La mente e le assenze fanno cose clamorose. Dopo la baraonda di emozioni che abbiamo provato mercoledì sera (25 febbraio) superando il Borussia Dortmund e accedendo agli ottavi di finale di Champions, un po’ di contraccolpo con il Sassuolo era purtroppo prevedibile.
Questi ragazzi non sono dei robot, al netto delle considerazioni sulle assenze e sull’uomo in più è stato chiaro come la squadra si sia svegliata tardi dopo il rosso a Pinamonti, subendo due reti e con poco da salvare sotto il profilo della prestazione.
Le occasioni sono anche arrivate, un palo e una traversa oltre al gol di Musah sono comunque segnali di cui tenere conto, ma si era in 11 contro 10 e con il Sassuolo che lasciava fette di campo enormi da sfruttare. La sensazione è che in certe praterie sarebbe servito aggredire di più, con maggiore velocità e incisività. Il Sassuolo era battibile in 11 contro 11, forse anche di più in 11 contro 10, ma semplicemente la Dea vista a Reggio Emilia non è stata nemmeno lontana parente di quella di settimana scorsa contro il Borussia, che si sarebbe fatta un sol boccone dei neroverdi.
Succede, ci mancherebbe. Non tutte le partite sono uguali e neppure le assenze (De Ketelaere e Raspadori, ma anche Ederson e Ahanor) si possono ignorare. Gli alibi non mancano, ma vien da sé che chi è malamente uscito dalla Champions abbia vinto (l’Inter) o pareggiato da grande squadra in rimonta (la Juve contro Roma) e invece chi ha sognato con un rigore al 98′ non ha riproposto la stessa prestazione. La speranza, per l’Atalanta, è che il tempo della reazione sia già all’Olimpico mercoledì (4 marzo) nella semifinale di andata della Coppa Italia.