Superiorità netta

Cinque cose su Atalanta-Bayern Monaco 1-6 (e dintorni): ciclone bavarese sulla Dea, abbiamo visto dei marziani

Poco da fare per i nerazzurri contro una squadra di un altro livello. Ma la New Balance Arena è stato uno spettacolo indimenticabile...

Cinque cose su Atalanta-Bayern Monaco 1-6 (e dintorni): ciclone bavarese sulla Dea, abbiamo visto dei marziani

Foto di Giancarlo Favaro e Atalanta

Alla fine, quel gol della bandiera di Pasalic nell’1-6 preso dal Bayern Monaco ha un significato importante: la sconfitta non è il peggior risultato di sempre nella massima competizione europea perché il divario è lo stesso di Atalanta-Liverpool 0-5 di qualche anno fa. Magra consolazione, certo, e sguardo che a questo punto volge verso la gara di ritorno in Germania della prossima settimana senza nessuna velleità di qualificazione ma con l’unico obiettivo, per la Dea e i 3.800 tifosi che saranno al seguito, di giocarsi una partita di livello assoluto in uno degli stadi più belli del mondo.

Appuntamento con la storia: i primi ottavi di Champions a Bergamo

È la seconda volta che l’Atalanta gioca gli ottavi di finale di Champions League, ma non era mai successo prima di giocare una partita di così alto livello davanti al pubblico di Bergamo. Nel 2020 – era il 19 febbraio, quindi alla vigilia dell’incubo Covid – l’Atalanta ospitò il Valencia a Milano in una gara che si chiuse 4-1 per i bergamaschi. Avversario, contesto, difficoltà e cornice di pubblico non sono minimamente paragonabili e tutto è reso ancora più bello se si pensa a come l’Atalanta è arrivata a questa partita, ovvero dopo la strepitosa rimonta contro il Borussia. Nemmeno il tempo di finire quei festeggiamenti che c’è già un altro grande appuntamento da vivere. Uno spettacolo.

Il coraggio di Palladino, il bisogno di godersela davvero

Alla lettura delle formazioni, la reazione di tutti è la stessa: il mister ci prova. Il segnale che arriva da Palladino è grande: in una sfida dal pronostico completamente sbilanciato in favore degli avversari devi provare a fare qualcosa di speciale e allora il tecnico nerazzurro mette due punte e uno schieramento (almeno di partenza) con il 4-4-2 iper offensivo che tanto bene aveva fatto contro l’Udinese nell’ultimo scampolo di partita. Certo, farlo dall’inizio con il Bayern non è la stessa cosa, ma è senz’altro più affascinante. Perché in notti così, contro avversari così, è giusto che te la godi. Al risultato ci pensi solo alla fine.

Formazioni: conferma per la squadra che ha ripreso l’Udinese

Dicevamo della formazione. Per provare a cambiare l’inerzia di una gara che prima ancora di cominciare è già tutta a favore del Bayern, Palladino conferma la difesa a quattro vista nel finale contro l’Udinese e in attacco ci sono Scamacca e Krstovic, che stavolta si sistemano più vicini in un 4-4-2 con Zalewski a sinistra e Sulemana a destra. Il Bayern si presenta invece con il solito 4-2-3-1. Fa impressione leggere la panchina dei tedeschi, che hanno fuori Kane, Musiala e Goretzka (oltre a Neuer infortunato), eppure hanno una formazione titolare che pullula di talento. Pazzesco.

Primo tempo senza storia, troppo ampio il divario

Dopo un paio di fiammate della Dea nei primissimi minuti di gioco, il Bayern prende il controllo delle operazioni con Kimmich e Pavlovic in cabina di regia e i movimenti degli attaccanti che mettono a durissima prova la retroguardia bergamasca. Il primo gol, di Stanisic, è un regalo su calcio d’angolo (già sono forti, se poi concedi uno scambio palla a terra così…), il raddoppio è una bellissima giocata di Olise che da destra si accentra e calcia, mentre il tris vede Gnabry partire dalla propria area e dopo una progressione di 70 metri andare a chiudere in gol davanti a Carnesecchi. Complessivamente, nel primo tempo i tiri in porta sono 7-1, con Krstovic (assist di Zappacosta) unico a costringere Urbig alla parata di piede (ma eravamo già sotto 3-0).

Il gol della bandiera di Pasalic da record e lo stadio da urlo

Nell’intervallo entra Djimsiti per Scamacca e si torna alla difesa a tre, ma il risultato cambia: il Bayern ne segna altri tre (Jackson, Olise e Musiala) e prende pure un palo con Upamecano, ma all’ultimo respiro, sul cross di Bellanova, arriva la rete di Pasalic, che fa esplodere lo stadio e regala qualche secondo di emozione vera.

Il croato, che raggiunge così i 68 gol con l’Atalanta, al pari di Muriel, non esulta nemmeno, ma lui e tutta la squadra rimangono di sasso di fronte a una delle dimostrazioni d’affetto più vere e sincere che si possano vedere su un campo di calcio. L’Atalanta, travolta da una squadra di marziani, è di fatto già fuori dalla Champions League, ma viene comunque salutata da tutti i settori dello stadio con cori e applausi. Perché era giusto provarci, come è giusto battere le mani a chi ha perso sul campo ma non ha mai mollato.

Atalanta-Bayern Monaco 1-6

Reti: 12’ Stanisic (B), 22’ e 64’ Olise (B), 25’ Gnabry (B), 52’ Jackson (B), 68’ Musiala (B), 93’ Pasalic (A)

Atalanta (4-4-2): Carnesecchi; Zappacosta (66’ Bellanova), Hien, Kolasinac (55’ Ahanor), Bernasconi; Sulemana (73’ Samardzic), De Roon, Pasalic, Zalewski (55’ Musah); Krstovic, Scamacca (46’ Djimsiti). All. Palladino

Bayern Monaco (4-2-3-1): Urbig; Stanisic (86’ Guerreiro), Upamecano, Tah, Laimer (46’ Davies, 72’ Bishof); Kimmich, Pavlovic (68’ Goretzka); Olise, Gnabry (46’ Musiala), Luis Diaz; Jackson. All. Kompany

Arbitro: Eskas (NOR)

Ammoniti: 39’ Laimer (B), 76’ Olise (B), 84’ Musah (A), 84’ Kimmich (B)