Il giorno del ritorno a Lecce di Nikola Krstovic è stato pieno di cose importanti. Il gol, prima di tutto, che può sembrare facile (in effetti i salentini in quel frangente sono sembrati davvero un Presepe…), ma intanto bisogna realizzarlo. E comunque siamo arrivati a quota 9 in campionato e al prossimo sigillo si sfonda la doppia cifra. Senza contare che, sempre Krstovic, già nel primo tempo aveva sfiorato la rete con un grande intervento di Falcone a dirgli di no.
Dopo la rete del 2-0, Krstovic ha provato anche la rovesciata volante (cross di Raspadori), a dimostrazione di un ottimo stato di forma fisico e mentale.
In generale, è l’approccio al campo, alla fatica che piace e convince del numero 90 atalantino. È un giocatore generoso che ogni tanto sbaglia qualche appoggio ma ha il merito di non abbattersi mai e di provare sempre a mettere il piede, il cuore, la testa e tutto il resto oltre l’ostacolo. E a proposito di testa, c’è pure quel segno in fronte a ricordare quanto un certo tipo di approccio sia stato decisivo per la Dea in stagione.
Il centravanti, che dopo il gol ha baciato il campo ma non ha esultato per rispetto del suo passato, a Lecce ha giocato senza turbante e i segni di Atalanta-Borussia Dortmund, con la scarpata che ha permesso alla compagine orobica di ottenere il rigore decisivo a favore, sono parsi subito evidenti. Ogni volta che lo guarderemo in volto ci ricorderemo che quel ragazzo classe 2000 di Goluvobci è l’uomo che ha messo la testa dove in pochi, forse pochissimi, l’avrebbero messa. Speriamo di farlo con tanti gol da commentare.