Il caso Vlahovic, arrivato a fine contratto con la Juventus senza che i bianconeri siano riusciti a trovare una quadra per confermarlo in rosa a meno degli 8 milioni di stipendio annuo richiesto, è solo l’ultimo esempio di come spesso in Italia si calcolino male i tempi per applicare le migliori strategie di mercato.
All’estero capita spesso di vedere dei big che chiudono senza grandi problemi le proprie esperienze andando altrove a parametro zero, ma va detto che in quei Paesi si punta subito su nuove leve giovani, mentre in Serie A questa cosa avviene raramente.
A Bergamo, fatti salvi alcuni casi sporadici, si lavora sempre con anticipo, con la dirigenza orobica che sa come tutelarsi: contratto con opzione unilaterale di prolungamento in favore della società. Sostanzialmente, per capirci, un accordo di 4 anni con la Dea diventa 4 anni + 1, con la stagione aggiuntiva che viene ufficializzata nel momento in cui lo decidono i dirigenti orobici.
Gli ultimi esempi sono importanti: Scamacca (2028), Djimsiti (2027), De Roon (2027), Zappacosta (2027) e Kolasinac sono tutti elementi che hanno ancora (almeno) un anno di contratto e che quindi non si liberano a zero. L’Atalanta ha il pieno controllo.
Certo, i rapporti sono tali da rendere tutto fluido e facile da gestire, ma intanto la Dea arriva a fine stagione senza patemi e senza pressioni. In questo momento, per tutti i calciatori citati c’è tempo per capire cosa accadrà in futuro senza che siano i procuratori ad avere il coltello dalla parte del manico.