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Cinque cose su Schalke 04-Atalanta 0-3, una rotonda vittoria che non deve illudere e che fa riflettere

Alla Veltins Arena sono arrivate tante piccole e grandi indicazioni che offrono spunti interessanti per il futuro. In positivo, ma non solo...

Cinque cose su Schalke 04-Atalanta 0-3, una rotonda vittoria che non deve illudere e che fa riflettere

Foto Atalanta.it

Le amichevoli estive, che si vinca o che si perda, vanno prese per quello che sono: esperimenti in previsione delle partite ufficiali. Il 3-0 ottenuto dalla Dea a Gelsenkirchen ha dato diversi spunti, soprattutto a chi pensa che l’Atalanta – che sul mercato ha finora preso il solo Gaetano e fatto qualche cessione – non possa essere competitiva. Oggi la squadra non è completa, ma di certo non è priva di identità e questo è il segnale più bello e interessante che arriva dai 90 minuti visti in Germania.

Scalvini, Ahanor e quelle prestazioni al netto delle voci

Sul mercato, soprattutto inglese, i nomi di Scalvini e Ahanor sono spesso chiacchierati. Per fortuna i due ragazzi nerazzurri (e azzurri, vero Mancini?) non se ne curano troppo e giocano, con buon piglio e ottimi risultati. Il numero 42 ha fatto un’ottima gara, quando la squadra è andata in difficoltà è perché in mezzo al campo si è sbagliato qualche pallone di troppo, ma la scelta insistita di costruire dal basso ha visto entrambi protagonisti fino a quando sono rimasti in campo.

Le “catene” di qualità devono rendere al meglio

Le coppie titolari di mezzali e attaccanti esterni oggi sono De KetelaereSamardzic a destra e RaspadoriEderson a sinistra. Il precampionato sta dicendo che il serbo può fare quel ruolo e la qualità che può dare alla squadra insieme al belga è di alto livello; dall’altra parte la certezza è Ederson, mentre Raspadori deve alzare il suo livello. Se i “pezzi mancanti”, ovvero Raspadori e la continuità di Samardzic, si mettono in linea con i “colleghi di coppia”, allora l’Atalanta avrà solo bisogno di sistemare le alternative.

La mano di Sarri non è un dettaglio

Le uscite palla a terra, la voglia di giocare sempre e comunque in costruzione senza il lancio in profondità, i giocatori che si guardano e cercano l’intesa dandosi una mano quando una scelta non viene fatta. E ancora, la volontà di sacrificarsi tutti assieme nel momento in cui l’avversario di mette alle strette. Cercando sempre di stare alti. Sarri in panchina è un ossesso, chiacchiera continuamente con il quarto uomo e scrive sul taccuino. La sua mano già si vede e anche se non parla mai (speriamo dopo il Bortolotti) si capisce che sta cercando di estrarre il meglio da un gruppo che gli dà tanti spunti.

Non è tutto a posto, cosa manca al gruppo

Battere 3-0 una neopromossa di Bundesliga, ma rischiando nel secondo tempo di prendere diverse volte il gol dell’1-2 e segnando il tris solo alla prima vera azione degna di questo nome conferma che non è tutto a posto e che qualcosa va sistemato. In questo momento, il gruppo ha bisogno di giocatori che possano alzare il livello, completando le opzioni a disposizione di Sarri in difesa, in mezzo al campo e in attacco. Saperlo e ripeterselo è importante, soprattutto se la prestazione conferma il livello attuale della squadra. Che è già importante.

Il percorso non va sottovalutato

Per chi pensa solo al mercato, è ossessionato dal mercato ed è convinto che bastino i colpi di mercato per vincere le partite, è meglio evitare le prossime righe. Il calcio non è matematica, se hai in panchina uno che lo insegna e una strada ben precisa in mente è giusto dare tempo al gruppo di fare il suo percorso. Questo è un approccio parallelo alle trattative. Chiaro che se prendi più giocatori forti fai prima, ma bisogna mettere in conto le difficoltà, le piccole vittorie quotidiane e le sconfitte che arriveranno. Non parliamo di punteggio, ma di quello che a Zingonia si costruisce giorno per giorno. Chi ci crede può anche perdere, chi non ci crede ha già perso.