfotteva. “Pisani ha fatto un incidente…”, non sapeva come dirmelo mentre io non parlavo più. “Devo tornare a casa, c’è Atalanta-Vicenza… devo farlo per Chicco” mi ripetevo e invece mi toccò una settimana di guardia. Niente partita, niente funerali, niente ultimo saluto al nostro piccolo grande campione, solo tante lacrime mentre montavo il turno di guardia la notte, tante altre nei riposi tra un turno di guardia e l’altro. Perché eravamo solo dei ragazzi ma i sentimenti sono sentimenti e nessuno dovrebbe morire a 20 e 23 anni come toccò a Chicco e Ale. Non vi ho dato l’ultimo abbraccio quel triste giorno, ma non vi ho mai dimenticati… e mai vi dimenticherò… ciao piccoli angeli neroblù… godetevi lo spettacolo dal gradino più alto, quello che sta accadendo è anche per voi!

 

 

STEFANO

Stavo preparando la tesi a Roma (mi sono laureato a maggio 1997) ed ero a casa quella mattina. Vent’anni fa il televideo era il più aggiornato mezzo d’informazione e mi apparve questa tragica ultima ora. Non ci volevo credere. Domenica la partita la seguii alla radio (Tele+, l’antenato di Sky, allora era per pochi), mi emozionai con le immagini di 90esimo minuto e con quelle dei telegiornali dei funerali. Peccato, avrebbe potuto fare una grande carriera con noi. Di tutti, il suo gol che più ricordo è il gol del pareggio contro la Roma (quando poi vincemmo 2 a 1 con Vieri su rigore) partita che vidi in bassa frequenza negli studi Rai di Roma. Facevo di tutto in quegli anni per vedere le partite anche da Roma….

 

ROBI

Ho saputo della morte di Federico Pisani mentre ero a pranzo a casa di mia mamma. Lo disse Studio Aperto, smisi immediatamente di mangiare e praticamente sotto shock chiamai subito amici per capire, per conoscere, per sapere cosa fosse successo. I funerali si svolsero il sabato mattina a Bergamo, in Città Alta: c’era un sacco di gente, Piazza vecchia era gremita. Ricordo le lacrime di Ganz, il volto di Pippo Inzaghi e poi le sciarpe, tantissime sciarpe. Tutti quelli che erano presenti ne gettavano una sopra la bara del povero Chicco. Una commozione totale, una giornata incredibile. Il giorno di Atalanta-Vicenza, i tifosi ospiti resero omaggio a Pisani con uno striscione: “Divisi dalla fede, uniti nel dolore”. In tanti anni di Atalanta non ho mai vissuto una gara come quella, l’apoteosi c’è stata al gol di Foglio quando tutti i compagni corsero sotto la Nord ad abbracciare la maglia numero 14. Per tutta la partita i cori erano solo per lui e la fidanzata Alessandra. È stato un momento davvero incredibile.

 

 

BIXIO

Solo poche persone ti possono entrare nel cuore e rimanerci nel tempo… e quando passano gli anni ma ancora senti vivo il loro ricordo, capisci che c’è qualcosa di speciale… ed indelebile. Ero un ragazzino di 14anni alle prime giornate in Curva, pronto e felicissimo l’anno dopo a staccare il mio primo abbonamento… passano vent’anni e tutto questo mondo è cresciuto dentro di me, è diventato il Mio mondo, e quel numero 14 ha un significato immenso, accanto a me ancora più forte di prima… e questa magia non capita mai per caso. Ogni volta sentire il suo nome porta ad una scossa nell’anima, ad un brivido, come se Chicco mi “picchiasse dentro” per farsi sentire… ogni volta che vedo le immagini in tv Federico mi ruba un sorriso e se lo porta via… Quattordici anni e il mio babbo che mi diceva “È giovane quel Pisani lì, ma che folletto”, e aveva ragione. E quello che senti da tuo padre da piccolino è magico, con Chicco lo è tutt’ora. Ho sempre pensato che continuare a sognare sia uno dei tesori più preziosi che si hanno nella vita, e che rimanere quel quattordicenne ingenuo sia un dolce difetto… a vent’anni da quel giorno penso davvero con tutto il cuore che Chicco sia ancora lì su quel campo. Lo sento dentro di me, lo vedo nei miei Amici in Curva, ed in una città che mai lo ha dimenticato… “Il cielo sembrerà più piccolo con te che corri e dribbli tra le nuvole”. Ho ancora i brividi mentre scrivo queste parole, questo striscione mai tolto dalla mia mente… sei ancora tu Chicco che mi chiami?? Credo proprio di si…

 

MATTEO

Appresi la notizia tramite la radio, stavo andando in università come tutte le mattine, piansi e me ne tornai subito a casa perché era giusto così; ricordo ancora Piazza Vecchia gremita di ultras e di bergamaschi per darti l’ultimo saluto, ma, soprattutto, ricordo ancora le mie lacrime quando alla domenica tutto lo stadio, la Curva e la squadra ti diede il giusto tributo, ricordo quando ai gol tutta la squadra compatta corse sotto la Curva per onorare la tua memoria alzando al cielo la n.14; emozioni così forti come quel giorno, così surreale, non le ho più provate nel nostro stadio; Chicco eri un ragazzo come noi, sei e sempre sarai uno di noi; le tue corse col neroblu sulla pelle sono e resteranno nella storia della Dea, ti immagino ancora correre ribelle, anche se tra le stelle.

Video più visti
Foto più viste
Top news regionali
Il mondo che vorrei
Amici della neve