Forza Duvan, a prestissimo E se scattasse l’ora di Barrow?

Forza Duvan, a prestissimo E se scattasse l’ora di Barrow?
15 Ottobre 2019 ore 09:16

Male, ma non malissimo. Duvan Zapata ha sostenuto lunedì gli esami di controllo per verificare l’entità dell’infortunio all’adduttore della gamba destra e il responso è stato pesante ma non catastrofico. Il muscolo è lesionato, sembra un problema di primo grado (quello più basso) ma per capire fino in fondo come stanno le cose sarà necessario aspettare il prossimo check, che sarà effettuato lunedì prossimo. Il motivo? C’è un versamento davanti alla lesione che non permette di vedere bene se si tratta davvero di un problema di questo tipo o più grave.

 

 

La domanda che si fanno tutti: quanto starà fuori? I tifosi, capito che il bomber ha un problema da risolvere, non stanno troppo a dilungarsi su quale sia la fibra muscolare che ha subito la lesione. Per quello ci sono i dottori a Zingonia. La domanda che tutti si fanno però è la stessa: quante partite sarà costretto a saltare il centravanti colombiano? La prudenza consiglia uno stop di almeno 3-4 settimane, in questi casi sono tanti i fattori che entrano in gioco e nessuno meglio dello staff medico della Dea può sapere, giorno per giorno, come procede il recupero di un infortunato. Sicuramente Zapata non ci sarà contro Lazio (19 ottobre), Manchester City (22 ottobre), Udinese (27 ottobre), Napoli (30 ottobre) e Cagliari (3 novembre). Per la gara di ritorno contro la formazione di Guardiola a Milano sarà necessario valutare bene il muscolo, ma se dovessero esserci dubbi o, peggio ancora, rischi per il prosieguo della stagione Zapata starà a riposo fino alla gara contro la Juventus in programma il prossimo 23 novembre. Sembra una data lontanissima ma, in questi casi, la prudenza è decisiva.

 

 

Come cambia la Dea senza Zapata. Dal punto di vista tattico, l’assenza di Zapata è importante perché il cambio naturale in rosa (Muriel) non può ancora essere completamente calato nella parte. Zapata gioca sostanzialmente in due modi: da unica punta con compiti più da finalizzatore vicino alla porta (nel 3-4-3 oppure nel 3-4-2-1) ma anche da attaccante in coppia con Ilicic o un altro compagno, con licenza di allargarsi sulla sinistra per favorire gli inserimenti del Papu e andare a fare gioco nella zona dove salgono Gosens o Castagne. A ben guardare, parecchi dei gol segnati da Zapata sono caratterizzati dall’appoggio su di lui spalle alla porta o comunque con la preparazione al tiro da fare con l’attaccante colombiano che mette in moto le possenti leve e si presenta poi alla conclusione. Nessuno degli attaccanti in rosa ha queste caratteristiche e, visti i risultati, vien da dire che nessun centravanti in Italia oggi può vantare un rendimento costante come il suo, ma bisogna fare di necessità virtù e cercare di finalizzare in altro modo.

 

 

Le altre soluzioni: tiro da fuori e maggior tecnica. Con Muriel in campo la squadra può puntare a una maggiore velocità con la tecnica applicata al gioco decisamente più alta, pur avendo meno propulsione. La presenza del compagno di nazionale è forse meno indicata in gare con pochi spazi a disposizione per cercare la carta vincente dentro l’area ma, allo stesso tempo, Ferrara ha dimostrato che le conclusioni da lontano sono una dote di Muriel da non sottovalutare.
Durante le sfide c’è sempre da considerare anche la possibilità di fare dei cambi e quindi uomini come Malinovskyi o Pasalic non vanno di certo sottovalutati. Il numero 18 ucraino parla la stessa lingua tecnica del Papu o di Ilicic, anche se deve ancora calarsi al meglio negli automatismi; Pasalic ha grandi capacità di inserimento e può aiutare; infine c’è il giovane Barrow: e se questa fosse la sua grande occsione? Insomma, con l’infortunio di Zapata l’Atalanta perde tante certezze ma altre caratteristiche presenti nel gruppo possono portare ottimi risultati. Avanti con fiducia.

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