Cosa significa per voi tifosi andare a Goodison Park?

Cosa significa per voi tifosi andare a Goodison Park?
22 Novembre 2017 ore 10:43

Siamo alla viglia di Everton-Atalanta, l’attesa tra i tifosi e gli addetti ai lavori è incredibile e abbiamo pensato di condividere le emozioni di tutti voi attraverso un piccolo sondaggio: cosa significa, per un tifoso, andare a Liverpool a vedere la Dea che cerca la qualificazione ai sedicesimi di Europa League? Sono arrivate una montagna di risposte, mettetevi comodi e leggetele tutte. Non c’è modo migliore per ammazzare l’attesa. Di probabile formazione e dettagli tecnici parleremo domattina, oggi è il giorno giusto per assaporare l’avvicinarsi di un giorno aspettato da 26 anni.

 

 

Alex Roncalli: «Aldilà dell’evento prettamente sportivo e della passione per la Dea? Bere una pinta rossa in un pub insieme a Rooney».

Marco Finazzi: «Che dire, un sogno che si realizza. Andiamo nella patria del calcio e ci andiamo da protagonisti! Giovedì sarà una lunga giornata per tutti noi, sia per chi come me andrà a Liverpool, sia per chi la vedrà da casa!».

Oscar Trapletti: «Per me, tifoso della Dea e del Liverpool, è un sogno ad occhi aperti. Una storia che resterà scolpita per sempre nella memoria! Meglio di così c’è soltanto una finale… E batterli anche in casa loro, in uno stadio tra i più famosi d’Inghilterra, sarebbe la ciliegina sulla torta. Roba di cui andare orgogliosi per sempre!».

Demis Milesi: «Adoro da sempre il calcio inglese, gli stadi inglesi, soprattutto se molto datati come Goodison Park. L’atmosfera che si respira, i boati del pubblico, il tifo, le urla dei tifosi legati fino alle budella alla propria squadra proprio come noi bergamaschi alla nostra Atalanta. Ho avuto la fortuna di assistere a delle partite di calcio inglese in Gran Bretagna con sempre in testa il pensiero martellante di cosa potesse voler dire vedere giocare l’Atalanta in un palcoscenico del genere, qualunque esso sarebbe stato. È da quando abbiamo assistito al sorteggio che attendo questa serata. Il palcoscenico ce lo siamo guadagnati ed è uno dei migliori che potessimo sognare, dobbiamo guadagnarci ancora almeno un punto per cui questa volta l’atmosfera, i boati e le urla facciamoli noi, 3000 o più che saremo. Non sto più nella pelle ed è solo martedì».

Mauro Colleoni: «Per me cosa vuol dire non potere andare…. Vuol dire tanta sofferenza un nodo alla gola solo al pensiero. Buona trasferta a tutti».

Mariano Alberti: «Ho visto Rooney all’inizio della sua carriera nelle giovanili dell’Everton e lo vedo ora, quasi alla fine, nello stesso club. La multinazionale per cui lavoro nei Paesi Bassi ha la sede operativa più importante a Elsmere Port, non lontano da Liverpool e sono tutti tifosi dell’Everton. Mi ricorda anche un po’ l’avventura in Coppa delle Coppe con Mondonico: OFI Creta e Merthyr Tydfil ricalcano il gusto di Everton e Apollon considerando che tra Inghilterra e Galles, come tra Grecia e Cipro, non c’è molta differenza. Sarebbe grandioso fare lo stesso cammino dell’88».

Mattia Locatelli: «Semplicemente significa vivere il fascino della trasferta. Viaggiare insieme agli amici, insieme al tuo popolo. Perché a differenza di altri, noi atalantini siamo per il 99% bergamaschi e rappresentiamo una città. Vedere gli striscioni Bergamo e dei vari paesi della provincia in tutto il continente è l’emozione più bella».

Marcello Migliorati: «Per me significa veramente tanto. La Dea tante volte mi ha aiutato a recuperare energie, sfogarmi, pensare alla mia grande passione! Seguirla in Inghilterra, dopo Lione, è un vero sogno, un mix di emozioni che spero si sfoghino con lacrime di gioia come dopo il primo gol europeo di questa grande squadra! ».

Andrea Cisarri: «Io purtroppo non potrò andare, ma sarò con il cuore e con la mente al fianco di tutti i fratelli atalantini. L’Europa è un sogno che coltivavo fin da bambino e ora che è realtà ho paura che finisca troppo presto. La mia speranza è di tornare a Lione, per cercare di vincerla!!! Perché la nostra amata Dea e noi tutti che portiamo questi colori impressi nell’anima, ci meritiamo di poter vivere un’emozione così forte!!! Forza ragazzi!!!».

Irene Anesa: «Io non ci potrò andare ma vi guarderò da casa. Guarderò la mia Atalanta giocare in uno stadio con tanta storia e i nostri colori saranno presenti. Significa realizzare un sogno, vedere la mia squadra ammirata da tutti».

Luca Lanzini: «È Il sogno più grande a cui, al momento, posso aspirare!!! Vedere l’amata Dea giocare in Inghilterra è semplicemente stupendo! Spero che in futuro possa diventare una delle tante tappe che scriveremo nella storia delle competizioni internazionali!».

Cristian Nobile: «Significa gioia, passione, divertimento… emozioni a non finire! È sempre stato un mio piccolo sogno andare a vedere una partita di calcio negli stadi inglesi e farlo per la prima volta proprio con l’Atalanta, la mia squadra del cuore, il mio grande Amore, è un qualcosa di stupendo. Straordinario, da pel de poia! Inoltre è anche la mia prima vera trasferta europea che vivrò nel settore ospiti (sono stato a Lione, ma purtroppo non avendo trovato il biglietto nel settore a noi destinato sono andato nel settore sotto) e sono carico a mille! Una roba stupenda! Aggiungo anche che sarà da brividi giocare a Liverpool, una città che mi ha sempre ispirato aria di vero football».

Rocco Palumbo: «Grazie al grande amico Leo ci sarò, parto mercoledì da Pescara poi da Bergamo tutti insieme a spingere la nostra Atalanta ai sedicesimi. Sarà un’emozione incredibile la mia prima trasferta europea dopo aver visto la Dea negli anni ‘90 contro lo Spartak Mosca e il Fenerbahce. Sarà stupendo, faremo la storia e potremo dire un giorno “io c’ero”. Forza Atalanta».

Valentina Pecis: «Andare a Liverpool è il sogno di una vita atalantina, mai me lo sarei immaginato… E portarci mio figlio di sei anni, averlo fatto nascere e crescere con la nostra fede nel cuore, mi rende orgogliosa di essere atalantina. Non vediamo l’ora, tanti sacrifici per esserci ma piotost mae mia ona setimana! IO CI SONO…. E DIRÒ IO C’ERO!».

Davide Legramandi: «Significa andare nella patria del football, vedere uno stadio e una squadra che hanno fatto storia. Significa per noi tifosi coronare un sogno dopo aver girato per anni in lungo e largo per l’Italia, da San Siro a Catanzaro, significa che ad inizio partita vedranno un settore tremare di canto e gioia di gente che sostiene una cosiddetta provinciale, significa che sarà una giornata storica e se vinciamo ancora di più. Il 23/11/2017 sarà una giornata da ricordare; come diceva un loro telecronista all’andata: “WELCOME BACK TO LA DEA”!».

 

 

Marino Capelli: «La Dea in Europa in uno stadio inglese: praticamente realizzare un sogno, dopo anni e anni di sofferenze ce lo meritiamo proprio! Giovedì voglio vivere tutto minuto per minuto, giornata che ricorderò per tutta la vita!».

Gabriele Colleoni: «Vuol dire sublimare le emozioni e le sensazioni nate sui gradoni della Curva. Sotto il sole, la neve e la pioggia. Vuol dire rappresentare città e provincia (Calusco nel nostro caso) in giro per l’Europa. Vuol dire attesa, ansia, staga mia det da giorni. Vuol dire portare in ogni dove i nostri drappi, la nostra mentalità, i nostri ideali e la nostra passione. In sintesi, vuol dire essere bergamaschi».

Marcello Limonta: «Purtroppo non ci sarò fisicamente. Ma con la testa, con il cuore, con tutto me stesso è come se fossi lì in Curva giovedì sera a saltare e a cantare con la mia Curva. È un sogno che si avvera. Qualcosa che non era neanche immaginabile solo un anno fa. Logicamente io, tifoso Liverpool da una vita, spero in una vittoria».

Daris Pirola: «Significa “la storia”, come è stata a Lione. Poter raccontare un domani ai propri figli queste emozioni è fantastico, ti sembra di vivere la trasferta in modo diverso. L’Europa e soprattutto la trasferta europea regala grandi emozioni, un clima surreale. Poi con gli amici di sempre è ancora più bello!! Non si può perdere assolutamente perché lasceremo il segno impresso nella storia, sarà una bolgia e non vedo l’ora: sono le stesse emozioni di tutti quelli che la domenica fanno sacrifici per essere sempre al fianco della nostra Dea e sostenerla nel bene e nel male. Acqua neve o grandine ma sempre su quei gradoni!!».

Umberto Pala: «Come mi piacerebbe esserci ma purtroppo non posso vivendo in California. Non manco mai di leggere un tuo articolo o un tuo racconto in trasferta: mi fai sentire lì con voi, mi fai provare le stesse emozioni che provate voi. FORZA DEA arriva in finale è arriverò anch’io!».

Luca Giuky Giudici: «Andare in trasferta in Europa, in Inghilterra, a vedere la mia amata Atalanta, significa in un certo qual modo chiudere un cerchio che si è aperto 27 anni fa con la prima partita vista allo stadio di Bergamo con mio padre. Tanti anni di abbonamento in Curva, spesso in Serie B, trasferte selvagge, anni a raccontare le gesta dei miei idoli sempre con la speranza, un giorno, di poter vedere la Dea in Europa. Per chi come me ha iniziato a frequentare lo stadio ad inizio anni ’90, giovedì si realizza un sogno. E per questo devo ringraziare anche, e soprattutto, una persona speciale!!».

Leandro Ruggeri: «Per quelli come noi che hanno vissuto la Serie C, si sta avverando un sogno. Il secondo sogno sarebbe AMMUTOLIRE i tifosi inglesi con i nostri boati: chi non canta non torna a casa!».

Davide Saracino: «Andare a vedere la mia squadra del cuore nella città della mia band del cuore».

Francesco Epis: «Significa tornare a Liverpool, una città per me magica, da amante dei Beatles e dove ho vissuto per alcuni mesi, come studente Erasmus, nel lontano 2011. Era l’anno della Serie B e anche da lassù ho seguito la nostra magica Atalanta: dalla gioia della promozione conquistata al terrore di vedere tutto quanto schiacciato dallo scandalo scommesse, scoppiato proprio durante le mie ultime settimane in terra d’Albione. Ricordo ancora come quel sabato pomeriggio, dopo la matematica conquista della Serie A, me ne andavo in giro fiero di indossare i colori nerazzurri. Ricordo come ai vari amici provenienti da mezzo mondo raccontavo di un passato europeo (vissuto quand’ero troppo piccolo per ricordare) e delle nostre speranza di rinascita di quegli anni. E ho pure ben in mente le volte che ho assistito alle partite di Liverpool ed Everton, quando in quegli stadi, guardando al settore ospiti, sognavo di poter essere là, un giorno, vestendo i miei colori. Alla conquista dell’Europa League e al sorteggio dei gironi tutte le mie speranze erano indirizzate a quel sogno: mai ci avrei creduto se me lo avessero detto, mai avrei pensato che tra tutte le squadre che sarebbero potute uscire dall’urna, noi avremmo alla fine incontrato proprio l’Everton! Non mi importava se era un girone di ferro: potevo tornare a lassù, proprio in quello stadio, questa volta per tifare la nostra Dea! Dopo aver sudato sette camice per poter accaparrarmi un biglietto, domani partirò alla volta di Liverpool, per poter essere questa volta sì, in quel settore ospiti, a cantare e sostenere la nostra Dea, per poter vivere un sogno, nato più di sette anni fa… Perché ogni tanto anche i sogni diventano REALTÀ!!!».

Giorgio Salaroli: «Eh… Sarebbe vincere la mia paura nel salire su un aereo o solo avere l’idea di farlo, ma ne esco ancora sconfitto, ahimè, per cui alzo bandiera bianca e mi accontento di guardare in tv il match nell’augurio che la mia sconfitta nei confronti della paura sia contrapposta alla vittoria dei miei ragazzi in quel del Merseyside…».

 

 

Andrea Rivola: «Vuol dire realizzare il sogno e il desiderio più grande della propria vita di tifoso. Hai presente quando cade una stella cometa e devi esprimere un desiderio? Hai presente quando alla mezzanotte dell’ultimo dell’anno esprimi un desiderio per l’anno che viene? Hai presente? Vuol dire poter ringraziare mio padre per avermi trasmesso questa passione e ancor più bello sarà il poter essere li INSIEME. Per “colpa” mia, a causa della mia piccola età, all’epoca della scorsa Europa mio papà ha potuto vedere le partite in casa ma non quelle in trasferta. La sublimazione del concetto “di padre in figlio”. GRAZIE A TUTTI!».

Erosky Lewandowsky: «Significa dimostrare al mondo la nostra grande passione! Cosa realmente significhi essere atalantini… e farlo nella “culla del calcio” assume ancora più valore…».

Roberto Caglioni: «Vuol dire lasciare moglie e figlie a casa per seguire l’altro amore della tua vita e inseguire quel sogno di poterci qualificare che manca da 26 anni».

Giuliano Vitali: «Serata unica, magica, di quelle che non dimenticheremo mai comunque vada!».

Luca Marini: «Essere a Liverpool a giocarci la qualificazione dopo anni di pioggia, neve, gelo, caldo torrido su gradoni vecchi di 80 anni non ha prezzo. Sale l’attesa per giovedì, per quel giorno che potremo raccontare ai nostri figli e nipoti. I WAS HERE (per dirlo all’inglese)».

Giulio El Tanque: «Io la domanda la giro così: cosa significa per te NON andare a Liverpool? Significa tanta sana invidia, significa seguirla da casa con il cuore che batterà come non mai perché può essere riscritta ancora una volta la nostra storia. E poterlo fare nella patria del calcio rende tutto più bello e più magico. Buon viaggio Atalantini, buona trasferta! Ognuno di quelli che sarà al Goodison Park porti con sé il cuore di un altro tifoso che per svariati motivi non può essere presente, cosicché la squadra sia spinta verso la qualificazione da migliaia di cuori nerazzurri!».

Virgilio Gamba: «Dopo Creta, Colonia, Lisbona e Istanbul un campo inglese mi mancava. Anche in Inghilterra i nostri colori sventoleranno alla grande».

Demis Capelli: «Tanta tanta roba».

Francesco Puglioli: «Per me che non ci posso essere significa sentire il cuore che si gonfia nel petto ogni volta che tendendo le orecchie sentirò il canto e l’incitamento di tutti voi, che come sempre canterete per 90 minuti suscitando l’ammirazione dell’Europa intera. L’Atalanta non ha ogni tanto un dodicesimo uomo. L’Atalanta scende sempre in campo in 12, dovunque giochi».

Gianluca Donda: «La mia prima trasferta europea dopo 30 anni di stadio a Bergamo e tante trasferte in Italia. Per un bergamasco atalantino è il coronamento di un sogno e speriamo di festeggiarlo con la qualificazione ai sedicesimi. Comunque vada sempre e solo forza Dea».

Simone Aceti: «Vuol dire essere diventati una splendida realtà e aver compiuto quel salto di qualità che tutti aspettavamo con ansia. Vuol dire anche continuare a cullare il sogno di arrivare fino in fondo. Per me sarà la prima trasferta in Inghilterra: la cultura del calcio che hanno lì non esiste da nessun’altra parte del mondo. Respirare quell’atmosfera sarà qualcosa di magico ed indescrivibile…».

Nicola de Pompeis: «Quattrocento euro spesi bene, non solo per la passione che abbiamo dentro. Nel mio caso significa vivere un’esperienza unica con mia figlia alla quale abbiamo regalato il biglietto per i suoi 18 anni. Siamo abbonati entrambi da oramai 9 anni, sempre in Curva a respirare il profumo della nostra passione. Condividere con lei questa esperienza unica non ha prezzo, tra tanti anni ricorderemo insieme questa avventura sperando di poterne vivere ancora tante altre».

Cinzia Clari: «Io non sono bergamasca, la passione per l’Atalanta me l’ha trasmessa il mio moroso, tifoso scatenato della Dea da più di trent’anni. Vivendo a Melbourne lui non potrà esserci a Goodison Park, ma vivrò questo sogno per entrambi cercando di renderlo protagonista, seppur a distanza, di questo momento storico. Adoss!».

Mirco Riccardo: «Significa che sarà stupendo esserci ma significa anche avere la responsabilità di rappresentare tutti coloro che, per svariati motivi, non ci possono essere. Perciò si deve uscire dallo stadio demoliti dopo aver incitato e cantato per la nostra città e i nostri colori. Non è una gita e noi fortunati che ci saremo dovremo essere all’altezza di scrivere un pezzo di storia da raccontare! Per la Curva, per la tua città!».

 

 

Diego Urgnani: «Purtroppo giovedì non ci sarò. Dopo essere stato a Lione e Cipro ho dovuto rinunciare a questa trasferta perché divento papà: il termine è il 26 ma non mi fidavo a prenotare… e se poi nasce il 23? Quindi ragazzi, fate tremare quello stadio e portate a casa la qualificazione che a febbraio ci sarò. Again Atalanta!».

Mattia Agazzi: «”E io lo so perché non resto a casa”. Per condividere l’emozione e la soddisfazione con chi mi ha infettato con questa magnifica malattia e chi è stato contagiato da poco, per le retrocessioni tra gli applausi, per ogni volta che abbiamo preso freddo e pioggia su quei gradoni, per ogni porcone tirato quando non girava nulla, per la trasferta a Como, per la trasferta a Roma quando eravamo praticamente spacciati, per ogni domenica sera rovinata dopo una partita storta, per ogni abbraccio dopo i gol, per ogni lacrima dopo le retrocessioni, per ogni volta che “andavamo a testa alta”, per ogni kg di fango che ci hanno tirato addosso, per ogni lacrima dopo la qualificazione, per ogni lacrima dopo il 3 a 0 contro l’Everton alla prima in Europa».

Giovanni Scaini: «Essere a Liverpool con famiglia per la Dea è incredibile, è per me e mia moglie una seconda luna di miele, dato che sui gradini della Curva ci siamo conosciuti. Poi esserci con figli ed amici…».

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