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Dal Mato Grosso alla Serie A Toloi: «Che partite in fattoria!»

Dal Mato Grosso alla Serie A Toloi: «Che partite in fattoria!»
Atalanta 13 Novembre 2015 ore 09:47

In campo è elegante e molto efficace, al centro della difesa della Dea si sta guadagnando la fiducia di tutto l’ambiente e le prestazioni confermano come la società abbia fatto un gran colpo. Fuori è un ragazzo gentile, umile e molto piacevole. Vive a Bergamo insieme alla moglie e alla sua bimba, ma non dimentica le sue origini. Rafael Toloi, difensore brasiliano della Dea, si racconta a Bergamo Post e il ritratto che ne esce è quello di uno che crede tantissimo nel lavoro e mastica calcio fin da bambino. Uno che è arrivato a fare il calciatore in Italia, senza però mai dimenticarsi del paesino di 3000 anime del Mato Grosso da cui proviene e dove, appena è possibile, torna per stare con i cavalli della fattoria di papà o per andare a pescare. La stessa fattoria che da piccolo era teatro delle prime partite di quel bimbetto senza maglia che girava sempre con il pallone sotto il braccio.

Rafael Toloi, i dati relativi alle presenze dicono chiaro: hai giocato molto in questo inizio di stagione. Te lo aspettavi?

Sono sincero, quando sono arrivato pensavo solo a giocare più possibile, ed ero convinto di poterlo fare. Lavorando nel gruppo ho capito presto che ci sono tanti compagni che hanno qualità, e quindi che poteva anche capitare di fare un po’ di fatica a trovare spazio. Anche per questo cerco sempre di allenarmi al massimo e i risultati, dal punto di vista del mio impiego, sono veramente molto buoni.

Se dovessimo raccontare ai tifosi chi è davvero Rafael Toloi, da dove dovremmo partire?

Io arrivo da un paesino molto piccolo della zona del Mato Grosso, si chiama Gloria D’Oestè e ha solo 3000 abitanti. E sono un ragazzo di campagna: mio padre ha una bella fattoria, mi piacciono i cavalli e le mucche, amo pescare. Ogni volta che ho la possibilità di tornare a casa, lo faccio di corsa: lo farò anche a Natale. Ho già programmato il volo da Malpensa a San Paolo, poi via verso Cuiabà (capitale del Mato Grosso) e poi ancora 2 ore e mezza di macchina verso casa. La fattoria è grande, gli animali sono tutti liberi. Bellissimo.

 

rafael toloi

 

Come va la vita in città?

A Bergamo le cose vanno benissimo. Tanti tifosi mi riconoscono e mi salutano, abitiamo in città e la cosa migliore è che se io sono all’allenamento o in trasferta mia moglie Flavia può uscire senza problemi in centro con la nostra piccola Maria Raffaella e farsi una passeggiata. E poi c’è Città Alta, qualcosa di sensazionale: non avevo mai visto nulla di simile. Anche i miei genitori Angela e Nelson sono stati qui per un paio di settimane e sono rimasti impressionati dalla bellezza. A San Paolo era tutto molto grande, qui invece è più a misura d’uomo e questa serenità, questo contatto quotidiano con la gente, è bellissimo per uno come me che arriva dal Mato Grosso.

Con la cucina tutto bene?

A Bergamo non ci sono ristoranti brasiliani ma si mangia molto bene. Io ai fornelli non me la cavo molto ma se mia moglie deve cucinare, al supermercato troviamo tutto quello che ci serve per preparare i piatti che ci piace mangiare. Anche brasiliani.

Segui altri sport o sei per il calcio al 100 percento?

Mi piacciono il basket e il tennis, li seguo ma non so giocare molto. Ma fin da piccolo ho avuto in mente solo il calcio. C’è una fotografia che conferma il ricordo che tutti hanno di me da bambino: senza maglietta, spesso senza scarpe e con il pallone sotto il braccio. Nei dilettanti, a 10 anni, già giocavo con quelli grandi. A 13-14 anni ho iniziato a giocare nel Goias. La mia storia è iniziata lì.

 

ALBERTO MARIANI-ATALANTA - SAMPDORIA  SERIE A TIM 2015-2016

 

Parliamo ora del campo: hai piedi da centrocampista e ottimi tempi intervento. Fisicamente, come va il tuo inserimento in Italia?

Penso che dal punto di vista fisico e di struttura i giocatori italiani siano più forti rispetto a quelli brasiliani. Sul piano della velocità siamo più o meno allo stesso livello. Mi sento molto bene dal punto di vista atletico, non noto problemi. Da un lato sono soddisfatto di come me la gioco mentre dall’altro punto ovviamente ad affinare e migliorare sempre di più la condizione.

Quella con il Milan è stata la tua miglior partita? Sembravi sereno, nonostante la settimana complicata che hai passato.

Sapevo che per me era una partita importantissima. Dopo l’errore contro il Bologna, ci tenevo tantissimo a rifarmi e a giocare una grande partita. Da calciatore, quel pallone sbagliato al Dall’Ara è una cosa che non si può spiegare né capire. Era una giocata facile, con l’avversario lontano alcuni metri. Un tocco semplice verso il portiere, potevo anche controllarla. Davvero un erroraccio. Fortunatamente a San Siro è andato tutto molto bene e sono contentissimo di come ho reagito: dopo 2-3 giorni di morale a terra sono riuscito a rialzarmi alla grande.

 

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Hai sentito forte il peso dell’errore?

È stato perfino difficile uscire di casa. Però all’Atalanta c’è un gruppo fantastico. Nello spogliatoio di Bologna tutti i compagni più rappresentativi sono venuti a parlare con me, da Bellini a Raimondi a Denis e molti altri mi hanno rincuorato e mi hanno dato un sostegno fantastico. Il mister ha parlato con me prima della partita di Milano e mi ha tranquillizzato dicendomi subito di pensare solo a giocare. Ha fatto lo stesso anche dopo la prestazione di San Siro. Per me, tutto questo, è stato fondamentale.

Un pareggio che, dopo la gara, lascia un grande amaro in bocca: sei d’accordo anche tu che l’Atalanta doveva vincere?

Penso che meritavamo nettamente di vincere, abbiamo giocato molto meglio e abbiamo avuto 4-5 opportunità di fare gol. Lo dico con grande rispetto del Milan ma è la verità. Donnarumma ha fatto grandi parate ma sono comunque soddisfatto della prestazione: punti a parte, il primo tempo con il Bologna è stato ottimo e poi è successo quello che abbiamo visto e che sicuramente ha un po’ condizionato anche i compagni. A Milano abbiamo dimostrato di aver reagito e di essere tornati sui nostri livelli.

Da qui a Natale 5 partite di campionato e la Coppa Italia per capire dove può arrivare l'Atalanta.

Credo che la base di ogni ragionamento sia questa: stiamo giocando bene. Il nostro obiettivo deve essere quello di avere continuità e cercare sempre di fare punti. La nostra mentalità deve portarci sempre a focalizzarci sulla parte sinistra della classifica, adesso viaggiamo tra il settimo e l’ottavo posto e mantenerci concentrati su queste zone della graduatoria può aiutarci a fare veramente un grande campionato.

 

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Dove può ancora migliorare l’Atalanta?

In tutte le squadre in cui ho giocato ho sempre ragionato così: ogni partita giocata bene può averne una successiva in cui si può fare meglio. Non mi concentro solo su un aspetto piuttosto che un altro, è la squadra nel suo complesso che deve lavorare per alzare il livello della prestazione. Tutti assieme, possiamo sempre fare meglio. Lo dico da quando sono arrivato: l’Atalanta è una squadra forte. Vedo che ci sono giocatori esperti e tanti altri giovani ma con grandi qualità. Vedo grande mentalità nel lavoro quotidiano, il tecnico è preparato e capace insieme a del talento che rappresenta sempre qualcosa di positivo.

Il mister ti ha sorpreso?

L’età, nel suo caso, è qualcosa di prezioso. A 70 anni Reja conosce tantissimo del calcio, molto più di tutti noi messi assieme. È un uomo chiaro e limpido, se c’è qualcosa che deve dirti lo dice senza problemi e anche con me è stato importante. Mi ha fatto sentire la fiducia, prima e dopo la sfida di Milano. Per me come per tutti i compagni i suoi segnali e le sue parole nel rapporto quotidiano sono molto preziosi.

 

Empoli-Atalanta

 

Dopo il Torino, c’è la Roma: pensandoci, provi emozioni particolari?

Ho giocato 5 mesi a Roma, possono sembrare pochi ma si tratta comunque di un ambiente che conosco e in cui ho degli affetti. Della mia esperienza ci sono ancora tanti compagni, i brasiliani Castan e Maicon li rivedrò con tantissima felicità. Sono miei amici.

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