Da Kessiè e Pessina: in mezzo mister Gasp sa fare miracoli

Da Kessiè e Pessina: in mezzo mister Gasp sa fare miracoli
Atalanta 05 Ottobre 2017 ore 11:02

C’è una costante nell’Atalanta di Gasperini che, per certi versi, è incredibile. Nei tredici mesi di campionato che hanno cambiato il volto del calcio a Bergamo (agosto 2016-settembre 2017), nel reparto che da sempre rappresenta il cuore del gioco, e cioè il centrocampo, il tecnico di Grugliasco ha utilizzato diversi giocatori, eppure il risultato non è mai cambiato. La domanda, dunque, sorge spontanea: che sia davvero tutto merito del Gasp se ruotando gli uomini ma il risultato finale non cambia o, addirittura, migliora?

 

 

Da Kurtic a Gagliardini e Kessiè. Nella prima giornata di campionato contro la Lazio di oltre un anno fa, il tecnico della Dea fece giocare la squadra con il 3-5-2, inserendo Kurtic, Kessiè e Spinazzola nella linea di mezzo. Era una squadra ancora da costruire e quelle scelte, dopo la partenza di de Roon che a molti parse azzardata, sembravano legittimate da una convinzione: il numero 27 sloveno, storicamente interno di centrocampo, può giocare solo in quella posizione. Kessiè si presentò con due reti, il suo ottimo campionato a Cesena di colpo si era trasferito sugli schermi di Serie A, ma alla Dea qualcosa mancava. E il tecnico di Grugliasco di colpo cosa si inventa? Dentro Gagliardini, mai visto o quasi nel calcio che conta, e via con il 3-4-3 di una squadra improvvisamente magica. Kurtic venne reinventato rifinitore (con ottimi risultati) e in mezzo al campo la Dea iniziò a stupire tutti con due ragazzini all’esordio (vero) in A.

 

 

Freuler e Grassi, aspettando Cristante. A Natale, i tifosi della Dea hanno trovato sotto l’albero due regali “al contrario”. Invece di ricevere doni scintillanti, ecco due pacchi che nessuno apprezza mai: il talento africano via in Coppa per un mese e il ragazzo di Dalmine, nel giro di pochi giorni, che passa all’Inter per una cifra spropositata. Operazione, si diceva, irrinunciabile per una squadra come l’Atalanta. Sul web, per strada e nei bar la protesta dei più intransigenti montava: ecco, il giocattolo è rotto e adesso non possiamo nemmeno sognare l’Europa. Percassi ci tarpa le ali. Per fortuna i tecnici e gli uomini responsabili della costruzione della rosa non vendono gelati al parco la domenica ma lavorano 24 ore al giorno per la Dea e presto si è capito come dietro un’operazione simile si nascondesse una certezza: Remo Freuler. Lo svizzero è rimasto in naftalina per qualche mese, ma dalla gara di Chievo in avanti il titolare inamovibile è stato lui e quel giorno l’Atalanta (era inizio gennaio 2017) schiantò per 4-1 gli avversari con Grassi titolare vicino allo svizzero.

 

 

Cristante con Freuler, più de Roon. Nello stesso mercato di gennaio, a Bergamo arrivò Bryan Cristante. Fama di campioncino mancato dopo che il Milan lo cedette giovanissimo al Benfica per nove milioni di euro, il ragazzo di San Vito al Tagliamento era passato da Palermo e Pescara senza lasciare il segno e sembrava il classico acquisto tanto per fare numero. Risultato? Qualche gol importante, crescita costante e galloni da titolare che partita dopo partita sono stati conquistati con pieno merito fino al raggiungimento finale del quarto posto e della qualificazione europea. Oggi nell’Atalanta è tornato anche Marten de Roon e vista la cifra spesa (13 milioni di euro) è chiaro che un posto in mezzo è suo. Siccome Gasperini non è cieco e osserva tutto nei minimi dettagli, il possibile "scontro" interno tra Freuler, de Roon e Cristante è diventato una splendida opportunità e nella gara della storia con l’Everton il tecnico ha preso tutti in contropiede e li ha messi in campo insieme. Abbondanza significa scelta; lavoro quotidiano sul campo vuol dire massima conoscenza dei tuoi uomini e ricerca costante degli equilibri migliori.

 

 

Al Gasp servono gioielli da lanciare: il prossimo è Pessina? La morale di questa fantastica storia a tinte nerazzurre è che anche a Gasperini, come a tutti gli allenatori, piacerebbe avere giocatori pronti su cui fare completo affidamento ma la storia personale del tecnico dice che i suoi capolavori passano dalla crescita e dal lavoro con profili sconosciuti che poi diventano campioncini. Fateci caso: Gagliardini, a Milano, ha continuato la sua crescita? E Kessiè al Milan? Meditate gente, meditate. Adesso nella rosa della Dea ci sono Haas (under 21 svizzero), Schmidt e Melegoni (under 19 azzurro) e qualcosa nei prossimi mesi dimostreranno anche loro. Il più interessante, però, è forse Matteo Pessina, ragazzo del 1997 arrivato in estate dal Milan per tre milioni (inclusi nell’affare Conti) e passato poi in prestito allo Spezia di Fabio Gallo. Il giovanotto, a nemmeno vent'anni, ha già 75 presenze tra i professionisti e gran parte del merito è proprio dell’attuale allenatore che lo ha cresciuto a Como. Che Gasp ci abbia visto lungo e anche questa scelta di mandare Pessina a giocare con continuità sia l’ennesimo colpo da maestro?