Tre indizi fanno una prova, a prescindere dal risultato. Contro Verona, Genoa e Pisa in trasferta, quindi su campi complicati e al cospetto di avversarie che hanno impostato una sfida tutta corsa, grinta, garra e battaglia sportiva, l’Atalanta non ha mai dato la sensazione di poter far valere i suoi “plus” tecnici, le sue doti, tutto ciò che c’è dentro ad una rosa forte come quella nerazzurra. E il risultato conta poco: una è stata vinta, una pareggiata e una persa. Eppure la considerazione sulla prestazione è la stessa. Senza alcun dubbio.
I giocatori della Dea sono forti e come tali vengono affrontati. Ce ne sono alcuni più avvezzi e predisposti ala battaglia, altri che invece soffrono il gioco rude e spigoloso degli avversari. Tutto nella norma. Però alcuni momenti sono molto significativi, con la squadra in vantaggio anche il più “molle” di tutti capisce che deve mettere dentro tutto quello che può mettere e quindi risulta ancora più marcata la differenza tra le big che soffrono e poi ottengono 3 punti (come il Milan a Como) e chi invece si fa rimontare.
Chiaro che si punta a vincere sempre ma il punto guadagnato con il Pisa segna qualcosa che per il futuro bisognerà tenere in grande considerazione: lo spessore agonistico di un gruppo che magari mercoledì si esalterà a tal punto da vincere ancora in Champions League ma che in questo momento manca di punti pesantissimi contro squadre alla portata semplicemente perché se li è presi chi li ha meritati, sudati e voluti con un approccio calcistico di alto, altissimo spessore.