Il mercato della Dea si è chiuso ieri sera (1 settembre) prima delle 20 con l’annuncio dell’acquisto di Rowe da Bologna per 40 milioni di euro (5 di prestito, 35 di riscatto e 5 di bonus).
Partiamo da qui per dire una cosa importante: adesso la palla passa a Sarri, ma con una rosa del genere, costruita senza follie ma con idee chiare e competenza, si può davvero sognare in grande. Con un difensore in più il voto avrebbe anche potuto essere più alto, ma l’8,5 è una valutazione che premia la capacità della società di portare avanti un progetto sostenibile e con il controllo dei tesserati.
La gestione della Dea è stata incredibile: quasi 110 milioni di cessioni tra Palestra e Ahanor, investimenti importanti come l’ala inglese, ma anche Elmas, Kristensen, Gaetano e Kessie, per i quali sono stati messi a bilancio soldi importanti tra cartellini e ingaggi.
I Percassi e Pagliuca non hanno lesinato investimenti quando sostenibili (tanto incassi, tanto spendi), i buoni rapporti di Luca Percassi con gli inglesi e l’ex centrocampista ivoriano hanno permesso di fare ottime operazioni e il tutto durante il primo mercato di Giuntoli, che si conferma un dirigente di alto livello.
A un certo punto si pensava che l’Atalanta fosse “piantata”. Invece era solo strategia, lo abbiamo visto con Kessie. L’Atalanta voleva Cabal, se lo avesse comprato prima di Kessie i fondi racimolati dalla Vecchia Signora avrebbero dato un’accelerata verso la Juve dell’ivoriano. Perchè non Alajbegovic a 35 e sì a Rowe per 40? Perchè rifiutati 25 milioni per Bellanova?
Strategie di una società forte e di dirigenti capaci. La bontà del lavoro sarà da pesare alla fine del campionato, ma intanto la Dea è completa e nelle prime quattro partite ha ottenuto il massimo. Cosa chiedere di più?