Cinque considerazioni sulla Dea in campionato

Cinque considerazioni sulla Dea in campionato
21 Novembre 2017 ore 09:48

Prima di tuffarci nella grande attesa per Everton–Atalanta, qualche considerazione sul momento della Dea in campionato. Ci sono alcune verità che bisogna sottolineare per non farsi prendere dallo sconforto: qualcuno avrà già messo nel mirino il terz’ultimo posto del Verona (9 punti), ma fare certi ragionamenti è completamente sbagliato. L’Atalanta non lotta e non lotterà per la salvezza, il campionato è ancora in gioco per un posto in Europa League e, soprattutto, non è scritto nella pietra che serve un attaccante a gennaio o che quelli che non sono arrivati siano migliori di chi è già a Bergamo.

 

 

Punto primo: in casa dell’Inter possono perdere tutti. Visto che il risultato è sempre il primo metro di paragone per giudicare prestazioni e momento della squadra, partiamo dal 2-0 di Milano. Perdere in casa dell’Inter non è mai stato e mai dovrà essere un problema: se nella squadra di Spalletti gioca uno come Icardi, il gol prima o poi è facile che lo prendi e quindi ogni valutazione va contestualizzata alla prestazione generale. Non fosse vero, l’anno scorso bisognava disperarsi per il 7-1 e invece è successo l’esatto opposto.

La squadra di Gasperini nel primo tempo ha fatto molto bene, dopo l’1-0 Gomez ha avuto la palla del pareggio e dopo il 2-0 (senza Ilicic e lo stesso Papu) i nerazzurri hanno continuato a giocare. Certo, la spinta dell’Inter è calata, ma la Dea comunque è rimasta in campo fino alla fine cercando di riaprire la partita: de Roon e Orsolini sono anche andati al tiro. Il tecnico dei bergamaschi negli spogliatoi ha fatto i complimenti ai suoi giocatori e in sala stampa ha confermato di essere soddisfatto: «Perché in casa dell’Inter, che è una squadra forte, ci sta di perdere». La classifica dei nerazzurri milanesi è lì da vedere.

 

 

Punto secondo: per l’Europa vale anche il settimo posto. Detto che la zona retrocessione non è affare degli orobici, la classifica di serie A racconta che in questo momento ci sono tre campionati in fase di sviluppo. Il primo riguarda le sei squadre al comando: quattro si divideranno i posti in Champions League e le altre due dovranno accontentarsi dell’Europa League. Dal settimo posto (Milan, 19 punti) al tredicesimo posto (Cagliari, 15 punti) ci sono formazioni che si giocano l’ultimo posto europeo e poi le altre giocano per salvarsi.

La novità di quest’anno, se qualcuno ancora non l’avesse capito, è che per andare in Europa League (fase preliminare) potrebbe bastare anche il settimo posto: questo significa che se nella cervellotica formula della Coppa Italia arrivano in finale due squadre che sono già qualificate in uno dei primi 6 posti, la settima di serie A finisce in Europa League. Tradotto in numeri, l’Atalanta è ad appena tre punti (con lo scontro diretto al Milan ancora da giocare) dal treno europeo. Non si vince fuori? Verissimo. La squadra sembra meno incisiva dell’anno scorso? Altrettanto vero. I punti però sono punti e, considerando la cavalcata europea, forse non è il caso di fare i preziosi: meglio la sostanza, in questo momento, rispetto alla forma.

 

 

Punto terzo: Cornelius ha la media gol migliore di Zapata. Dopo la bella rete di Zapata (Sampdoria) alla Juventus, è ripartito il tormentone sul centravanti: «Ah, se avessimo preso Zapata al posto di Petagna», il commento dei più suscettibili. Allargando il discorso anche a Pavoletti, Niang e Palacio (gli altri nomi circolati in estate che effettivamente hanno cambiato squadra, il discorso diventa interessante: visto che a Petagna si imputa di non segnare come un centravanti, che medie realizzative hanno i giocatori appena citati?

Zapata con la Sampdoria ha segnato 5 reti in 791 minuti (media 158 minuti), Pavoletti con il Cagliari è fermo a 2 reti in 765 minuti (media 383 minuti), Palacio (Bologna) ha segnato 2 gol in 623 minuti (media di 312 minuti) e Niang (Torino) è fermo a quota 1 marcatura in 648 minuti di campionato. Tralasciando valutazioni economiche, di età, di titolarità ecc.. il conto matematico è presto fatto: sapete chi è il migliore di tutti? Andreas Cornelius. Il vichingo atalantino (che andrà pure ai Mondiali) ha messo a segno in serie A 2 reti in appena 303 minuti giocati e la media è di 152 minuti per ogni gol: Zapata, da titolare nella super Sampdoria di oggi, ha fatto peggio.

 

 

Punto quarto: i giovani arriveranno, c’è Gasp. Oltre a Cornelius (24 anni), l’Atalanta ha in rosa anche tanti giovani interessanti che per un motivo o per l’altro hanno giocato poco. Haas (1996) è stato inserito per le prime due volte contro Spal e Inter, Orsolini (1997) e Vido (1997) stanno trovando poco spazio ma sono in rampa di lancio, mentre Mancini (1996) ha collezionato solo una presenza. Il solo Castagne (1995) ha giocato con buona continuità, la verità è che tutti gli stranieri hanno bisogno di tempo per adattarsi e chi invece è italiano (non vanno dimenticati Bastoni e Melegoni entrambi del 1999) trova davanti compagni in questo momento più forti.

Anche se Gasperini sostiene che non ci siano elementi in grado di ribaltare le gerarchie come i vari Caldara, Gagliardini e Petagna l’anno scorso, la Dea ha tanti ragazzi su cui puntare anche in Primavera (Barrow su tutti) e quindi bisogna fidarsi del condottiero di Grugliasco: se Gasperini non mette in campo un giocatore, significa che non è pronto. Viceversa, nel momento in cui la scelta ricade su chi ha la carta d’identità fresca di stampa, il tecnico è il primo a non guardare la data di nascita ma solo le prestazioni.

 

 

Punto quinto: la molla può essere l’Europa. La molla per ripartire di slancio anche in campionato può essere proprio la qualificazione in Europa League. Adesso che il sogno è vicino in tanti ci pensano, ma nessuno ne parla ancora come un risultato acquisito. Quando la matematica avrà messo il suo timbro papale sulla storia della Dea (il passaggio ai sedicesimi, in un girone con Lione ed Everton, era difficilissimo da pronosticare) i giocatori potranno guardare alla sfida contro i francesi del 7 dicembre con un occhio diverso ben sapendo che fino al 15 febbraio non ci saranno sfide da dentro o fuori.

Nella testa di chi ogni domenica scende in campo sapendo che pochi giorni dopo (o prima, dipende dalle sfide in programma) un grande appuntamento europeo ruba tutte le attenzioni è normale scattino dei calcoli: parliamo di ragazzi che non sono abituati al doppio impegno. Fortunatamente, a Zingonia c’è chi è molto bravo a tenere alta la tensione, ma è indubbio che il passaggio del turno potrà avere effetti estremamente positivi su tutti i giocatori.

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