di Xavier Jacobelli
Alla centesima partita europea della sua storia, unica squadra italiana rimasta ancora in lizza negli ottavi, l’Atalanta si è congedata dalla Champions League incassando la seconda sconfitta contro la corazzata Bayern, che nei quarti incontrerà il Real Madrid.
Rispetto al 6-1 dell’andata, in Germania ai nerazzurri è andata meglio, anche se poteva andare pure peggio considerata la netta supremazia riaffermata dai rivali, che non si sono accontentati di avere blindato la qualificazione a Bergamo. È finita 4-1, gol dell’orgoglio bergamasco siglato da Samardzic.
Del resto, Kompany aveva avvertito: «Per noi, nessuna partita è amichevole, onoreremo i 75 mila che verranno a vederci». Così è stato. Eppure, rispetto alla durissima lezione di calcio incassata in casa, l’Atalanta a Monaco di Baviera ha retto l’urto dei panzer nel primo tempo, dominato dai tedeschi ma chiuso con un solo gol di vantaggio, sul rigore battuto due volte dal fenomenale Kane che poi ha raddoppiato con un capolavoro dei suoi. Sono diventate 47 le reti in stagione per lui; grazie a Karl e a Luis Diaz, sono salite a 139 per il Bayern, infernale macchina da gol.
La tattica più guardinga adottata da Palladino ha retto sino a quando ha retto la capacità della Dea di chiudere i varchi all’asfissiante manovra avversaria, scandita dai fraseggi di prima qualità e dal pressing martellante di una formazione che gioca a memoria. Non a caso, ha perso solo 2 delle 41 partite disputate sinora fra campionato e coppe, comanda la Bundesliga a +9 sul Borussia, è anche in semifinale della Coppa di Germania.
Uscita dignitosamente dall’Europa (con la dote dei 70 milioni di soli premi Uefa che il 30 giugno porteranno a undici i bilanci consecutivi in utile), l’Atalanta rientra in Italia puntando a due obiettivi: infrangere il tabù Coppa Italia che resiste dal 1963 (il 22 aprile, a Bergamo, giocherà la semifinale di ritorno contro la Lazio); ritornare in Europa qualificandosi a una delle competizioni Uefa della prossima stagione.
In Baviera, a eccezione dello squalificato Musah, per la prima volta Palladino ha avuto tutti a disposizione. Recuperando anche De Ketelaere, Ederson e Raspadori, dopo Bellanova e Scalvini, l’allenatore può impostare la volata di fine stagione a organico pieno. Il capitano de Roon ha disputato la gara n. 435 in nerazzurro, eguagliando il record assoluto di Gianpaolo Bellini. Lo batterà domenica (22 marzo), contro il Verona. I tifosi lo festeggeranno calorosamente.
Sono gli stessi che, al ritorno come all’andata, con i loro cori, i loro applausi, le loro sciarpe levate in alto dopo la sconfitta, hanno confermato quale valore abbia il primo patrimonio atalantino.